Sconfitta per ora la minoranza del Pd sul Jobs Act, Matteo Renzi rischia l’osso del collo in Europa, in un mese di ottobre che si annuncia terribile. Entro il 16 la Legge di stabilita’ (ex Finanziaria), approvata ieri dal Consiglio dei ministri, dovra’ passare al vaglio del Parlamento e arrivare sui tavoli di Bruxelles, dove pero’ la Commissione sara’ in transito tra quella attuale, provvisoria, e quella scaturita dalle trattative post elezioni europee.

Per l’Italia si profila pero’ una beffa, perche’ se e’ vero che il commissario pro tempore agli Affari economici, il falco finlandese Jyrki Katainen verra’ sostituito a novembre dal piu’ accomodante francese Pierre Moscovici, e’ altrettanto vero che Katainen si trasferira’ solo al piano di sopra, tra i vicepresidenti, e con il compito di supervisionare i conti pubblici dei paesi membri.

Al suo fianco l’altro rigorista estone Valdis Dombrovskis – anche lui come Katainen voluto da Angela Merkel – che marchera’ a sua volta Moscovici. Per di piu’ il documento che Roma spedira’ all’Europa sara’ assai diverso da quello sperato: a fine anno Pil in negativo (-0,3%), deficit ai massimi consentiti (3% del Pil), nel 2015 previsione di un modesto mezzo punto di crescita, pareggio di bilancio che slitta almeno fino al 2017. Insomma, un paese ancora in piena recessione, con la disoccupazione, specie giovanile, che aumenta o “non si riduce quanto previsto”, per usare un eufemismo.

Non che l’Italia non sia in nutrita compagnia: basta guardare alla Francia, o al dato sui prezzi che a loro volta riflettono i consumi; i quali se da noi continuano a scendere (-0,1), segno di deflazione, nella media europea si contraggono a loro volta al minimo di un +0,3, che indica un’economia di Eurolandia che tende a bloccarsi.

Non e’ finita.

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Nel corso del mese Mario Draghi dovrebbe dare il via all’acquisto di Abs (assed backed securities), titoli cartolarizzati di primo livello, smaltiti i quali banche e aziende potranno finalmente finanziare l’economia. Draghi, che forse alzera’ il velo gia’ domani a Napoli, giustifica questa ulteriore manovra appunto con la deflazione che minaccia l’intera Europa, e che in Italia e’ gia’ realta’.

Ma la Germania e’ sul piede di guerra. Prima il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble poi il potentissimo Hans-Werner Sinn, presidente dell’Ifo, istituto di ricerche economiche di Monaco di Baviera, hanno sparato a zero contro l’acquisto di Abs. Che secondo Sinn e’ solo un finanziamento di bilancio mascherato, contrario alla costituzione tedesca, e per questo la Merkel “avrebbe il dovere di fermare Draghi”.

Dopo il 30 ottobre si conoscera’ l’esito degli stress test, le prove di tenuta patrimoniale cui sono state sottoposte le banche della zona euro.

Qualche problema, marginale, ci sarebbe anche qui: quello che e’ certo, i mercati balleranno.

Come si vede, e’ un’impalcatura simile alla famosa piramide di barattoli: se se ne sfila uno, viene giu’ tutto.

Gli investitori in titoli pubblici, che finora hanno sorretto anche i Btp, facendo risparmiare qualche miliardo di interessi al Tesoro, ieri hanno festeggiato i dati, negativi, su lavoro e inflazione europei, nel presupposto che questo accelerasse il soccorso della Bce. Idem le borse.

Ma non e’ affatto detto che stavolta la Germania e alleati lascino fare, anzi. Cosi’ come non e’ detto che la manovra di bilancio italiana passi il vaglio dei numerosi e tra loro contrastanti controllori della Commissione europea.

Se a tutto questo aggiungiamo che il governo ha di fatto grattato il fondo del barile delle risorse e senza un duro negoziato con l’Europa e la Germania si ritrovera’ senza altri margini di manovra, non c’e’ molto da festeggiare.

A meno di non gettare sul tavolo il peso di alcune riforme decisive e convincenti. Ma il tempo stringe, e la politica (che si sta ancora attardando non tanto sull’articolo 18 quanto sull’elezione dei due giudici costituzionali) non sembra rendersene conto.

Preparatevi al gran botto…

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