Il messaggio da Bruxelles è chiaro e per niente accomodante: dal Rapporto sul debito l’Italia risulta inadempiente ed è quindi passibile di essere multata con sanzioni fino a 8,5 miliardi di euro. Tuttavia, il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, si è mostrato “clemente” ed è stato concesso all’Italia un tempo massimo di due mesi – da qui a fine aprile- per mettere in atto una manovra correttiva pari a 3,4 miliardi di euro.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ostenta ottimismo, dichiarando che il debito italiano è stabile e sostenibile, e che verranno attuate in tempi rapidi la misure richieste, presumibilmente attraverso aumenti delle accise su benzina e sigarette e inasprimento della lotta all’evasione, in particolare sull’Iva.

La premura del titolare di via XX Settembre è di rassicurare gli eurocrati sull’attuazione del programma di privatizzazione di asset strategici italiani, evidentemente molto cari a Bruxelles. Al termine della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles ha infatti dichiarato di riporre piena fiducia nelle privatizzazioni, sia come strumento per ridurre il debito pubblico che come modello per migliorare le performance aziendali, citando come esempio di aumentata efficienza il caso Poste. In una lettera del primo febbraio indirizzata a Moscovici e al vice presidente della Commissione europea Dombrovsky aveva rimarcato come lo scorso anno si sia proceduto alla privatizzazione di ENAV (Ente Nazionale di assistenza al volo) nonostante la Brexit, ma – a causa della sopraggiunta volatilità dei mercati – ulteriori privatizzazioni sono state posticipate.

Prepariamoci dunque ad altre (s)vendite di aziende pubbliche: alla Troika non bastano gli aumenti delle imposte e i tagli selvaggi alla spesa sociale (cioè ancor maggiore austerità), ma punta diretta ai nostri (ex) gioielli nazionali.

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Questa, purtroppo, non è l’Europa dei popoli e delle Nazioni nata a Roma nel 1957. Questa è l’Europa della finanza nata dopo la caduta del muro di Berlino che è diventata, per dirla alla Keynes, l’“incubo di un contabile”. Nonostante le calamità naturali a causa delle quali l’Italia è finita in ginocchio nel 2016 (terremoti e nevicate che hanno distrutto intere parti del Paese con centinaia di morti), i tiranni di Bruxelles ci chiedono ancor più lacrime e sangue, cioè una manovra correttiva da 3,4 miliardi. Una follia degna di tiranni e dittatori della peggiore specie. L’inasprimento fiscale e i maggiori tagli alle voci di spesa pubblica più sensibili porteranno il Paese a soffrire ancor di più di quanto non stia già soffrendo ormai da parecchi anni: ma a Bruxelles non interessa! Ai dittatori importa solo la sostenibilità della nostra finanza pubblica per gli scopi di sostenibilità dell’euro e dell’intero recinto schiavistico chiamato Eurozona. Punto. Il popolo, per Bruxelles e Francoforte, non conta assolutamente nulla! Il Paese è in ginocchio: disoccupazione intorno al 12% (quella giovanile al 40%), centinaia di migliaia di piccole-medio imprese chiuse, famiglie allo stremo e disperazione dilagante. Ma a quei criminali della sovrastruttura europea interessa soltanto far quadrare i conti.

E i nostri politici, invece di comprendere questo, parlano di Stati Uniti d’Europa (che sarebbero la morte della democrazia, della libertà e dei principi inderogabili scolpiti nelle Costituzioni degli Stati membri) e di sostenibilità del debito pubblico. Delle due l’una: o sono totalmente ignoranti o si sono vigliaccamente venduti al capitale internazionale! Tertium non datur! A parere di chi scrive l’unica via di salvezza è l’uscita dell’Italia dall’euro e il non rispetto di nessuno dei parametri forcaioli impostici dai Trattati europei. Altre misure sarebbero devastanti per la nostra economia reale e spingerebbero il Paese definitivamente nel burrone.

Dott.ssa Ilaria BIFARINI, economista

Avv. Giuseppe PALMA, giurista

Articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il 24 febbraio 2017 (a pagina 4): http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170224giornaleditalia/index.html#/5/

Tratto dal Blog di Giuseppe Palma

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