Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena: la riforma della Costituzione serve alle multinazionali, alle banche, alla finanza.

Video dell’ intervento che Paolo Maddalena ha fatto sabato scorso in piazza Barberini durante la manifestazione «Emergenza cultura».

Che l’ obiettivo della protesta fosse il governo è fuori di dubbio. «Le modifiche dell’ ordinamento introdotte dal Governo Renzi, e passivamente subite dal ministro Dario Franceschini – recitava la piattaforma organizzativa -,stanno di fatto rimuovendo l’ articolo 9 dalla Costituzione».

L’ articolo 9 è, per dovere di cronaca, quello che prevede che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Tradotto: Renzi e il suo governo stanno svendendo il nostro patrimonio più importante.

E a dare man forte ai manifestanti è arrivato Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale oggi in pensione. Una cosa che il diretto interessato ha sottolineato con un certo orgoglio.

«Dopo essere stato 9 anni alla Corte Costituzionale – ha esordito -, quindi all’ interno delle istituzioni e seguendo la regola deontologica che non ci si espone alla tv e al pubblico, oggi finalmente sono libero. Perché sono in pensione».

Applausi dalla piazza e una domanda scrive il tempo: cosa avrà taciuto Maddalena in questi 9 anni? Non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. «Voglio dire- ha proseguito- che sono qui in adempimento di uno specifico, inderogabile dovere, quello dell’ articolo 2 della Costituzione che pone come fine essenziale della Repubblica lo sviluppo della persona umana, i diritti dell’ uomo e soprattutto i doveri inderogabili di solidarietà sociale».

«Voglio ricordare- ha aggiunto- che l’ articolo 52 della Costituzione dice che è dovere sacro del cittadino difendere la Patria. E la nostra Patria è in pericolo perché è in pericolo la nostra Costituzione. Il Consiglio dei ministri, il nostro Parlamento, le nostre istituzioni hanno approvato la modifica della nostra Costituzione dove sono scritti tutti i nostri diritti».

Va detto che non è la prima volta che Maddalena si scaglia contro le riforme del governo Renzi. Poco più di un anno fa, intervistato dal Fatto Quotidiano, tuonava: «Siamo d’ accordo che il bicameralismo perfetto fosse eccessivo ma bastava ridurre il numero dei senatori e il numero delle materie da sottoporre al Senato.

Invece, si realizza una struttura composta da nominati. Ma nominati da chi? I nominati, in realtà, sono nominati da “intrallazzi” con accordi trasversali che incrementano il malcostume. Meglio, allora, lo Statuto albertino che poneva la nomina in capo al Re».

Non solo, nei suoi 7 minuti di intervento di sabato, il presidente emerito della Consulta, non ha mai nominato il presidente del Consiglio. In compenso, dopo aver detto che «la modifica della Costituzione serve alle multinazionali, alle banche, alla finanza», ha riservato una citazione al Cavaliere: «L’ ordinamento giuridico italiano che ancora era fondato sulle norme costituzionali, dai periodi di Berlusconi in poi, ha ceduto alla pressione della finanza».

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