L’economista Paolo Savona invita l’Italia a studiare un Piano B per uscire dall’euro e di prepararsi a un nuovo attacco speculativo.

Si allunga la lista degli economisti “insospettabili”, che abbandonano l’ortodossia pro-euro. L’ultimo in ordine di tempo è Paolo Savona, ex ministro dell’Industria del governo Ciampi, certamente non un uomo anti-UE e contrario all’estabilishment di Bruxelles, economista di tutto peso. Intervenendo al convegno Pordenone Pensa, Savona ha invitato l’Italia a studiare un Piano A per restare nell’Eurozona e un Piano B per uscirne. Restare, ha spiegato, non è meno difficile che rimanere, se il costo per mantenere l’euro è la perdita progressiva di apparato produttivo e la crescente disoccupazione, sempre più concentrata tra i giovani.

Cosa bisogna fare, allora? Per Savona, la risposta si chiama “alleanze”. Così come la Germania stringe accordi industriali importanti con Cina e Russia, lo stesso dovrebbe fare l’Italia, per tutelarsi nel caso in cui tornasse alla lira, visto che potrebbe subire un pesante attacco speculativo contro il suo debito. D’altronde, spiega, la storia dell’Italia è fatta di alleanze: prima con la Francia per fare l’Unità d’Italia, poi con l’America dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo ancora con l’Europa.

L’unica cosa certa per l’economista ed ex ministro è che non bisogna farsi trovare impreparati a un nuovo attacco speculativo, come quello che è stato mosso contro l’Italia dal 2010.

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