Articolo tratto dal sito rischiocalcolato.it:

Bene, signore e signori preparatevi.

Perchè l’evento “patrimoniale” (quella vera) sta arrivando ed è inevitabile vista la traiettoria inarrestabile del debito italiano e la NON crescita del PIL.

D’altro canto il Governo Renzi è perfettamente legittimato ad operare in questo senso, il plebiscito ottenuto, anzi, obbliga per Dovere Morale il PD e Matteo Renzi di esercitare la propria visione della società, ovvero:

  1. Scomparsa del Contante
  2. Tassa patrimoniale annuale che comprenda tutti i beni dei cittadini
  3. Tassa di successione

Il P-day dovrebbe essere alla fine di quest’anno oppure a inizio 2015, in sede di finanziaria, dove sarà chiaro che l’Italia è tornata in recessione (a causa del trittico della morte TASI-TARI-IMU). Peraltro gli ultimi dati sul consumo dell’energia elettrica sono semplicemente devastanti, perchè colpiscono la region che fino all’anno scorso è stata la nostra Germania, ovvero la Lombardia:

Schermata 2014 06 09 alle 08.57.09 E Tempo di Patrimoniale (Quella Vera)

Vi voglio ricordare che la Lombardia fino a fine 2013 aveva tenuto per quanto riguarda il consumo di elettricità, adesso la festa è finita. Chiusure e delocalizzazioni (e vi prego di considerare il secondo fenomeno come endemico), stanno fcendo il loro corso.

La conclusione è che a fine anno l’Italia avrà un profondo deficit di bilancio, e una traiettoria del debito che comincerà a farsi insostenibile.E allora il PD e Matteo Renzi potranno, anzi dovranno esercitare l’ampio mandato che hanno ricevuto dai cittadini italiani per rimanere nell’Euro e ottemperare ai trattati Europei.

Se volete sapere cosa vi aspetta leggete questo edificante pezzo del fatto quotidiano che MERITORIAMENTE (meglio sapere, che non sapere, vi pare?) intervista alcuni “esperti” vicini a Renzi:

Sintesi dal Fatto Quotidiano:

Una patrimoniale da 30 miliardi sulla ricchezza finanziaria. Una nuova tassa di successione. Un corposo prelievo sulle pensioni calcolate con il vecchio sistema retributivo. Il dimezzamento della macchina burocratica. Oppure, a mali estremi, la ristrutturazione del debito pubblico per riportarlo a livelli sostenibili. Sono alcune delle proposte degli economisti, imprenditori e analisti sondati da ilfattoquotidiano.it per capire dove il governo potrebbe, nei prossimi mesi, decidere di affondare il bisturi.………

Una patrimoniale sulla ricchezza finanziaria. Gettito: 33 miliardi – Non mancano le proposte altrettanto radicali quanto quella dell’economista Lucrezia Reichlin, docente alla London Business School, direttore della ricerca Bce dal 2005 al 2008, secondo la quale la via maestra ribadita nei giorni scorsi all’Espresso è quella di una “ristrutturazione parziale del debito pubblico”, vale a dire che lo Stato italiano – “all’interno di una infrastruttura istituzionale, una cornice economica e legale a livello europeo che la renda possibile senza creare il caos” – dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di non ripagare interamente e/o alle condizioni previste le proprie obbligazioni tassando di fatto banche e risparmiatori. Ma c’è chi, invece, punta strade più tradizionali, seppure con variazioni sul tema non secondarie. “La mia idea? Una patrimoniale seria. In Italia la ricchezza finanziaria privata ammonta a circa 3.300 miliardi di euro. Mettiamoci sopra un’aliquota dell’1% e ne ricaviamo 33”. Vincenzo Manes, presidente della holding Intek group e di Fondazione Dynamo, ma anche grande finanziatore della Fondazione Open di Matteo Renzi, opta infatti per una tassa sugli attivi finanziari detenuti dalle famiglie italiane. Ma il ricavato, è la variazione, non va usato per ripianare il deficit. Bensì dedicato per intero a “finanziare la creazione di imprese sociali e progetti innovativi in campo artistico e culturale, ambientale, turistico e scientifico e nel settore del welfare”. “E’ una proposta solo apparentemente utopistica: se oggi il terzo settore genera il 7% del Pil nazionale e occupa 950mila persone, una misura del genere potrebbe raddoppiare entrambi i valori. Il che significa che creerebbe circa 1 milione di posti di lavoro. Un risultato impossibile da ottenere, ormai, nel manifatturiero tradizionale”, dice. E in ultima analisi, sempre secondo Manes, l’operazione andrebbe a vantaggio anche dei “tassati”: “In una società meno diseguale e più giusta, la loro ricchezza varrà di più”.

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Un’imposta di successione “ben disegnata”. Gettito: fino a 40 miliardi – Per Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss fresco di nomina alla presidenza delle Ferrovie dello Stato, imporre una patrimoniale è una buona idea, ma metterla in pratica in modo efficace sarebbe impossibile: “I capitali si muovono molto rapidamente. Andrebbe a finire che, come al solito, verrebbero colpiti solo i patrimoni medio-bassi. Lo dimostrano i risultati fallimentari della Tobin tax sulle transazioni finanziarie”. Ma c’è un’alternativa altrettanto valida e più praticabile: “Un’imposta di successione ben disegnata”, dice. Il professore non si spinge a quantificare il gettito, perché in gioco ci sono molte variabili. Ma il quotidianoLibero pochi giorni fa calcolava che un’aliquota del 20% sulle eredità, magari con una franchigia fino a 100mila euro, farebbe incassare allo Stato 40 miliardi l’anno.

(….. No Mario Seminerio vicino a Renzi non direi)

Scure sulle pensioni “inique”. Incasso previsto: 4 miliardi – Secondo Tito Boeri, ordinario di Economia e prorettore alla Ricerca dell’università Bocconi oltre che direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, il primo dossier a cui mettere mano è invece quello delle pensioni. Non per una nuova riforma, ma per “fare un’operazione di equità”, sostiene. Ovvero? “C’è un’evidente disparità tra i trattamenti calcolati con il vecchio e generoso sistema retributivo e quelli basati sul metodo contributivo – spiega -. Chi ha preso più del dovuto rispetto ai contributi che ha versato dovrebbe quindi essere soggetto a un prelievo limitato alla parte in eccesso”. Una tassa, insomma. Ma, secondo l’economista, inattaccabile dal punto di vista della legittimità costituzionale perché non colpirebbe poche “pensioni d’oro”, ma tutte e solo quelle ingiustificabili alla luce dei contributi versati. Con quale risultato? “Un’aliquota progressiva del 20% sugli assegni tra 2 e 3mila euro, 30% su quelli tra 3 e 5mila e 50% oltre i 5mila permetterebbe di incassare oltre 4 miliardi”, calcola Boeri.

La versione di Serra: dimezzare i burocrati e dire addio al contante – Davide Serra, finanziere, vive a Londra e guida il fondo di investimentoAlgebris, che ha fondato nel 2006. In Italia è conosciuto soprattutto per l’endorsement nei confronti di Renzi in occasione delle primarie del centrosinistra nel 2012, quando per l’allora sindaco di Firenze organizzò una discussa cena di finanziamento con banchieri e industriali. Dalla City è tornato poi a sostenere il premier durante la campagna alle primarie del Pd nel 2013. La sua ricetta per il futuro dell’Italia ha un ingrediente principale: la meritocrazia in tutte le sue declinazioni. Sul fronte finanziario, l’idea si traduce nel togliere a chi riceve troppo senza guadagnarselo. A partire dai burocrati. “Nell’arco di cinque anni si devono ridurre del 50% le spese della macchina burocratica e aumentarne di altrettanto l’efficacia”. Come? “Abbassando i salari, i costi operativi o il numero di persone. Dove tagliare lo deve decidere chi gestisce la macchina. Ciò che conta è aumentare il rapporto tra risultati e costi”. Altro che la blanda “mobilità volontaria” prevista dalla riforma della pubblica amministrazione del ministro Marianna Madia, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il 13 giugno. La seconda cosa da fare subito? Per Serra è eliminare l’uso del contante. Perché se tutte le transazioni fossero elettroniche, dunque tracciabili, l’evasione fiscale che attualmente è ai livelli più alti d’Europa si ridurrebbe di netto. Nei Paesi in cui il numero di pagamenti con bancomat e carte di credito è più alto (Olanda, Francia, Gran Bretagna e, un po’ staccata, Germania), la quota del “nero” sul Pil è metà di quella italiana.……

Fonte: rischiocalcolato.it

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