Pescano ovunque. Dai contributi previdenziali delle imprese, dagli assegni dei futuri pensionati e anche dal secondo pilastro della previdenza.

L’anticipo della pensione, la riforma della riforma Fornero, insomma, sarà a costo zero o quasi. Peserà sulle casse dello stato meno dei contributi statali al cinema.

Ieri sono emersi particolari che riguardano la integrazione della pensione di chi deciderà di ritirarsi dal lavoro quattro anni prima del tempo. Si potrà decidere di pagarla con parte della pensione integrativa, cioè con un risparmio che si prevede di incassare con la pensione.

Si chiamerà Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata). Operazione che assomiglia molto all’anticipo del Tfr deciso dallo stesso governo Renzi, sostanzialmente fallito perché alle somme incassate si applica l’aliquota Irpef marginale, quindi quella più alta.

Il nuovo meccanismo per integrare la pensione anticipata non può non fare pensare ai fondi pensione che l’esecutivo in carica ha stangato con una aliquota passata dall’11% al 20%. Forse per questo il governo sta pensando di applicare alle quote di pensione integrativa che incassate in anticipo (63 anni con almeno 20 di contributi) una aliquota agevolata che dovrebbe essere tra il 9% e il 15%, diversa a seconda degli anni di iscrizione al fondo pensione. Saranno comunque entrate aggiuntive per le casse dello Stato.

Il resto dell’Ape, il meccanismo di anticipo della pensione, resta in piedi, con il prestito erogato dalle banche garantito dallo Stato e da restituire in 20 anni. Costo zero per i disoccupati di lungo corso o quelli di aziende in ristrutturazioni. In questo ultimo caso pagano le stesse aziende. Una sorta di tassa per favorire il turn over, prepensionamento nuova versione.

Partite di giro che ha uno scopo preciso: limitare al massimo il costo di questa parte della riforma (500 milioni di euro) e liberare risorse per finanziare misure più efficaci dal punto di vista della comunicazione politica.

Ad esempio le misure per le pensioni minime che si limiteranno a una rimodulazione della quattordicesima. Sarà riservata agli ultra 64enni con un reddito inferiore a una soglia da definire.

L’obiettivo è di aumentare la platea degli interessati più che aumentare l’anticipo della quattordicesima mensilità, oggi riservata a chi percepisce un assegno pari a 1,5 volte il minimo.

Su queste ipotesi sono stato sollevati dei dubbi da parte dell’Inps. Il rischio, secondo l’istituto guidato da Tito Boeri, è che vengano favoriti anziani relativamente benestanti.

Il premier si è convinto a percorrere questa strada su consiglio di Jim Messina, consulente politico statunitense ingaggiato per il referendum.

L’aumento delle pensioni minime è un messaggio chiaro e comprensibile, gli anticipi dell’età del ritiro sono complessi e interessano una platea limitata di elettori. Tra le altre misure che potrebbero arrivare, c’è un aumento della no tax area, oggi limitata ai 7.500 per i pensionati sotto i 75 anni.

Tra le misure in bilico c’è la proroga della decontribuzione per i neoassunti. Misura che ha provocato un aumento delle stabilizzazioni, senza fare aumentare il livello generale dell’occupazione. Tra le ipotesi quella di limitarlo al Sud. Niente tagli al costo del lavoro, mentre ci sarà una estensione delle agevolazioni per il reddito di risultato.

Misura per favorire la produttività, obiettivo del governo e, soprattutto, della Commissione europea, che deve approvare la manovra del governo.

Fonte: qui

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