I conti non tornano. Leggete cosa scrive Affaritaliani.it:

“Mancano i soldi e per questo sono state annunciate solo novità per le pensioni inferiori, molto limitate e ristrette come le ultimissime mini pensioni e quota 41, soluzioni pensionistiche ancora una volta non per tutti ma anche con troppi paletti. Stando alle ultime notizie, per le novità per le pensioni da realizzare nei prossimi tre anni, sono stati stanziati sette miliardi di euro, di cui la parte più consistente, cioè 1,1 miliardi di euro, sarà destinata all’aumento delle pensioni base, 76 milioni alla novità pensioni con mini pensioni con oneri 76 milioni di euro, 300milioni per la mini pensione senza oneri, e 350 milioni di euro per la novità per le pensioni di quota 41. Investimenti ridotti, dunque, a causa di un budget scarso? La risposta non è proprio affermativa, diciamo piuttosto che le reali intenzioni della maggioranza non sono state quelle di intervenire concretamente e in maniera importante sulle pensioni perché se ci fosse stata una forte volontà di farlo, i soldi, evidentemente disponibili o che si potrebbero recuperare, investiti in altri provvedimenti sarebbero stati impiegati per l’attuazione di novità per le pensioni molto più importanti, come quota 100 o quota 41 per tutti. E i numeri parlano chiaro: tutto dipende ed è dipeso dalla volontà politica.

Le ultime notizie, scrive http://www.businessonline.it, hanno infatti confermato il via al bonus cultura per i giovani 18enni, del valore di 500 euro ognuno, l’investimento di 400 milioni di euro per il nuovo incentivo alle famiglie, nuovi soldi per il nuovo bonus maternità, 13 miliardi di euro per rilancio di investimenti e misure per le imprese, circa 800 milioni di euro per sostenere gli istituti di credito, 800 milioni di euro per gli enti locali, due milioni di euro per la stabilizzazione dei precari della scuola, altri milioni per le assunzioni di medici e infermieri, 900 milioni di euro per il fondo aziende, tutti stanziamenti che dimostrano come effettivamente abbia vinto la posizione dei tecnici dell’Economia che non hanno mai considerato le novità per le pensioni prioritarie rispetto ad altre misure a sostegno di imprese, considerate decisamente più importanti per un concreto rilancio dell’economia italiana. Le intenzioni sono sempre state, forse, quelle di investire soldi per sostenere imprese e aziende piuttosto che investirli in novità per le pensioni, per cui è vero che il budget è ristretto ma è anche vero che i soldi disponibili si è preferito impiegarli in altri provvedimenti.

Le cifre non tornano sulle pensioni, per cui, come a inizio pezzo detto, i soldi sono decisamente pochi, ma non tornano nemmeno sul sisma: stando alle ultime e ultimissime notizie, infatti, i numeri confermano una forte divergenza tra la cifra stanziata nella manovra e lo 0,2% (3,4 miliardi di euro) di extra budget chiesto dal nostro Paese per l’emergenza sisma. E questo ben prima dell’ultima scossa di terremoto che solo qualche giorno ha nuovamente devastato il Centro Italia. Si tratta di un’emergenza senza fine per cui serviranno decisamente molti più soldi di quelli stimati appena qualche mese fa. La domanda che ci si pone, dunque, è come si riuscirà davvero, come ha detto il premier, a ricostruire tutto e subito?

I problemi però vanno ben oltre: secondo quanto riportato dalle ultime e ultimissime notizie, se per le opere di ricostruzione relative al sisma di agosto di Amatrice sembra che il decreto sia ancora fermo in Aula, per il sisma che qualche giorno fa ha colpito Norcia e altri paesi del Centro Italia tutto è stato rinviato al testo unico, da approvare entro la fine dell’anno, annunciando ingenti soldi ma la realtà è che si fosse voluto far davvero qualcosa, si sarebbe potuto ricorrere ad un decreto di emergenza, o aggiungere ulteriori miglioramenti relativi a questo argomento nello stesso testo unico. Tra i tanti soldi destinati a provvedimenti no certo prioritari, si potrebbero facilmente recuperare, secondo alcune stime, 50 milioni da destinare alle spese per il sisma. E invece questa strada non si intraprendere. Sembra, dunque, che la strategia seguita sia per le novità per le pensioni che per il sisma sia la stessa, vale a dire rimandare tutto al testo unico e a quando saranno disponibili ulteriori soldi per attuare le misure annunciate e necessarie. Ma è chiaramente una strategia decisamente sbagliata”.

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