Coperture certe, ma un po’ ballerine. Il bonus Irpef ridisegna i confini della tassazione. Sposta, diluisce, riallo- ca.Ma alla line.. tassa. E se prima erano i professionisti a pagare pegno, adesso con una geniale trovata i relatori Cecilia Guerra (Pd) e Antonio D’Alì (Ncd), in commissioni Bilancio e Finanze del Senato, hanno spostato una tassa dalle casse previdenziali priva-te ai fondi di previdenza integrativa. Chiariamo: era sbagliata la tassa immaginata a marzo sulle casse previdenziali (tassazione dal 20 al 26% dei rendimenti), ma è pure clamorosamente sbagliato il ritocco (solo per il 2014?) per i fondi integrativi. Ora le casse previdenziali dei professionisti (dai medici agli avvocati, dai notai ai giornalisti), saranno escluse dalla tassazione applicata sulle rendite finanziarie (26%). L’aliquota resta quindi quella del 20%. Ma per compensare le minori entrate sarà aumentata la tassazione sulla previdenza complementare, che passerà dall’ 11% al 11,5%. Dato per assodato che l’Italia è l’unico Paese dell’Unione europea che già tassa due volte le pensioni dei professionisti, era folle imporre un balzello di 100 milioni sul sistema previdenziale privato già in sofferenza. Ora però la toppa è forse peggiore dello strappo. Andare a penalizzare fiscalmente la previdenza complementare – già in affanno per la scarsa attenzione degli italiani e a causa della crisi – è smentire quel cambio di rotta ipotizzato all’insediamento del governo Renzi. Si poteva almeno distinguere tra fondi chiusi e investimenti privati, e invece no. Si tratta di una quota di reddito che il lavoratore accumula (a parte il contributo aziendale, mediamente del- l’1%), per ottenere dopo 30, 35 o anche 40 anni, un salvadanaio previdenziale ulteriore. Il famoso Secondo pilastro tanto decantato a parole, sempre dimenticato se non per spremerlo. Certo oggi la previdenza integrativa gode di una tassazione agevolata (circa l’11% che può scendere al 9% dopo decenni di versamenti e adesione), però spremere il salvadanaio previdenziale degli italiani (sono 6,2 milioni quelli iscritti, 4,8 milioni quelli che versano), è un autogol che si ripercuoterà sulle generazioni future. Ma per quel tempo forse solo pochi (tra relatori e ministri) saranno più tra noi. Le casse privatizzate fanno bene a esultare: spiega ilpresi- dente dell’Associazione (Adepp), Andrea Camporese che si è battuto come un leone per evitare questo ennesimo scippo ai danni dei professionisti: «La soddisfazione è evidente perché per la prima volta un governo ha compreso che bisogna fermare una spirale di tassazione della previdenza di primo pilastro ingiusta e senza pari europei. Ci aspettiamo che si completi il percorso di riduzione, come previsto dalla norma, arrivando al primo gennaio con un sistema che si possa rafforzare, accrescere il welfare, migliorare le pensioni attese».(…)

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