Esistono guerre di serie A e guerre di serie B. Così come, troppo spesso, esistono morti di serie A e morti di serie B. Giustamente proviamo dolore e sdegno davanti ai morti provocati dalla guerra in Siria. Giustamente le notizie che provengono da quel fronte finiscono – talvolta anche un po’ traviate, va detto – sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Ma perché lo stesso non accade con la guerra in Yemen, dove i sauditi (appoggiati anche da America, Turchia, Francia, Regno Unito e Canada) hanno ridotto alla fame almeno 2.5 milioni di persone e uccise – secondo i numeri forniti dalle Nazioni Unite lo scorso febbraio – più di 6mila?

Gli Houti vengono quotidianamente massacrati dalla coalizione a guida saudita. Le immagini che provengono da quel teatro di guerra sono identiche a quelle che arrivano da Aleppo: edifici distrutti, macerie e polvere. Bimbi denutriti e sventrati dalle bombe che ogni giorno piovono dal cielo. Parlare della guerra in Yemen non è “cool”. Non ci sono manifestazioni alle quali andare né striscioni da srotolare. Nessuno, semplicemente, ne parla.

Anche perché parlare di Yemen significherebbe – come ha scritto Alberto Negri su Il Sole 24 Oredel 24 agosto scorso – parlare delle malefatte dei Saud, che, “al terzo posto mondiale per le spese miliari e grandi acquirenti di bond americani, sostengono con una quota del 25% la campagna elettorale della signora Hillary Clinton ‘nonostante sia una donna’ come ha reso noto lo stesso vice principe ereditario Mohammed bin Nayef. Il principe è stato insignito della Legione d’Onore, perché i sauditi hanno lo straordinario merito di avere salvato l’Areva, l’industria nucleare francese che aveva ormai consegnato i libri al tribunale fallimentare. Da una parte la Francia proibisce il burkini, dall’altra sostiene un regno assolutista tenuto in pugno da una tribù di cinquemila principi del sangue che usa la pena di morte a tutto spiano contro i suoi oppositori ed è il maggiore finanziatore della versione più conservatrice e retrograda dell’Islam”.

Il silenzio sullo Yemen dura ormai da un anno (anzi, di più dato che i sauditi hanno iniziato a bombardare gli Houti ormai nel lontano 2009). E diventa sempre più assordante man mano che si avvicinano le elezioni americane.

FONTE: Gli Occhi della Guerra

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