C’è il 75% di possibilità che l’ebola possa arrivare in Francia entro il 24 ottobre e un’eventualità su due che ciò possa avvenire nel Regno Unito.

A spiegarlo è un gruppo di scienziati che ha collegato i più recenti modelli di diffusione delle malattie ai dati sul traffico aereo. Con risultati sconvolgenti.

I NUMERI DELLO STUDIO

Questi numeri, rileva un dossier realizzato da Reuters, si basano sull’ipotesi che l’affollamento dei voli aerei rimanga inalterato nella capacità. Percentuali altissime, che tuttavia rimangono preoccupanti anche a fronte di previsioni meno pessimistiche. Ipotizzando una riduzione dell’80% dei viaggi, tenendo conto del fatto che molte compagnie aeree stanno sospendendo i voli nelle regioni colpite (tra le quali British Airways), gli esperti ritengono che “il rischio” di Parigi di importare il temibile virus in tempi brevi “sia ancora del 25%“, mentre per Londra è prossimo “al 15%“.

LE RAGIONI DEL RISCHIO

Ma cosa rende i due Paesi così a rischio? Per quanto concerne la Francia – spiega il gruppo di ricercatori guidato da Alex Vespignani, professore presso il Laboratorio per la modellazione di sistemi biologici e socio-tecnici presso la Northeastern University di Boston – c’è da considerare che la maggior parte dei Paesi finora più colpiti dall’epidemia, Guinea, Sierra Leone e Liberia, sono francofoni e hanno un ampio numero di rotte da e per Parigi; mentre lo scalo britannico di Heathrow è uno degli hub aeroportuali più grandi del mondo.

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GLI ALTRI PAESI

Se Parigi e Londra piangono, il resto d’Europa non ride. Se com’è vero il numero di infetti è destinato a crescere, gli esperti sono concordi nel sostenere che, nonostante le misure aeroportuali e sanitarie messe in campo, non passerà molto perché nel Vecchio Continente qualche passeggero di ritorno dall’Africa occidentale trasporti inconsapevolmente il virus, anche in altri Paesi. Il Belgio – secondo uno studio pubblicato sulla rivista PLoS Current Outbreaks(Focolai attuali, ndr) – ha una probabilità del 40% di vedere la malattia arrivare sul suo territorio, mentre la Spagna e la Svizzera corrono rischi minori pari al 14% ciascuno.

L’EPIDEMIA SI ALLARGA

In verità l’Europa già trema. Da ieri sera un uomo recentemente recatosi in Sierra Leone, è ricoverato all’ospedale Albert Schweitzer di Dordrecht, in Olanda, con il sospetto che possa essere infetto dall’ebola. Negli Stati Uniti, invece, il paziente di Dallas che ha contratto il virus rimane in gravi condizioni e “sta lottando per la vita”, mentre altre 100 persone venute a contatto con lui rimangono sotto stretta osservazione. Secondo uno degli ultimi bollettini diffusi dall’Oms, la malattia ha causato la morte di oltre 3400 persone in 5 paesi – Sierra Leone, Guinea, Liberia, Nigeria, Senegal – la metà dei quali solo nei confini di Monrovia.

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