— Giancarlo Loquenzi per Huffgington Post —

Ora che Federica Mogherini è stata nominata “Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza” posso serenamente dire che è stata la peggiore scelta che l’Italia potesse fare nella formazione della nuova Commissione Europea. Dirlo prima poteva sembrare gufesco e anti-italiano visto il pesantissimo investimento politico e di prestigio personale messo in campo da Matteo Renzi: oggi si può riconoscere l’errore e in futuro, temo, lo si dovrà pagare.

Il mio non è giudizio sulla persona: non conoscevo Federica Mogherini prima che divenisse ministro degli Esteri e ancora oggi non ho elementi per capire se abbia fatto bene o male in quell’incarico. Non ho neppure particolari ubbìe riguardo alla mancanza di esperienza, anche se come notano tutti i principali quotidiani europei (Le Monde scrisse qualche giorno fa :”la sua nomina sarebbe un triste giorno per l’Europa), questo è un elemento di grande preoccupazione. Ho visto ministri di grande esperienze commettere grandi errori, posso essere pronto a fare un investimento di fiducia sull’inesperienza. Non è questo il punto.

L’errore consiste nell’aver privato l’Italia di una vera posizione negoziale all’interno della Commissione. L’Alto rappresentante è un ruolo di grande visibilità, che se svolto bene (e ripeto non ho motivi di pensare che Mogherini faccia male) può avere un forte impatto simbolico e portare al paese prestigio e riconoscimenti. Ma non è un attore della Commissione, non è il custode di alcuna norma comunitaria, non può attivare procedure di infrazione, gestisce un budget puramente funzionale (500 milioni di euro), è insomma fuori dai negoziati che contano.

Si fa notare che l’Alto rappresentante è anche vice-presidente della Commissione come se questo dovesse rimediare alla sua debolezza politica. Ma si tratta di una concessione voluta dal trattato di di Lisbona che con l’altra mano toglieva al nuovo servizio qualsiasi competenza su Commercio, Allargamento, Energia, Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Inoltre, per il suo ruolo, l’Alto rappresentate è spesso in viaggio e poco presente quando il mercoledì a Bruxelles si riunisce il collegio dei Commissari. Forse non a caso, sui giornali italiani – a causa magari di un svista del governo – si era diffusa la sensazione che oltre all’Alto rappresentate, l’Italia avrebbe avuto un secondo commissario – si parlava dell’Agricoltura. Ovviamente, da Lisbona in poi non è più così

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La Commissione non è un pranzo di gala, non è formata da anime belle o da vestali del sogno comunitario. E’ un’arena, un ring, il luogo di un continuo scontro tra interessi nazionali a colpi di manovre, ricatti, concessioni, alleanze e minacce. Dio sa quanto l’Italia avrebbe avuto bisogno di un peso massimo in questo contesto: qualcuno in grado di difendere i fragili interessi nazionali e contrastare gli assalti degli avversari.

Il bello è che potevamo averlo, il presidente Juncker aveva offerto qualsiasi cosa a Matteo Renzi, la Concorrenza, il Commercio internazionale, l’Industria, persino la presidenza del Consiglio Europeo. Il problema è che ognuno di quegli incarichi aveva un nome già scritto sopra ed era quello di Enrico Letta. E Matteo Renzi non ha voluto regalare un’occasione del genere a un potenziale avversario. Politicamente posso anche capirlo, sarebbe stato come se Danglar avesse regalato a Edmond Dantès la mappa del tesoro di Montecristo.

In cambio cosa abbiamo? Abbiamo il coordinatore di 28 politiche estere nazionali, sulle quali ciascun paese conserva il diritto di veto, abbiamo il capo di un vasto apparato burocratico-diplomatico, con personale e ambasciate sparse in tutto il mondo, e abbiamo un prestigioso commesso viaggiatore destinato a girare come una trottola per rappresentare il punto di vista europeo sulle cose del mondo.

In un contesto in cui le ambizioni diplomatiche dei singoli paesi non stanno venendo meno, anzi. Basterebbe guardare all’attivismo internazionale di Angela Merkel di questi ultimi giorni e su tutti i i dossier più caldi del momento (Russia, Medio Oriente, Balcani, Ucraina) per avere il fondato sospetto che la politica estera europea passerà da Berlino ben prima che da Bruxelles.

Quanto ai costi non tarderanno a manifestarsi. Il sostegno della Merkel alla candidatura Mogherini rischia di costarci caro sul versante francese dove Renzi aveva promesso a Hollande il suo sostengo per Pierre Moscovici agli Affari economici e monetari. Ora il presidente del Consiglio Italiano ha dovuto raffreddare i toni per compiacere la Germania che vede nel francese una lesione alle politiche di rigore.

Anche gli sforzi di Federica Mogherini per rimediare ad alcune sue prese di posizione considerate troppo filo-russe dai paesi dell’est Europa avrà un prezzo. L’Italia avrebbe avuto come sua naturale collocazione strategica quella di tentare un punto di mediazione tra le ragioni di Kiev e quelle di Mosca. Scegliere di allinearsi e coprirsi dietro le posizioni più rigidamente anti-russe, non aggiunge nulla al credito del paese ma gli fa perdere uno spazio di manovra importante e lo espone più di altri – per la struttura delle nostre esportazioni – alle ritorsioni economiche del Cremlino.

Come Italia possiamo vantarci di avere avuto quello che volevamo. Ma il monito di Oscar Wilde è sempre attuale: “attento a quello che desideri perchè potrebbe avverarsi”.

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