La tenuta e il progressivo consolidamento dell’alleanza geopolitica ed economica tra Russia e Iran, divenuta settimana dopo settimana più salda grazie alla comunanza di vedute e interessi tra Mosca eTeheran riguardo le questioni più impellenti dello scacchiere internazionale, testimoniano eloquentemente l’affermazione del multipolarismo e rappresentano un fattore di primaria importanza per analizzare gli sviluppi futuri del turbolento scenario del Grande Medio Oriente.

L’apertura della base iraniana di Hamedan ai bombardieri russi impegnati nelle operazioni in Siria a supporto dell’esercito di Assad e la recente conclusione di un importante accordo petrolifero, in base al quale la Repubblica Islamica potrà costruire piattaforme offshore per un valore di un miliardo di dollari sfruttando tecnologia e mezzi sviluppati in Russia, hanno sancito ulteriori pietre miliari nel rafforzamento di un’intesa che oggigiorno rappresenta un elemento di stabilità non secondario nella regione mediorientale.

L’avvicinamento tra Russia e Iran è stato reso possibile dall’acquisizione di elevati margini di manovra in Medio Oriente da parte dei due paesi, sulla scia della ritrovata influenza geopolitica di Mosca e del ritorno in gioco di Teheran dopo l’avvicendamento alla presidenza della Repubblica Islamica tra Ahmadinejad e Rouhani avvenuto nel 2013. La destabilizzazione a cui era andata incontro la regione a seguito del rovinoso fallimento delle strategie geopolitiche degli Usa e della disgregazione degli apparati statali di Iraq e Siria dovuta alla deflagrazione di violenti conflitti intestini portò le due potenze a convergere su posizioni pressoché equivalenti riguardo alle strategie da mettere in atto per risolvere le numerose questioni apertesi. Proprio la Siria ha rappresentato di fatto il luogo di nascita dell’alleanza, dato che proprio lo sforzo comune intrapreso a sostegno del regime di Assad, sviluppatosi in un primo momento in ambito diplomatico e trasformatosi in seguito in un attivo appoggio militare, ha inaugurato la sintonia di vedute trasformatasi in seguito in una cooperazione costante.

Il partenariato politico ha trovato espressione in campo economico e militare: Riccardo Redaelli, tra i maggiori esperti italiani della Repubblica Islamica, ha segnalato recentemente in un editoriale pubblicato su Avvenire l’incremento del 70% dell’interscambio tra Russia e Iran nel solo anno in corso, espanso in maniera significativa dalle numerose commesse delle forze armate persiane alle industrie russe. Se il trend di questo sviluppo dovesse proseguire anche nei prossimi anni, non è da escludere in futuro che la sempre maggiore vicinanza economica tra Mosca e Teheran porti all’ingresso dell’Iran nell’Unione Economica Euroasiatica (UEE), l’organizzazione sovranazionale costituita nel 2014 per armonizzare le normative economiche e favorire l’interscambio di materie prime ed investimenti tra i Paesi membri, che al giorno d’oggi sono Russia, Bielorussia, Kirghizistan, Kazakistan ed Armenia. Lo sviluppo della UEE rientra nell’ambito della strategia orientale del Cremlino che, negli anni del raffreddamento delle relazioni con l’Occidente, cerca nuove strade per veicolare la propria penetrazione economica e politica, traendo vantaggio in questa azione della relazione privilegiata con la Cina, a sua volta interessata alla costruzione di un sistema di alleanze politiche e commerciali in Medio Oriente.

Dal punto di vista geopolitico, invece, l’apertura da parte di Teheran allo schieramento dei bombardieri Tupolev nella base di Hamadan ha aperto nuovi spunti di riflessione per analizzare le prospettive future dell’alleanza russo-iraniana: le dichiarazioni rilasciate dal Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehqan alla stampa nazionale dopo la diffusione della notizia della concessione della base hanno rappresentato la certificazione ufficiale del salto di qualità operato dall’alleanza e dato un’ulteriore conferma della volontà reciproca di uniformare il più possibile le strategie di azione in Siria tanto sul piano militare quanto su quello diplomatico. Dehqan ha infatti ribadito il sostegno del governo alle azioni militari delle forze armate russe in Siria, aperto a future concessioni ulteriori in caso di esplicita richiesta da parte della Russia e sottolineato l’esistenza di un accordo per la condivisione dei contenuti delle trattative compiute da ciascuno dei due paesi con governi terzi riguardo alla questione siriana.

Di fronte alle divisioni dell’Occidente, ai passi falsi di Washington e alle ambiguità della Turchia, che pur avendo recentemente ricucito i suoi rapporti con la Russia rimane, come testimoniato dalle azioni recenti nel Kurdistan siriano, la mina vagante della regione, la tenuta dell’intesa tra Mosca e Teheran rappresenta una delle poche certezze in un Medio Oriente sempre più turbolento. La sua costruzione ha rappresentato la più importante vittoria diplomatica della Russia di Putin nella regione, mentre il suo mantenimento e il suo sviluppo attestano la grande influenza acquisita da Mosca sulla scena internazionale. La Russia sta gradualmente soppiantando gli Stati Uniti come interlocutore di riferimento dei paesi mediorientali: l’assunzione della carica di “nume tutelare” della “Mezzaluna sciita” non le ha impedito la stipulazione di accordi e intese con Israele e Arabia Saudita, mentre nelle ultime settimane la riappacificazione con la Turchia ha chiuso un contenzioso diplomatico di primaria grandezza e aperto al ristabilimento delle regolari relazioni tra Mosca e Ankara. Sottolineando l’importanza del rapporto con Teheran nel quadro di generale intesa coi governi mediorientali, la Russia è riuscita dunque a porsi nella posizione di ago della bilancia dei rapporti di forza in campo diplomatico e a mantenere aperta, in maniera indiretta, una via di comunicazione tra la Repubblica Islamica e i suoi avversari geopolitici. Le prospettive future di sviluppo per la “relazione speciale” russo-iraniana sono decisamente ampie; se i due governi proseguiranno sulla rotta tracciata, l’alleanza potrebbe assumere sempre maggiore concretezza e divenire un fattore determinante per l’evoluzione degli equilibri del Medio Oriente negli anni a venire.

Fonte: Occhi della Guerra 

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