Come vi ho già più volte detto i sostenitori del “Si” alla deforma Costituzionale si dividono in due sole categorie: gli ignoranti in materia giuridica e le persone in chiara malafede.

Zagrebelsky, Marini, Maddalena, ex grandi Giudici della Corte Costituzionale, hanno espresso i medesimi concetti. La deforma Costituzionale, redatta da un Parlamento non legittimo che ha usurpato il potere politico, fatto penalmente rilevante ex art. 287 c.p., come ribadito in particolare da Marini stesso, ha un solo scopo infatti, accentrare il potere nelle mani dell’esecutivo sul piano interno e sottometterci definitivamente alle norme dell’Unione Europea su quello esterno.

Si punta dunque, come sempre, ad ottenere la cessione della nostra sovranità e perseguire gli interessi delle grandi multinazionali.

I sostenitori del “Si” Genova (giovani per il sì), uno dei tanti gruppi che tentano di difendere l’indifendibile, si sono però distinti per una risposta ad un cittadino davvero indecente per la falsità oggettiva del suo contenuto.

Leggete qui. Alla domanda “mi spiega il senato dei 100?” così hanno risposto:

Attualmente i senatori non vengono scelti dal corpo elettorale: l’elezione avviene a mezzo di liste bloccate e i nomi vengono scelti dai partiti. Le recenti vicende parlamentari hanno peraltro dimostrato che, molto spesso, i senatori così nominati dai partiti tutti vengono ‘usati’ – alla stregua di numeri – per sostenere/far crollare maggioranze di Governo più o meno gradite (nds – esattamente per questo sono riusciti ad imporci tre governi di fila graditi alla Troika, tra cui questo che ci ha regalato il DDL costituzionale) La Riforma, al contrario, prevede che il Nuovo Senato sarà composto da consiglieri regionali e sindaci: ossia da soggetti che non solo sono direttamente scelti ed eletti dai cittadini mediante un sistema elettorale che prevede le preferenze (le leggi elettorali regionali e comunali risultano, finora, le più efficienti in termini di governabilità (nds – e perché mai la “governabilità” sarebbe un fatto positivo in una Repubblica parlamentare?) e le migliori per garantire la democraticità e la rappresentatività), ma anche soggetti che hanno un legame molto forte con i territori di cui sono espressione, dovendo pertanto rendere ‘politicamente conto’ al proprio elettorato in misura nettamente maggiore rispetto agli attuali senatori. Inoltre, il nuovo 5 comma dell’art. 57 prevede la possibilità per il corpo elettorale di scegliere i consiglieri che andranno a ricoprire la carica di senatore/senatrice. Dunque, esattamente all’opposto di quanto falsamente affermato, la Riforma prevede un Senato nettamente più rappresentativo, innalzando il suo ‘tasso di democraticità’”.

Terribile. Disinformazione senza pudore. Il Senato è oggi effettivamente composto di nominati, dunque non dagli eletti del popolo. Ma lo è solo in forza di una legge dichiarata incostituzionale (con sentenza n. 1/2014), che dunque già oggi non esiste più nel nostro ordinamento. Se si votasse domani, in assenza della vergognosa deforma del governo Renzi, i Senatori verrebbero scelti per mezzo delle preferenze secondo l’unica forma di voto legittima, ovvero quella del voto libero, diretto, eguale e personale e non secondo le modalità millantate da questo gruppo di incompetenti genovesi.

Sostenere che dunque la riforma Costituzionale serva a rendere il Senato elettivo è una stupidaggine colossale. Casomai sarà il nuovo Senato dei 100 ad essere composto da nominati dai partiti anziché da eletti. 

Il popolo non sceglierà i Senatori. I consiglieri regionali (minimo 2 per regione) ed i sindaci (uno per regione), saranno scelti secondo un meccanismo di selezione neppure esplicitato nella deforma, che rinvia ad una legge ad hoc, che dovrà essere approvata da entrambe le Camere e quindi anche dal Senato stesso (da quello attuale dunque?).

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Se si voleva davvero fare eleggere i Senatori dal popolo lo si sarebbe scritto chiaramente sulla Carta. Invece sì è scelta la via di confondere le Carte, tecnica che conosciamo bene e che si riscontra nei trattati europei, ove le “pillole avvelenate” sono sempre sapientemente occultate da cortine fumogene di parole.

Il prossimo Senato, così lontano da essere espressione della sovranità popolare, composto da gente che sarà stata eletta per fare un altro mestiere, l’amministratore locale, e che svolgerà l’incarico come un dopolavoro (come si può pensare che un Sindaco o un Consigliere Regionale possa contemporaneamente fare anche il Senatore?), si occuperà di fondamentali funzioni tra cui anche riformare la Costituzione, approvare la legge di stabilità (la più importante legge dello Stato), attuare la normativa europea (guarda caso…) e tanto altro ancora, secondo il dettato del ridicolo nuovo art. 70 cost., norma talmente confusa che inizialmente creerà una moltiplicazione di conflitti di competenza per l’attività legislativa.

In sostanza il vulnus per la quale era intervenuta la Corte Costituzionale e ribadito dalla sentenza n. 8878/14 della Cassazione, che confermava la grave alterazione dei principi di rappresentatività democratica avvenuta in questi anni, ma non eliminata dalla criminale decisione del PdR (Napolitano prima e Mattarella poi) di non sciogliere le Camere, con la deforma viene addirittura costituzionalizzato.

Questo è sempre più il tramonto della democrazia. Dire poi che la riforma alzerà il tasso di democraticità è addirittura demenziale. Essa impone solo la dittatura della minoranza in nome della stabilità, ovvero quel non valore richiesto unicamente dai mercati finanziari, che odiano da sempre, lo dicono apertamente, la democrazia.

Quanto è lontano il pensiero attuale rispetto a quello dei Costituenti che ripudiavano la governabilità e desideravano un Parlamento proporzionale in cui ogni legge fosse il frutto di un compromesso di più partiti ed interessi e che dirigesse l’attività di governo, di un governo che doveva essere debole!

Sul punto la più bella dichiarazione l’ha resa l’ex Presidente della Corte Costituzionale Zagrebelsky: “Tra le tante insidie linguistiche che fanno presa nel nostro tempo c’è la “governabilità”, una parola venuta dal tempo dei discorsi sulla “grande riforma” costituzionale che hanno preso campo alla fine degli anni Settanta e, da allora, ci accompagnano tutti i giorni. Cerchiamo di rimettere le cose a posto, a incominciare dal vocabolario. I sostantivi e gli aggettivi modali in “…abilità”, “…ibilità”, “…abile”, “… ibile”, ecc. esprimono tutti un significato passivo: amabilità è il dono di saper farsi amare; invivibile è la condizione che non può essere vissuta; incorreggibile è colui che non si lascia correggere.La stessa cosa dovrebbe essere per “governabilità” e “ingovernabilità”: concetti aventi a che fare con l’attitudine a “essere governati”. In questo senso, tale attitudine può essere propria soltanto dei “governandi”, non dei “governanti”. Sono i governandi, coloro che possono essere più o meno “governabili” o “ingovernabili”, a seconda che siano più o meno docili o indocili nei confronti di chi li governa”.

Già… l’attudine ad essere governati dalla grande finanza internazionale… Ad essere docili verso gli interessi del grande capitale.

Oggi il problema di questo Paese non è il non legiferare, ma l’aver legiferato troppo e male. Se in un colpo cancellassimo ogni norma emessa negli ultimi trent’anni la crisi finirebbe in un battito di ciglia e vedremo recuperata integralmente la nostra sovranità.

Non posso che ribadire a questi disinformatori seriali la mia disponibilità ad un confronto, rigorosamente pubblico, in cui demolirli punto per punto.

Se sono così bravi non dovrebbero aver certamente paura… Anzi sarebbe utile, potrebbero rapidamente trasformarsi in un comitato per il no. Perché se ancora non capissero inizierei a considerarli qualcosa di più di semplici ignoranti funzionali.

Avv. Marco Mori, blog scenarieconomici – Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”

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