Il “quantitative easing” è già al centro di una battaglia legale, scatenata in Germania da alcuni esponenti politici conservatori, oggi appartenenti al partito euro-scettico del’AfD, i quali hanno portato dinnanzi alla Corte Costituzionale tedesca la questione della compatibilità tra gli stimoli monetari della BCE e la tutela dei contribuenti tedeschi e dei prezzi interni, intravedendo nei primi una forma mascherata di monetizzazione dei debiti sovrani e di condivisione dei rischi tra i membri dell’Eurozona. Adesso, che il governatore Mario Draghi studia come potenziare il QE, lo scontro sul piano giuridico viene minacciato ancora più duro. (Leggi anche: Quantitative easing, quando e perché Draghi dovrà varare nuovi stimoli)

Già, perché la BCE studia come rendere più efficaci gli stimoli varati, ma è consapevole che le sue munizioni stiano per esaurirsi. Pertanto, tra le ipotesi al vaglio dei funzionari di Draghi vi sarebbero il superamento del limite di acquisto del 33% delle emissioni su ciascuna scadenza e il superamento della “capital key”, la regola che lega gli acquisti dei bond di un paese alle dimensioni economiche di quest’ultimo. (Leggi anche: BCE pensa a cambiare il QE, Bundesbank infuriata)

Modifiche a quantitative easing, dalla Germania un “nein”

Entrambe le misure si renderebbero necessarie per consentire all’istituto di prorogare ulteriormente il piano di acquisto dei bond ed eventualmente di espanderlo su base mensile dagli 80 miliardi previsti sinora, evitando di incorrere nella carenza di offerta dei titoli “core”, come i Bund, che di fatto ne bloccherebbe l’esecuzione.

E proprio in attesa che Francoforte annunci novità sulle regole seguite per gli stimoli, Peter Gauweiler, un politico bavarese appartenente alla stessa coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel, che riferisce al Financial Times di sfregarsi le mani, se la BCE apporterà tali modifiche al QE, perché aumenterebbero le probabilità di successo della sua azione legale, intrapresa davanti ai giudici di Karlsruhe, che ancora devono pronunciarsi sul caso.

Fonte: InvestireOggi

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