Un’indagine del Centro Studi ImpresaLavoro, in base ai dati di World Economic Forum, ha rivelato la posizione in Europa e nel mondo dell’Italia per efficienza del mercato del lavoro. Ecco cosa è emerso.

Quanto è efficiente il mercato del lavoro in Italia? La risposta è nota a molti, poco, molto poco. Quello che forse ci stupirà è tradurre in numeri questo molto poco.

Un’indagine del Centro Studi ImpresaLavoro, in base ai dati di World Economic Forum, ha rivelato che per efficienza del mercato del lavoro l’Italia si piazza all’ultimo posto in Europa e al 136mo su 144 nel mondo. Siamo ai livelli di Zimbabwe e Yemen e siamo sotto a Sri Lanka e Uruguay.

In confronto a tre anni fa perdiamo 13 posizioni a livello globale e ben 19 posti in riferimento alla collaborazione tra impresa e lavoratore.

Questi sono i risultati della settima potenza mondiale, decisamente vergognoso. Il presidente di ImpresaLavoro, Massimo Blasoni, spiega cause già note:

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“Gli alti tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile, e i cronici bassi tassi di attività sono una diretta conseguenza di un sistema tributario e di regole che rendono sempre più difficile assumere e creare occupazione”.

E aggiunge l’analisi che spiega come l’Italia si sia conquistata la maglia nera in Europa:

“Siamo terz’ultimi per flessibilità nella determinazione del salario, intendendo con questo che a prevalere è ancora una contrattazione centralizzata a discapito di un modello che incentiva maggiormente impresa e lavoratore ad accordarsi. E proprio in tema di retribuzioni siamo il peggior Paese europeo per capacità di legare lo stipendio all’effettiva produttività. Dati questi che vanno letti assieme a quelli sugli effetti dell’alta tassazione sul lavoro: nessun Paese in Europa fa peggio di noi quanto a effetto della pressione fiscale sull’incentivo al lavoro”.

Insomma mentre in Senato si sta per sciogliere il nodo dell’art. 18, all’interno della discussione sul Jobs Act, l’Italia sprofonda sempre più in un mare di retorica. Problemi noti da anni continuano a rappresentare la nostra zavorra, mentre nei palazzi del potere si cerca (si finge) ancora di individuarli.

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