Chi se lo sarebbe mai immaginato che la scissione di un grande partito politico, fosse in qualche modo concatenata agli affari del padre del segretario di quel partito.

Tiziano Renzi, un uomo in apparenza scialbo, ma che dietro i modi ordinari di parlare e di vestire, nasconde atteggiamenti da navigato macchinatore.

E così, mentre il Pd va a rotoli a suon di veleni, rotture e nuove sigle, l’impressione è che buona parte delle mosse future siano interconnesse alle azioni di questo signorotto di Rignano sull’Arno.

Uno scenario che forse non avrebbe potuto prevedere nemmeno quel gran calcolatore di suo figlio, che ieri in serata a Che tempo che fa ha parlato della vicenda: «Ho fiducia nei magistrati, è già successo in passato ma ora spero nella giustizia veloce».

Roberto Speranza, tra gli ispiratori di Articolo 1 Movimento Democratici e progressisti, ieri a L’intervista su SkyTg24 ha fatto un chiaro riferimento a Tiziano Renzi: «Il familismo è stato un errore di questa stagione, lasciamo ad altri fare cose familistiche, noi costruiamo una rete larga».

Poi il governatore della Puglia, Michele Emiliano, sarà sentito mercoledì dai pm, come persona informata sui fatti nell’inchiesta Consip che coinvolge a pieno titolo il padre del segretario del Pd.

Ovvero lo stesso che tratta un ministro della Repubblica, nella fattispecie Luca Lotti (indagato per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento sempre nel caso Consip) come un impiegatuccio comunale per chiedergli favori e contatti.

Insomma, zitto zitto, a causa dei suoi tanti affari controversi, con quella barbetta bianca Tiziano Renzi sta avvelenando il partito del figlio (a sua insaputa) e di conseguenza favorendo i suoi avversari.

«I’ babbo» ha 66 anni, ma il vizio per il business e per i soldi non l’ha perso. Tanto che a forza di inseguire l’affare giusto spesso si ficca in guai più grossi di lui.

La ditta di famiglia di distribuzione giornali e marketing fondata nel 1994, dove ha anche lavorato Matteo prima di buttarsi in politica, Chil srl, appare quasi come un ripiego rispetto a tutte le società costituite e poi sciolte, nelle quali si è trovato coinvolto Tiziano da 20 anni a questa parte.

La Chil fallisce (per questo è stato anche indagato a Genova) e nel 2007 risorge con un altro nome, Eventi6.

Parallelamente però Renzi senior infila le mani su diversi affari appetitosi, facendosi aiutare da personaggi più o meno trasparenti e dalla moglie Laura Bovoli.

La Party srl, nata nel 2014 con sede a Rignano sull’Arno (si occupava dell’acquisto e gestione di immobili, della costruzione, acquisto e gestione di alberghi e residence, di pubblicità, promozione e marketing) del quale Tiziano Renzi deteneva il 40% mentre la moglie era amministratore unico, è stata l’ultima creatura ad essere sciolta.

Dieci le società nelle quali è presente Tiziano dal 1997 al 2016.

Ma nella posizione patrimoniale presentata alla presidenza del Consiglio dei ministri si dichiarava agente di commercio con un reddito da 51.901 euro spalmati in tre anni (17mila all’anno), nessun immobile intestato, nemmeno la casa dove abita, ovvero quasi un nullatenente.

Eppure il suo nome è stato collegato in questi ultimi anni, direttamente o indirettamente, alla costruzione e sviluppo degli outlet del lusso dalla Puglia alla Liguria, compreso il The Mall di Reggello (35 milioni di euro), all’acquisto dello storico caffè Rivoire di Firenze (un’operazione da 4-5 milioni di euro) e del vecchio teatro comunale di Firenze (comprato da una società partner di papà Renzi per 25 milioni di euro).

Il padre dell’ex premier si è trovato poi a fare il consulente di grandi affari immobiliari di società amministrate da Lorenzo Rosi, l’ex presidente di Banca Etruria, il suo nome è stato lambito anche dai «Panama papers» per imprese con sedi a Panama, Cipro e Lussemburgo ed è finito ultimamente nel registro degli indagati per l’inchiesta sugli appalti Consip.

Insomma, non proprio un babbo di campagna.

Fonte: Qui

loading...