Dopo essere stati per otto anni (con Obama) un popolo illuminato, gli americani sono tornati di colpo una massa di bifolchi.

Perché mai hanno votato Trump e non la Clinton? La risposta più accreditata nell’intellighenzia liberal all’italiana è che gli elettori Usa, in maggioranza, sono purtroppo degli ignoranti. L’ex direttore del Tg1 (in quota Prodi) Gianni Riotta porta a supporto delle cifre: «Elettori maschi bianchi non laureati Trump 72%, Clinton 23%».

Chi non ha studiato vota Trump, quelli più intelligenti i Democratici. Analisi peraltro fornita dalla stessa Hillary Clinton, che in un comizio prima del voto definì «un branco di miserabili» gli elettori del tycoon, e nel discorso dopo la sconfitta ha salutato i suoi come «la parte migliore dell’America». L’antica sindrome della superiorità morale. Anche se la «parte peggiore» della società, però, coincide con l’elettorato a cui dovrebbe parlare la sinistra: gli operai, la classe media, «i minatori della West Virginia».

Che invece vengono citati, con evidente disprezzo, come simbolo dell’americano medio ottuso e razzista nell’articolo di Repubblica sulla volgarità della famiglia Trump, anzi del «clan Trump» o «tribù dei Trump», descritti come una famiglia di cafonazzi interessati solo a soldi e sesso: «Al seguito del padre padrone la slovena Melania con spacco davanti, l’altra figlia Tiffany concepita mentre papà era sposato con la mamma di Ivanka – scrive travasando bile il corrispondente del quotidiano di De Benedetti, Vittorio Zucconi – Un presepe nel quale si potrebbe andare a spulciare su chi andasse a letto con chi e perché.

Questa dei Trump è una versione da tv pomeridiana per casalinghe disperate dell’Oklahoma e per minatori della West Virginia». Quei buzzurri senza laurea che hanno portato Trump alla Casa Bianca. «Trump è il simbolo dell’America profonda, quella cafona, tracotante e ignorante che non legge giornali né libri» spiega anche Roberto Saviano, che però consiglia di farci l’abitudine: «è un’America con cui comunque bisogna misurarsi».

Il problema è all’origine, nel fatto che questi hanno diritto di voto. Lo segnala l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sull’Unità: «Siamo davanti a uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale. Qualche volta l’esito di votazioni a suffragio universale è stato anche foriero di gravissime conseguenze negative per il mondo» scrive Napolitano.

Riflessioni che nascono sempre quando il suffragio universale fa vincere candidati non di sinistra, altrimenti anche il voto degli ignoranti è prova di saggezza. Sempre su Repubblica Francesco Merlo, collaboratore a peso d’oro della Rai, racconta un incubo: «Trump è il remake di Buffalo Bill che stermina gli indiani, la tradizione razzista rivendicata come la verità dell’America, è una carogna per bene, il gangster al servizio della legge». Va forte anche l’ironia sul colore dei capelli di Trump, sfottuto da chi si indignava per la minima battuta su Obama. L’arancione è volgare, il nero invece fa chic.

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