PARIGI – Era un’operazione ad alto rischio ed e’ partita male: e’ questo il lapidario giudizio, su quanto e’ accaduto alle azioni di banca Monte dei Paschi di Siena ieri lunedi’ 28 novembre alla Borsa di Milano, espresso dal quotidiano economico francese La Tribune che alla vicenda oggi dedica l’apertura della sua prima pagina a caratteri inusualmente cubitali.

L’articolo firmato dalla giornalista Delphine Cuny racconta infatti di una accoglienza a dir poco glaciale, da parte degli investitori, al piano di conversione volontaria di obbligazioni in azioni lanciato da Mps ed il cui obbiettivo e’ di raccogliere un miliardo di euro per rafforzare i propri bilanci: il titolo e’ crollato cosi’ bruscamente che la quotazione e’ stata sospesa; a fine sessione ha registrato una perdita del 13,8 per cento. Le azioni della  terza banca italiana, e la piu’ antica banca commerciale del mondo ancora in attivita’, dall’inizio del 2016 hanno perso l’88 per cento e la capitalizzazione di Mps ormai e’ di appena 660 milioni di euro.

Gli investitori, scrive La Tribune, sono stati evidentemente spaventati dalla lunga sequela di “rischi” e di “incertezze” elencati nel prospetto che accompagna l’operazione e che pesano sul destino della banca. Il rischio piu’ immediato e’ che vinca il “No” al referendum del 4 dicembre prossimo sulla riforma della Costituzione, innescando una crisi politica e di governo dagli esiti incerti e questo rischio incombe sull’intero sistema bancario italiano i cui bilanci sono appesantiti da una montagna di prestiti pudicamente definiti “non-performanti” e che secondo la Tribune in gran parte sono semplicemente “marci”, cioe’ inesigibili.

E’ la prima volta che un quotidiano francese usa la parola “marci” per definire i crediti delle banche italiane, che ovviamente essendo marci fanno marcire anche gli istituti di credito che li detengono.

Al rischio politico dell’esito del referendum si assomma poi, ricorda il quotidiano francese, il concomitante sbarco sui mercati di diverse ricapitalizzazioni, ad un tempo importanti ed onerose, lanciate oltre che da Mps anche da Unicredit e dalle quattro banche regionali fallite nell’autunno del 2015.

Nell’articolo, La Tribune passa in rassegna anche le opportunita’ che in questa situazione si aprono per le banche francesi: alcune delle quali, come Crèdit Agricole e Bnp Paribas, sono già presenti in forze nella Penisola, mentre altre potrebbero ora essere tentate di sbarcare in Italia approfittando della debolezza del suo sistema bancario.

E non è finita qui.

A causa della preoccupazione per una possibile crisi di governo in Italia, nell’eventualita’ di una vittoria del “no” al referendum costituzionale di domenica prossima, gli investitori provano a giocare sul sicuro. In particolare i titoli finanziari sono sotto pressione per il timore di una battuta d’arresto del governo Renzi.

“Gli investitori guardano con timore all’Italia”, ha detto Thomas Altmann, Portfolio Manager della QC Partners. “L’impatto del voto potrebbe essere immenso” ha spiegato.

I sondaggi indicano che gli italiani rifiuteranno la riforma costituzionale il 4 dicembre. “E’ difficile dire se il Governo resistera’ alla pressione interna dopo un esito negativo”, dicono gli analisti della BNL.

“Il risultato sarebbero nuove elezioni, dall’esito incerto”. Gli investitori temono che una battuta d’arresto potrebbe arrestare il risanamento bancario italiano, a partire da Monte dei Paschi di Siena, che necessita di 5 miliardi di euro di ricapitalizzazione ma che i mercati non vogliono assolutamente sottoscrivere. Il titolo e’ crollato di circa il dieci per cento, ieri. UniCredit ha perso il 4,3 per cento. Sotto pressione anche i titoli bancari tedeschi. La Commerzbank ha perso il 3 per cento, mentre le azioni della Deutsche Bank sono calate del 2,5 per cento. Lufthansa ha avuto un calo del 2,2. Troppe le incertezze politiche e finanziarie per gli investitori.

Domenica sera sarà tutto chiaro. E si salvi chi può.

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