Proprio durante l’ultima direzione del Partito Democratico il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ricordato l’importanza di dare un nuovo volto all’Expo 2015, dopo il terremoto corruzione. Stando però a quanto contenuto nel rapporto che l’Autorità garante per la vigilanza dei contratti pubblici (Avcp) ha inviato a Raffaele Cantone, appena investito da Renzi del ruolo di vigilante su appalti e procedure, ci sarà molto da fare per conferire alla manifestazione la trasparenza auspicata. “Ben 82 disposizioni del Codice degli appalti sono state abrogate con quattro ordinanze della Presidenza del consiglio – denuncia Sergio Santoro, presidente dell’Autorità garante – così hanno escluso noi e la Corte dei conti da ogni tipo di reale controllo“.

Gli appalti sottratti “alle norme e ai controlli”, come si legge nel rapporto che La Repubblica ha avuto modo di consultare e che è stato consegnato al magistrato Raffaele Cantone, hanno un valore complessivo di mezzo miliardo di euro. Il motivo che ha fatto saltare l’usuale iter di assegnazione dei lavori? “Emergenza”. Una causa che non ha convinto l’Autorità che si è messa ad indagare per comprendere “cosa sarebbe accaduto se quelle deroghe non ci fossero state, se il Codice nato nel 2006 apposta per combattere i fenomeni di corruzione fosse stato rispettato alla lettera. Ed ecco che sono venuti fuori affidamenti diretti oltre le soglie consentite, goffi riferimenti a commi di legge inesistenti, procedure ristrette poco giustificabili.”
Anche se Santoro specifica che i numeri, i casi, le segnalazioni, gli appunti finiti nel dossier  sono frutto di osservazioni fatte sulla base di documenti disponibili online.

“Ben 72 appalti sono stati consegnati ‘senza previa pubblicazione del bando’, tra cui figurano il mezzo milione a Publitalia per la fornitura di spazi pubblicitari e i 78mila euro per 13 quadricicli alla Ducati energia, impresa della famiglia del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. A Fiera Milano congressi – il cui amministratore delegato era Maurizio Lupi fino al maggio scorso, quando si è autosospeso – viene invece affidata l’organizzazione di un meeting internazionale dal valore di 881mila euro. Anche in questo caso Expo decide di seguire la via della deroga, appoggiandosi a una delle quattro ordinanze della presidenza del Consiglio (il dpcm del 6 maggio 2013). Lo fa in maniera quantomeno maldestra, perché nel giustificativo pubblicato sul sito ufficiale ‘si rileva un riferimento al comma 9 dell’articolo 4 che risulta inesistente’”.

La Repubblica riporta le osservazioni dell’Autorità sui ritardi, le deroghe sospette, i sovrapprezzi e il continuo tentativo di tenerla lontana dalle carte, tranne nel caso della costruzione della Pedemontana, in cui  sembra non essere stata esautorata dal suo ruolo di vigilanza. “A marzo del 2013, dopo uno screening dello stato di avanzamento, oltre a segnalare gravi ritardi – spiega Repubblica – l’Autorità ha individuato un incremento del costo complessivo dell’opera complementare all’Expo di 250 milioni di euro. Non sarebbe un caso. Nella relazione ispettiva si legge che l’appalto era stato affidato con “elementi oggettivi di distorsione della concorrenza e conseguente alterazione del risultato della gara”. In sostanza appalto sbagliato, costi impazziti, autostrada che rischia di non essere mai terminata”.

Fonte: Riparte il Futuro

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