Il noto economista greco commenta all’AntiDiplomatico le elezioni europee

Yanis Varoufakis. Professore di Teoria economica all’Università di Atene. Autore di The Global Minotaur: America, Europe and the Future of the Global Economy e di “Modest Proposal“, un programma in sei punti per uscire dalla crisi dell’euro-zona.

– Nelle elezioni europee del 25 maggio scorso, SYRIZA è divenuta la prima forza politica in Grecia. Il partito di Tsipras è sempre stato il punto di riferimento nel paese contro le politiche di austerità e contro il piano di salvataggio imposto dalla Troika. Che messaggio ha voluto mandare il popolo greco all’Europa con questo voto?
Il fatto che un partito della sinistra radicale abbia ottenuto un tale risultato rappresenta un momento di svolta per la Grecia. Naturalmente, le elezioni lanciano sempre messaggi multipli e quelle per il rinnovo di questo Parlamento europeo non hanno fatto eccezione. Il fatto che un greco su dieci abbia dato, ad esempio, il proprio sostegno ad un partito neo-nazista, e questo anche dopo le rilevazioni delle attività criminose dei suoi leader, dovrebbe farci riflettere profondamente. Inoltre, deve essere anche analizzato la frammentazione e la dispersione del voto tra un grande numero di partiti politici. Quello che è sicuramente chiaro è che gli elettori greci hanno rigettato in modo univoco la grande bugia che l’establishment europeo sta cercando di far passare come verità, vale a dire che l’austerità funziona, che la crisi è stata gestita nel miglior modo possibile e che la “storia di successo della Grecia” può proseguire.
Premesso questo, si tratta solo dell’inizio di un’alternativa possibile per la Grecia alla misantropia orchestrata e imposta al suo popolo dal triangolo Bruxelles-Berlino-Francoforte. SYRIZA ha ancora tanta strada da fare prima di forgiare un’alleanza capace di governare e utilizzare i suoi poteri al servizio di un’alternativa sostenibile per la Grecia. Prima di arrivare a questo, e seguendo questo sentiero di costruzione di una valida alternativa, l’establishment al potere in Europa ed in Grecia sta cospargendo il terreno con mine e esplosivi i cui obiettivi sono di far saltare il nostro progresso. E’ giunto il momento di disinnescarli e non perdere di vista il compito che avremmo di fronte.
– Il prossimo Parlamento europeo vedrà la composizione di tre principali gruppi critici dell’attuale architettura istituzionale europea, definibili come “euroscettici” – uno guidato da Marine Le Pen, uno da Nigel Farage e l’ultimo che avrà in SYRIZA un punto di riferimento fondamentale. Troveranno un terreno di dialogo per portare avanti insieme le principali battaglie contro la tecnocrazia europea, ad esempio per contrastare la creazione di un’area di libero scambio con gli Usa (TTIP) e dell’ERF (European Redemption Fund)?
Non sono d’accordo con questa definizione. SYRIZA non è assolutamente un gruppo euro-scettico. Farage e Le Pen vogliono intavolare una strada che possa portare o allo smantellamento dell’Unione europea oppure permettere ai loro paesi di uscire. SYRIZA non vuole questo per la Grecia, né vuole sfidare l’idea di Unione Europea. Per questo è un partito filo-europeo che vuole rendere l’UE e le sue istituzioni funzionali per i popoli europei e non contro queste come è stato fino ad ora. Anche con riferimento alla zona euro, che SYRIZA critica, la posizione è che l’euro debba sopravvivere con la Grecia al suo interno e debba essere ridisegnata per permetterlo. Messo in altri termini, Farage e Le Pen sono nemici dell’UE e vorrebbero vedere la loro fine, SYRIZA è filo europea ma capisce anche che, per salvare l’euro zona e l’Ue, dobbiamo confrontarci, opporci e contestare insieme le politiche irrazionali perpetuate dalle elite al potere in Europa.
Quindi, anche in riferimento al TTIP e all’ERF, SYRIZA non ha interesse a trovare un compromesso con l’UKIP o il Fronte Nazionale, ma presenterà ai due gruppi le sue proposte e cercherà di raggiungere alleanze sulle basi di argomenti ragionati. Più nel dettaglio, sul TTIP, le trattative possono procedere fino al momento in cui non sia a rischio in Europa il diritto di preservare la sua eredità culturale, la tutela della sua industria manifatturiera contro le richieste delle multinazionali americane che vogliono determinare un monopolio di brevetti e royalties e la garanzia degli standard alimentari e ambientali (ad esempio per quel che concerne gli OGM e il fracking orizzontale). Infine, e non ho dubbi, sull’ERF, SYRIZA farà tutto quello che sarà in suo potere per abbattere quest’idea orribile, austera, deflazionista e predatoria.

– Nel nuovo contesto creatosi dopo le elezioni europee, la Germania concorderà a porre fine alle politiche di austerità che hanno gettato il continente nella disoccupazione di massa, povertà e rinegoziazione dei diritti sociali?

Nella migliore delle ipotesi, Berlino potrebbe permettere un alleggerimento delle politiche di austerità, anche in presenza di un’Italia più assertiva e con un nuovo Primo Ministro che non vuole morire velocemente come i suoi predecessori. Comunque, Berlino non permetterà quel cambiamento sistemico necessario per uscire dalla crisi. E questo fino a quando Angela Merkel non avrà di fronte una ribellione coordinata di diversi paesi all’interno del Consiglio Europeo.

– I governi al potere e Bruxelles tendono a riassicurare sulla situazione economica attuale e parlano di una ripresa per la zona euro. Questo anche se Italia, Olanda e Portogallo sono tornati a contrarsi e la Francia è in stagnazione. Inoltre, la zona euro è in una situazione di pericolosa bassa inflazione – con molti stati in deflazione – il che rende sempre meno sostenibile l’andamento di lungo periodo debito/Pil. Qual è la sua previsione ed opinione sulla situazione generale della zona euro? 

Come ha chiarito molto bene Joseph Goebbels negli anni ’30, la miglior campagna di propaganda è quella di prendere la Verità, ergerla sulla testa di ognuno, inserire una Grande bugia al suo centro e continuare a ripeterla. Questo è esattamente quello che i poteri al governo hanno fatto nell’ultimo anno in Europa. La realtà economica è spaventosa. L’austerità universale ha causato una situazione di depressione permanente in Irlanda, Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Cipro e Slovenia e spinto anche paesi in surplus come Olanda e Finlandia in recessione. La Francia langue in stagnazione e anche in Germania il numero dei lavoratori poveri sta aumentando sempre di più. Nel frattempo, l’abbraccio mortale tra banche insolventi e stati insolventi è sempre più forte grazie alla cosiddetta Unione Bancaria (che lo è di nome ma non certo nella pratica). Invece di guardare questo scenario e riconoscere il fallimento del’UE nell’affrontare questa crisi, il direttorato Berlino-Bruxelles-Francoforte sta cercando di creare una nuova bolla nei mercati dei titoli obbligazionari, sotto l’egida della Bce, per supportare la dichiarazione di vittoria contro la crisi e in modo da sostenere che anche la Grecia ha girato l’angolo. E’ così che la campagna di propaganda alla Goebbels funziona. Cosa significa questo per il futuro dell’Europa? Dato che la propaganda riflette il continuativo e grande diniego della natura sistemica della crisi, questa continuerà a mangiare il tessuto dell’economia sociale dell’Europa, distruggendo la nozione di una prosperità europea condivisa e al contempo rafforzerà l’estrema destra.
– Cosa si aspetta per il futuro economico della Grecia? Sarà, secondo lei, in grado di uscire dal piano di salvataggio della Troika e a che prezzo?
I settori privati e pubblici della Grecia sono in bancarotta. La logica del salvataggio ha assicurato che questo “fallimento gemello” si rafforzerà con il tempo e sarà esteso all’infinito. Bruxelles-Berlino-Francoforte e i loro Quisling ad Atene continueranno a sostenere che il programma della Troika sta per concludersi e che la Grecia uscirà con successo dal bailout, ma si tratta di sola propaganda – come nel caso di Portogallo ed Irlanda. In realtà il piano è quello di mantenere la schiavitù del debito di Grecia, Irlanda e Portogallo il più a lungo possibile, ma chiamarlo in modo diverso (ad esempio dichiarando la fine ufficiale dell’odiato programma di bailout). Fino a quando gli investimenti rimarranno vicini allo zero – dato che nessun investitore di buon senso investe nell’economia reale di un’entità in bancarotta, stato o privato che sia – e i crediti bancari continueranno a scendere – a causa dell’insolvenza delle nostre banche – la nozione che il paese possa recuperare è semplicemente assurda.

– Nel caso in cui i cambiamenti auspicati nella sua Modest Proposal per far uscire la zona euro dalla crisi – vale a dire un ingente piano di investimenti, la creazione di Eurobond, un’Unione bancaria reale e un Welfare state europeo .- dovessero risultare inapplicabili anche nella prossima Commissione e nel prossimo Parlamento europeo, non ritiene che gli stati dovrebbero iniziare a pensare ad un Piano B, come ad esempio la segmentazione controllata della zona euro?

Non è né necessario, né desiderabile. Per considerare un piano B, le forze progressive devono prima essere al potere. Il giorno che questo accadrà, la politica da adottare è quella di usare il loro diritto di veto all’interno del Consiglio europeo per abbattere le scelte attuali e richiedere di compiere delle misure in linea con la Modest Proposal. Se la Germania vuole smantellare la zona euro, piuttosto che accettare queste richieste del tutto ragionevoli per un programma modesto per risolvere la crisi della zona euro, lasciamo che Berlino si assuma questa responsabilità storica.
– Per concludere, vede nel nuovo contesto politico del Parlamento europeo un partito o un movimento in grado di guidare il cambiamento e impedire che l’Ue si dissolva lentamente a causa delle politiche suicide scelte? 
SYRIZA è chiaramente un precursore del cambiamento progressivo. Ma non è sufficiente. L’Italia deve salire a bordo, utilizzando forse un governo SYRIZA come ariete con cui abbattere il muro di silenzio e offuscamento all’interno del Consiglio europeo. Se la Grecia è il laboratorio in cui vengono condotti la maggior parte degli esperimenti misantropi, l’Italia è la prima linea dell’Europa. Capirà Renzi che i suoi giorni sono contati se non porterà Bruxelles nella direzione di qualcosa vicino alla Modest Proposal? Solo se lo farà avrà una chance per portare l’Italia fuori dal baratro, salvare il suo governo e stabilizzare l’Europa. In questo quadro un’alleanza con SYRIZA potrebbe essere decisiva.
di Alessandro Bianchi – antidiplomatico.it
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