“Sento il dovere di rendere pubblico il mio “. Romano Prodi, in una nota, rivela il suo voto a quattro giorni dal Referendum. “Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale”.

L’ex presidente del Consiglio e fondatore dell’Ulivo non aveva ancora detto che cosa avrebbe votato, se a favore o contro la riforma. Spiega: “Profonde sono le ragioni che mi hanno fino ad ora consigliato di non rendere esplicito il mio voto sul referendum”.

Il dibattito “fin dall’inizio” ha “abbandonato il tema fondamentale, ossia una modesta riforma costituzionale, per trasformarsi in una sfida pro o contro il governo”. E il referendum, continua il Professore bacchettando pesantemente il governo Renzi, “si è trasformato in una rissa che ha trasmesso in Italia ed all’estero un senso di debolezza che, qualsiasi sia sarà il risultato di questo referendum, si trasformerà in un periodo (speriamo non troppo lungo) di inutile e dannosa turbolenza”.

Invece la riforma costituzionale andava da subito separata, “come saggiamente da alcuni proposto fin dall’inizio dell’estate, dalla sorte del governo. Così non è stato e l’elettore italiano e l’osservatore straniero sono stati messi di fronte ad un confronto che ha per mesi esaltato le debolezze esistenti del nostro paese e ne ha inutilmente inventate delle non esistenti. Un dibattito che ci ha indebolito all’estero per pure ragioni di politica interna”.

Così, conclude Prodi, il confronto sul referendum “è diventato una rissa sulla stabilità, inutilmente messa in gioco da un’improvvida sfida. Quanto al contenuto della riforma voglio solo ricordare che la mia storia personale è stata tutta nel superamento delle vecchie decisioni che volevano sussistere nonostante i cambiamenti epocali in corso.

Questo era l’Ulivo. La mia vicenda politica si è identificata nel tentativo di dare a questo paese una democrazia finalmente efficiente e governante: questo è il modello maggioritario e tendenzialmente bipolare che le forze riformiste hanno con me condiviso e sostenuto.

C’è chi ha voluto ignorare e persino negare quella storia, come se le cose cominciassero sempre da capo, con una leadership esclusiva, solitaria ed  escludente. E c’è chi ha poi strumentalizzato quella storia rivendicando a sé il disegno che aveva contrastato”.

Fonte: qui

loading...