Va bene, tutti i Premier e tutte le cariche politiche in democrazia hanno una termine ai loro mandati.

Il problema per Renzi è che la sua data di scadenza è dannatamente vicina. La conosceremo il 26 settembre prossimo, giorno in cui il Cdm (Consiglio dei Ministri) stabilirà la data del referendum costituzionale.

Renzi, insomma, sembra un po’ come il condannato a cui come ultimo desiderio hanno concesso quello di scegliersi la data dell’esecuzione, ma non oltre i 50-70 giorni previsti a norma di legge.

Sta tutto qui il motivo per cui Angela Merkel e Francois Hollande hanno scaricato Matteo Renzi, negandogli la flessibilità dei conti con la scusa dell’immigrazione.

Scusa, sì, perché tutti sanno che i soldini a Renzi servono per i soliti bonus pre-elettorali di democristiana memoria: con gli 80 euro in busta paga ha vinto le Europee 2014 e la sua intenzione era di fare lo stesso con il referendum costituzionale, facendo piovere regalini elettorali di ogni sorta.

Ma i tempi sono cambiati: ne 2014 Matteo Renzi era stato issato a Palazzo Chigi, per nomina regia e con grande urgenza, perché serviva un imbonitore che togliesse consensi alle forze cosiddette populiste e demagogiche (quelle che preferirebbe non morire di Euro e Troika…).

Oggi i gerarchi europei non hanno più motivo di sostenere Renzi: il suo compito può essere svolto molto meglio dall’ennesimo governo tecnico, il quale probabilmente traghetterà l’attuale legislatura fino alla sua scadenza naturale, il 2018, dopo l’inevitabile sconfitta di Renzi al referendum costituzionale.

La vittoria del No è in pratica scontata: già nel referendum trivelle gli antirenziani si sono contati superando i 13 milioni, il che vuol dire che a questo giro non ci saranno meno di 15 milioni di voti per il No, muro invalicabile per le sparute forze politiche a favore del Sì (cioè parte del Pd e quei quattro elettori di Ncd e Udc, contro tutti i restanti partiti politici italiani…).

Aver disertato la conferenza stampa con Merkel e Hollande rappresenta per Renzi un evento non trascurabile, il primo ad essere davvero evidente per il declino del suo breve momento politico.

Si tratta di una reazione stizzita, di un fallo di frustrazione, di un bambino che va via col pallone quando la partita è ormai perduta, lanciando improperi contro chi non avrebbe rispettato le regole.

Ma in politica l’unica regola è la forza e un Premier che non arriverà a Natale ha meno forza di una miccetta a Capodanno.

Fonte: Newspedia

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