Renzi “minaccia” gli italiani: “sono pronto a restare fino al 2023 per cambiare questo Paese”

Non è un titolo ad effetto, lo ha detto veramente Matteo Renzi a Milano: il mio compito è cambiare lʼItalia, e sono pronto a restare fino al 2023.

Più che un conferenza è sembrata una minaccia. Molti italiani, quando poche settimane fa, il premier disse, se perdo il referendum vado a casa, avevano tirato un sospiro di sollievo, oggi la sua dichiarazione è di tono completamente opposto.

Poi ha aggiunto: “Cambiare l’Italia è una responsabilità che toglie il respiro ma questo è il modo che ho scelto per essere me stesso”.Inoltre ha “annunciato” che sarà introdotto il principio anglosassone dei due soli mandati: “Io – continua il premier – conto di arrivare al massimo a febbraio 2023. Dopo sarò libero cittadino, io devo cambiare il Paese e non un ufficio”. “Se credessi alla falsità dei giornali, non mi voterei“.

Ovviamente tutta questa “manfrina” ha una sola finalità, quella di tenere accesi i fari sul referendum e fare passare in sordina le elezioni amministrative di domenica prossima, infatti continua: “Se vince il sì al referendum, un politico su tre va a casa, per questo sono tutti contro di me”.

Quella di Renzi è stata un uscita a gamba tesa, che sa di “ultima spiaggia”. Ha toccato tanti e troppi temi, dall’economia, alla sanità, ma il refren di fondo è stato solo uno, il referendum.

È li che si sta giocando il suo futuro e su quel tema cerca di convincere gli indecisi con frasi: “Noi abbiamo troppi politici in Italia, la riduzione dei politici in Italia è la priorità per essere credibili fra voi”.

Ma nella foga di convincere gli elettori contraddice se stesso,infatti, ricorda che considera “ridicolo” il numero degli oltre 900 parlamentari che abbiamo in Italia, che saranno ridotti con la riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum in autunno.

Una bugia di evidenza plateale,infatti se voleva ridurre il numero dei parlamentari, poteva dimezzare sia la camera che il senato e in quel caso, davvero ci sarebbe stato un bel risparmio, ma la sua riforma nei fatti lascia intatto il costo della macchina amministrativa del Senato, facendo risparmiare appena 50 milioni l’anno di stipendi e questo al netto di un futuro calcolo sui rimborsi delle spese che i Senatori nominati percepiranno.

Infine, fa una specie di richiesta di aiuto agli italiani: “Ma dovete darmi una mano, poi se la prossima volta volete mandarmi a casa, va bene, si chiama democrazia”.

E no caro Renzi, non vogliamo mandarti a casa la prossima volta, vogliamo mandarti a casa … subito!!

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