Matteo Renzi e la sua vergognosa deforma costituzionale sono da tempo pesantemente criticati da tutti i giuristi che hanno un minimo di competenza in materia. Chi vota si, nonostante una preparazione tecnico-giuridica, può essere solo in malafede, oppure macroscopicamente ignorante.

La “deforma” non supera il bicameralismo ma lo rende imperfetto (o incasinato come amo chiamarlo, leggere il nuovo art. 70 per credere…), crea un Senato di amministratori locali che lì svolgeranno solo il loro dopolavoro, svilisce il ruolo del Parlamento in favore dell’esecutivo, così tradendo l’opposto desiderio dei Padri Costituenti. Essi volevano un Parlamento che gestisse l’attività di governo, perché solo esso (il Paralmanto!) era il fulcro della democrazia in quanto diretta espressione della sovranità popolare.

La riforma poi rende Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale alle dirette dipendenze del Premier di turno, che a sua volta viene definitivamente asservito all’Unione Europea, concetto scolpito anche nel nuovo art. 117 Cost., che manda anche in pensione ogni autonomia Regionale rispetto al Governo centrale.

Per difendere questa porcata senza tempo ecco la nuova, infelicissima, uscita di Matteo Renzi, ben riportata sul Fatto Quotidiano:

“Anche io ho sbagliato a dare dei messaggi, questo referendum non è il mio referendum, perchéquesta riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano.

Ed ancora: “Se al voto passerà il sì, annuncia il premier, si risparmierà mezzo miliardo”.

Di male in peggio. Non c’erano certamente grandi dubbi che una banda di incompetenti, come gli attuali membri del governo, non fosse in grado di scrivere autonomamente un’ampia riforma costituzionale (la più ampia della storia). Certo che dopo le ammissioni della Boschi, sentirsi dire anche da Renzi, che la riforma è stata scritta da Napolitano, ridefinisce il termine del concetto di tradimento alla Patria.

Il Presidente della Repubblica, che anziché difendere e garantire il rispetto costituzionale, ne chiede ed impone la modifica, è un’ipotesi scolastica di “alto tradimento”. Ma quando sul punto, abbiamo presentato a Grasso, a nome di Alternativa per l’Italia, un’interrogazione parlamentare, l’ha rapidamente occultata, negando al Governo la patata bollente di una risposta che avrebbe potuto incriminare sia loro che l’inguardabile ex Presidente.

Per chi non l’avesse letta, ecco il video in cui Claudio Messora la racconta:

Poi sappiamo tutti che anche in questo caso Renzi non dice il vero. Certo Napolitano ha voluto fortemente la riforma, fottendosene letteralmente del fatto che questo Parlamento è composto incostituzionalmente e non rappresenta la sovranità popolare (cfr. Cass. 8878/14 e C. Cost. 1/14), ma chiaramente non l’ha scritta. La riforma è voluta dall’alta finanza che vuole far un sol boccone dei nostri diritti fondamentali e pretende di governare la democrazia in modo da garantirsi fantocci al potere, che di volta in volta, curino sempre i loro interessi. Basta leggere i rapporti della Commissione Trilaterale, associazione eversiva che raggruppa i vertici della finanza mondiale, e il recente rapporto (2013) di JP Morgan, banca di criminali (lapsus volevo dire d’affari!), che ha espressamente chiesto la liquidazioni delle grandi costituzioni socialiste del sud Europa.

Tutto questo non toglie che, se anche Napolitano non è il mandate di questo crimine, è certamente l’esecutore materiale assieme a Renzi, il quale per poter godere del fatto di girare il mondo millantando di essere il Premier italiano, si è completamente allineato agli ordini superiori.

Napolitano è vecchio, non lo vedremo in galera, dove certamente meriterebbe di stare per gli evidenti delitti contro la personalità dello Stato commessi, delitti ancora oggi sorprendentemente ignorati dalle Procure italiane (perché?).

Renzi invece è giovane, c’è speranza di vederlo punito per quanto commesso, salvo giocarsi la carta della semi infermità mentale. Alcuni sui video e qualche selfie, parrebbero avvalorare questa tesi…

Se dovessi difenderlo io, certamente percorrerei questa via.
In conclusione di questo articolo, involontariamente tragicomico, merita menzione la seconda frase di Renzi riportata dal Fatto. La riforma sarebbe un bene perché fa risparmiare 500 milioni di euro che daremo ai poveri.

In un bilancio dello Stato di oltre 800 miliardi si parla di uno strabiliante “zero virgola”. Di un nulla macroeconomico, laddove l’avanzo primario imposto dai trattati europei (dunque sempre dalla finanza che ci chiede di cambiare la Costituzione), ci costa decine di miliardi ogni anno. Applicare il trattato fiscal compact alla lettera ce ne costerà ad esempio 50 l’anno, miliardi che prenderanno dalle nostre tasche visto che l’Italia non può più battere moneta, non abbiamo la sovranità monetaria, una delle prerogative fondanti di uno Stato.

Peraltro le famiglie povere in Italia sono oltre un milione e quattrocentomila. Visto che la matematica non è un’opinione, Renzi ci racconta che risolverà la povertà con meno di 500 euro complessivi a nucleo familiare. 500, moltiplicato per un milione e quattrocento mila, fa infatti più 500 milioni! 700 per l’esattezza…
Imbarazzante…

Mi scuso con i lettori per le parole troppo morbide usate nell’articolo contro Renzi e Napolitano, due vili traditori della Patria, le cui azioni resteranno per sempre marchiate dall’infamia nel giudizio della storia.

Avv. Marco Mori, blog scenarieconomici, Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”, distribuito on line da ibs.

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