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Da un articolo di Chiara Brusini del Fatto Quotidiano veniamo a conoscenza di quelle che saranno le grane per il presidente del Consiglio “prometto-la-pace-nel-mondo” Renzi.

Entro l’autunno serviranno infatti circa 23 miliardi di euro per poter mantenere le promesse fatte ai cittadini (in particolare il bonus 80€ anche ai pensionati e taglio dell’Irap alle imprese) e continuare a fare i compitini a casa che l’Europa ci assegnerà anche durante il semestre europeo guidato proprio dall’Italia. Ad ottobre, infatti, l’Italia dovrà consegnare la bozza di Legge di Stabilità all’UE al fine di farla “approvare” prima che il Parlamento possa “APPROVARLA con modifiche non troppo sostanziose e che non cambino troppo la via maestra che verrà tracciata. Si prospetta un autunno “fiducioso”.

Nell’articolo si fanno delle ipostesi da parte dei “maggiori” economisti sul mercato per capire da dove potranno essere reperiti questi soldi.

Riassumiamo in pochi punti:

Lucrezia Reichlin, docente alla London Business School, direttore della ricerca Bce dal 2005 al 2008, vorrebbe una “ristrutturazione parziale del debito pubblico” e lo Stato dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di non ripagare interamente e/o alle condizioni previste le proprie obbligazioni tassando di fatto banche e risparmiatori.

Vincenzo Manes, presidente della holding Intek group e di Fondazione Dynamo, ma anche grande finanziatore della Fondazione Open di Matteo Renzi sarebbe favorevole ad una patrimoniale sulla ricchezza finanziaria privata optando per per una tassa sugli attivi finanziari detenuti dalle famiglie italiane ma con una destinazione d’uso particolare: finanziare la creazione di imprese sociali e progetti innovativi in campo artistico e culturale, ambientale, turistico e scientifico e nel settore del welfare

Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss fresco di nomina alla presidenza delle Ferrovie dello Stato, è contrario alla patrimoniale ma vorrebbe “Un’imposta di successione ben disegnata”.

Tito Boeri, ordinario di Economia e prorettore alla Ricerca dell’università Bocconi oltre che direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, crede nell’operazione di maggiore equità sociale lavorando su una riforma delle pensioni che sono state concesse con metodo retributivo. Vorrebbe anche utilizzare i fondi UE per abbattere il cuneo fiscale, ma l’Europa ha già detto no una volta a questa ipotesi quando con Letta siamo usciti dalla procedura di infrazione per lo sforamente del limite del 3% deficit/PIL. Auspicherebbe anche l’introduzione di un “sussidio di disoccupazione universale” che possa sostituire la cig in deroga e sia accessibile anche per chi oggi non è coperto dagli ammortizzatori sociali”.

Davide Serra, finanziere amico di Renzi, agirebbe sulla burocrazia riducendone la spesa tagliando i slari e i costi operativi o il numero di persone impiegate e si dovrebbe eliminare l’uso del contante “perché se tutte le transazioni fossero elettroniche, dunque tracciabili, l’evasione fiscale che attualmente è ai livelli più alti d’Europa si ridurrebbe di netto. Nei Paesi in cui il numero di pagamenti con bancomat e carte di credito è più alto (Olanda, Francia, Gran Bretagna e, un po’ staccata, Germania), la quota del “nero” sul Pil è metà di quella italiana. ” . (ndA: se la quota scende alla metà ma non scompare e i costi per gli utenti per i pagamenti tramite carta o con l’utilizzo dei pos restano quelli di ora, si farebbe solo un favore alle banche)

Luigi Paganetto, ordinario di Economia a Roma Tor Vergata e presidente del Centre for economic international studies, studierebbe in modo analitico le voci della spesa pubblica e le suddividerebbe per funzioni, tagliando quelle non prioritarie e potenziando le altre. Lui fa un esempio “Dentro la spesa per il trasporto regionale ci sono”. Bisognerebbe agire sulla corruzione che distorce la concorrenza.

Fedele De Novellis, partner della società di analisi e consulenza REF Ricerche, afferma “Se l’Italia fosse un’azienda, tagliare qualche decina di miliardi su 800 di uscite non sarebbe un problema”, ma sono capitoli di spesa in parte già ridotti e in parte fuori dal controllo del Governo che potrebbe agire solo su sanità e pubblico impiego. Renzi lo aveva escluso  detto il giorno del Dl Irpef da parte del governo. Ma nella legge di Stabilità i tagli alla sanità ci saranno e lo stanno decidendo nel Patto per la Salute, l’accordo finanziario triennale tra Stato e Regioni. Potrebbero essere risparmiati 10 miliardi con la digitalizzazione dei processi, taglio dei mini ospedali, riforma dei ticket e maggiori poteri in capo all’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas).

E ora, cosa deciderà il Premier? Ha detto di essere l’unico ad aver abbassato le tasse. Ha detto che non avrebbe tagliato scuola e sanità. Ha detto che fin troppe cose in questi mesi e sono sempre state smentite dai fatti. Ha ripetuto in modo estenuante di essere “la speranza” ma quello che la realtà mostra va al di là della speranza, è un’ecatombe economica e sociale, soprattutto al sud.

Credo rimarrò ancora un po’ tra i “gufi”, almeno potrò dire di non aver sperato invano dando una fiducia in bianco a chi ha dimostrato di non meritarla dal principio.

Fonte: newspedia.it

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