Il lupo, si dice, perde il pelo, ma non il vizio. Il premier Matteo Renzi ci ricasca e utilizza un elicottero pubblico per la campagna elettorale a favore del Sì.

Solo che questa volta, al posto del velivolo di Stato, il presidente del Consiglio ne ha utilizzato uno di turno per l’emergenza nazionale, lasciando sguarnito il Sud Italia di un mezzo destinato unicamente ed esclusivamente a eventuali necessità legate a calamità naturali o esigenze di soccorso.

I fatti risalgono a sabato 19 novembre, giorno di propaganda passato dal capo del governo tra Potenza, Matera e Caserta.

Le condizioni meteorologiche non erano delle migliori, tanto che le cronache parlavano di «allerta meteo». È da Roma che partì l’elicottero presidenziale. Quello bianco con scritto «Repubblica italiana» sulla fiancata, per intenderci. Ma la perturbazione era così intensa che il velivolo fu costretto a tornare indietro poco dopo.

Pur di portare a termine la campagna elettorale, però, il premier, ligio alle proprie convenienze, fece partire un altro elicottero, quello dell’Aeronautica militare, di turno Sar (Search and rescue), ovvero il velivolo di soccorso responsabile in quel momento per l’area da Roma in giù, da una base del Sud Italia. Il velivolo caricò Renzi a Potenza e lo portò a Matera. Per un tragitto di 102 chilometri, per i quali in auto sarebbero serviti 1 ora e 20 minuti di percorrenza, il mezzo impiegò pochi minuti.

Finito il comizio elettorale, il presidente del Consiglio salì nuovamente sull’elicottero e fu trasportato a Caserta, dove parlò nuovamente per promuovere il Sì. Quindi, fu accompagnato a Grazzanise dove si imbarcò sull’Airbus di Stato per altra destinazione. Questo viaggio è costato al contribuente 39mila euro, di cui 18mila per il solo carburante. E i vari voli sono stati autorizzati, come sempre, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, lo stesso che tempo fa fece levare un elicottero dell’Aeronautica militare per farsi accompagnare dalla caserma «Macao», nel centro di Roma, a Pratica di mare. Lo stesso che autorizzò anche il tragitto, con elicottero di Stato e sempre per la campagna elettorale pro Sì da Messina a Reggio Calabria lo scorso 22 ottobre.

Insomma, per due giornate di propaganda, visto che l’altra volta Renzi ci fece spendere 32.500 euro di cui 17mila di carburante, i cittadini italiani hanno sborsato 71.500 euro di cui 35mila solo di combustibile.

Peraltro, l’elicottero utilizzato dal premier è come quello che tre giorni dopo, ovvero il 22 novembre, ha salvato un uomo a Salemi, in provincia di Trapani, che era disperso da 24 ore in una zona impervia. Le operazioni di recupero erano state ordinate dal Comando operazioni aeree di Poggio Renatico, che aveva dato l’allarme visto che la ricerca e il soccorso, il trasporto «sanitario d’urgenza di ammalati in pericolo di vita e di traumatizzati gravi, oltre che la ricerca di dispersi in mare e in montagna, sono garantiti 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno». Emergenze, però, che non hanno niente a che vedere con una campagna elettorale, anche se portata avanti dal presidente del Consiglio.

È da chiedersi il perché la vicenda dell’uso indiscriminato dei mezzi aerei della flotta di Stato o dell’Aeronautica militare per fini non attinenti agli impegni istituzionali non siano ancora stati oggetto, come avvenuto invece in passato per altri politici, di interesse da parte di profili garanti della legalità.

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