L’idea di una moneta italiana parallela all’euro si sta diffondendo, anche grazie all’uscita dell’ex primo ministro Berlusconi. Qui ne parla Reuters, che fa una panoramica delle varie ipotesi in circolazione, dalla doppia moneta di Berlusconi, ai MiniBOT del professor Borghi, alla moneta fiscale del professor Zezza. Se per alcuni la nuova moneta potrebbe essere usata come mezzo di pressione per ottenere un ammorbidimento delle regole da parte di Bruxelles,  i più forti sostenitori della moneta parallela puntano ad utilizzarla per preparare il terreno all’uscita dell’Italia dall’euro, evento che prima o poi appare destinato a verificarsi. 

di Gavin Jones, 8 Settembre 2017

ROMA (Reuters) – I principali partiti di opposizione italiani stanno sostituendo le loro richieste di uscire dall’euro con delle proposte apparentemente meno radicali, di affiancare all’euro una nuova moneta che secondo loro può favorire la crescita e l’occupazione.

Tuttavia, se uno di questi possibili regimi di moneta parallela venisse adottato con successo, molti italiani potrebbero convincersi che l’economia può funzionare anche senza l’euro, e rendere così più probabile un’eventuale uscita dalla moneta unica.

È un grande “se“: i precedenti piani di questo genere sono stati sperimentati in tutto il mondo con risultati contrastanti e ci vorrà un grosso cambiamento politico perché una cosa del genere possa accadere in Italia, ma non è da escludere.

Roberto Perotti, professore di economia presso l’Università Bocconi di Milano, ha affermato: “Si può fare, dal punto di vista tecnico e politico, è perfettamente possibile“.

Tre dei quattro maggiori partiti italiani – il partito di opposizione Movimento 5 stelle, e i partiti di destra Lega Nord e Forza Italia di Silvio Berlusconi – propongono l’introduzione di una valuta parallela dopo le elezioni previste all’inizio del prossimo anno.

Hanno elaborato la proposta della doppia valuta come un modo per continuare a intercettare il diffuso sentimento anti-euro degli italiani, evitando – almeno per ora – il grosso sconvolgimento e le turbolenze del mercato che un’uscita netta dall’euro potrebbe scatenare.

I sondaggi attualmente prevedono un parlamento diviso, in cui i tre partiti potrebbero ottenere la maggioranza dei seggi, ma non riuscire a formare un governo a causa delle divisioni su altre questioni.

Alcuni parlamentari della Lega Nord e dei 5 stelle affermano che il loro obiettivo primario è convincere Bruxelles e gli altri paesi partner dell’Italia a cambiare le regole fiscali europee per consentire loro una maggiore spesa pubblica e il taglio delle imposte. La minaccia di una moneta parallela, cui la Commissione europea si oppone, può aiutarli a raggiungere questo obiettivo, dicono.

Tuttavia, molti dei più forti sostenitori del regime della doppia moneta sono anti-euro e riconoscono che uno dei suoi obiettivi principali sarebbe quello di preparare il terreno per un’uscita dall’euro, quando sarà il momento.

Con una moneta parallela in circolazione, se vogliamo uscire dall’euro la nostra economia sarà ancora in grado di operare, anche se la Banca centrale europea cercasse di schiacciarci chiudendo i rubinetti della liquidità in euro”, ha detto il responsabile dell’economia della Lega Nord, Claudio Borghi.

Gli italiani erano fortemente pro-euro quando la moneta unica è stata lanciata, nel 1999, ma da allora l’Italia è stata l’economia più lenta dell’area dell’euro e molti considerano l’euro responsabile del peggioramento del loro standard di vita e dell’alta disoccupazione.

Un sondaggio dell’agenzia Winpoll a marzo ha mostrato che solo una metà degli italiani sostiene l’euro e un sondaggio a livello europeo nel mese di luglio da parte del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung ha mostrato che solo il 17% degli italiani dichiara di essere soddisfatto della direzione in cui si sta muovendo l’Unione europea, la metà della media UE.

MERCATI NERVOSI

La Commissione europea è preoccupata delle voci sulla valuta parallela, come anche i mercati finanziari.

Il mese scorso, dopo che Berlusconi ha dichiarato di essere favorevole alla stampa di una “nuova lira” per uso interno, allo scopo di pompare denaro nell’economia, gli investitori hanno venduto i titoli del governo italiano. Secondo il piano di Berlusconi gli euro continuerebbero ad essere utilizzati per tutte le operazioni internazionali e dai turisti.

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Berlusconi, che è stato primo ministro italiano per quattro mandati, aveva già presentato la proposta in precedenza, ma i mercati ora sono particolarmente aggressivi, davanti alla prospettiva di una tornata elettorale in cui il partito democratico (PD) al governo  è l’unico a non voler mettere in discussione l’attuale impostazione dell’euro.

Il PD è dato testa a testa con il Movimento 5 stelle, mentre gli alleati della Lega Nord e di Forza Italia sono dati al terzo e al quarto posto.

Alla nostra richiesta di un commento per questo articolo, la Commissione europea ha dichiarato che nell’area dell’euro è ammessa una sola moneta legale. Eppure molti sostenitori della doppia valuta sostengono che questo non è un ostacolo.

Essi sostengono che la definizione di “moneta legale” si riferisce alla valuta che i venditori sono obbligati ad accettare. Se non esiste alcun obbligo, una valuta parallela non violerà i trattati dell’Unione europea, dicono.

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies a Bruxelles, è d’accordo. “Se non ci sono obblighi, non esiste alcun problema legale”, ha dichiarato.

Tuttavia, Gros dubita che queste proposte verranno mai adottate, considerandole solo delle posizioni volte a distrarre l’attenzione dal vero problema dell’economia italiana, che è una mancata crescita della produttività.

“PRONTI AL CROLLO DELL’ EURO”

I sostenitori della valuta parallela in Italia guardano al successo dei buoni pasto forniti dai datori di lavoro, attualmente utilizzati da milioni di italiani per l’acquisto di generi alimentari, oltre che per i pasti.

Le valute parallele hanno numerosi precedenti storici. Berlusconi cita spesso le AM lire, introdotte in Italia dagli alleati durante e dopo la seconda guerra mondiale. Uno dei casi più riusciti è il franco svizzero WIR, lanciato nel 1934 per essere utilizzato dalle imprese, che ancora le aiuta a ottenere credito a basso costo nelle fasi di calo del ciclo economico.

Marine Le Pen, leader del Front National, partito francese di opposizione alla UE, durante la campagna elettorale di quest’anno ha proposto la reintroduzione del franco in parallelo con l’euro.

Borghi della Lega Nord ha dichiarato che l’Italia “deve essere pronta per il collasso dell’euro“, che secondo lui è solo una questione di tempo.

Egli è l’architetto della proposta del partito – che Berlusconi ha anche lasciato intendere che avrebbe sostenuto – detta dei “Mini-BOT”, dal nome dei titoli di Stato italiani a breve termine.

Borghi dice che inizialmente circa 70 miliardi di euro di questi Mini-BOT di piccolo taglio, privi di interessi, sarebbero emessi dal Tesoro a favore delle imprese e delle persone fisiche che vantano crediti nei confronti dello Stato, come pagamento di servizi o come rimborsi fiscali.

Potrebbero quindi essere utilizzati come denaro per pagare le imposte e qualsiasi servizio o bene fornito dallo Stato, tra cui, ad esempio, la benzina nelle stazioni di servizio gestite dall’ENI, l’impresa petrolifera a controllo statale.

Borghi sostiene che questo convincerà le persone ad usarli e le imprese ad accettarli come mezzi di pagamento, e ha già lanciato dei sondaggi su Twitter e su Facebook per scegliere le proposte più popolari per le immagini da stampare sui Mini-BOT.

Perotti della Bocconi ha dichiarato che l’impatto potrebbe essere grave: “Aumenterà il debito pubblico, Bruxelles farà delle obiezioni e, soprattutto se saranno emessi su larga scala, potrebbero rendere più probabile che alla fine saremo costretti a uscire dalla zona euro”.

Gli economisti che sostengono l’idea ammettono che farà aumentare l’enorme debito pubblico italiano, il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia, ma dicono che questo problema sarà presto superato grazie all’impatto positivo sulla crescita economica.

Il partito di opposizione Movimento 5 stelle, che ha ripreso i piani per un referendum sull’euro, sostiene una proposta di “moneta fiscale” presentata dal professore di economia Gennaro Zezza che, come Borghi, crede che l’euro prima o poi fallirà.

La moneta fiscale di Zezza inizialmente sarebbe una moneta elettronica, ma il professore ha detto che le banconote potrebbero essere emesse entro circa un anno. La moneta fiscale permetterebbe allo Stato di pagare gli stipendi pubblici e di finanziare investimenti e, come per i Mini-BOT, potrebbe essere utilizzata dai cittadini per pagare le tasse.

La nostra idea ha molto in comune con i Mini-Bot“, ha aggiunto Zezza.

via Voci dall’Estero

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