Due delle più grandi banche cinesi offrivano veri e propri servizi di riciclaggio ai propri clienti

Uno dei motivi principali, se non il principale, della ripresa del mercato immobiliare statunitense, e in particolare del segmento ultra-lusso, registrato negli ultimi due anni, è dovuto agli investitori stranieri, in particolare ai cittadini cinesi che hanno speso 22 miliardi di dollari per acquistare beni immobili tra il marzo 2013 e il marzo di quest’anno. Il rapporto della National Association of Realtors, l’associazione americana degli agenti di real estate, ha infatti confermato che l’acquisto di proprietà negli Stati Uniti da parte di investitori stranieri è aumentato del 35% nel 2013, con i cinesi come maggiori acquirenti. Come precisa Zerohedge, però, si tratta di oligarchi cinesi che, venuta meno la sicurezza offerta dalla Svizzera per depositare i propri soldi, hanno scelto le abitazioni di lusso degli Stati Uniti come la migliore alternativa per il riciclaggio di denaro.

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Questo significa che, lungi dall’indicare una ripresa, come i recenti aumenti nelle vendite del segmento ultra lusso del settore immobiliare statunitense erano stati a lungo propagandati, il rialzo dei prezzi delle proprietà di lusso era semplicemente l’effetto del riciclaggio di denaro della Cina, che a differenza degli Stati Uniti non si è mai fatto strada nel mercato azionario cinese ma è finito nel settore immobiliare statunitense. Una volta individuato il responsabile, prosegue ZeroHedge, non resta che rispondere a due domande. 
La prima. Come hanno fatto milioni di “acquirenti” cinesi a portare decine di miliardi di yuan o dollari fuori dal continente, un paese che, come è noto, ha rigorosi controlli sui capitali in uscita? Secondo la legge cinese, infatti, i cittadini sono autorizzati a spostare solo l’equivalente di 50.000 dollari fuori dal paese ogni anno: sicuramente non una quantità non sufficiente per acquistare un appartamento di lusso a New York!
La risposta ha a che fare con veri e propri servizi di “riciclaggio di denaro” offerti non da una, ma da due delle più grandi banche cinesi: Bank of China e Citic. Come riporta SCMP Hong Kong, un giorno dopo che Bank of China (BOC) è stata accusata dall’emittente di Stato, CCTV, di offrire palesemente servizi di riciclaggio di denaro e infrangere le regole di cambio per aiutare le persone a spostare denaro fuori dal paese, è emerso che una seconda banca statale offriva lo stesso servizio.
E la più grande ironia è che la Citic è controllata nientemeno che dal “Consiglio di Stato”, la principale autorità amministrativa del Repubblica popolare cinese.. In altre parole, mentre dal un lato la Cina vietava il deflusso di denaro, dall’altro forniva gli stessi servizi che aveva in precedenza proibito!
Un aspetto inquietante della vicenda è l’implicazione della PBOC che non solo era a conoscenza della prestazione di questi servizi fin dal 2011 ma sembra averli anche efficacemente incoraggiati.
La seconda domanda è: perché? Semplice,spiega il blog americano, per tenere sotto controllo l’inflazione.
Come ricorda ZeroHedge, la Cina è un paese che crea quasi 4.000 miliardi dollari in depositi bancari ogni anno e dove, nel 2011, l’inflazione fuori controllo ha portato a diversi disordini in varie città. E poiché la Cina non può ridurre il ritmo della creazione di prestito a livello macro senza danneggiare la sua economia, ha bisogno di trovare sbocchi – legali o di altro tipo – che permettano il deflusso di fondi. Non è, quindi, affatto sorprendente che, come riporta SCMP, questi servizi di riciclaggio siano stati lanciati nel 2011, proprio mentre la Cina sperimentava un’impennata dell’inflazione e Pechino aveva bisogno di un modo veloce per risolvere la sovrabbondanza di liquidità interna. Fondamentalmente a quel punto la banca centrale ha deciso chiudere gli occhi mentre gli oligarchi trasferivano fondi all’estero. Questo spiegherebbe l’ intenzione di tutti di mantenere il regime a galla il più a lungo possibile, almeno fino a alle rivelazioni della CCTV. Supponendo che a questa rivelazione seguirà un giro di vite sulle banche cinesi, che porterà a far rispettare le limitazione del deflusso, questo potrebbe tradursi nella peggiore notizia possibile non solo per l’inflazione cinese, ma anche per gli Stati Uniti.
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