Il Catasto non è mai partito, solo annunci su annunci e cosa dire dei tanti condomi edilizi, lo Stato ha incassato i soldi ma credo siano ancora tutti da verificare. C’è poi sul territorio una merea di immobili che andrebbero (dovrebbero) essere abbattuti, per svariate ragioni, ma la politica anche in questo caso è latitante. Quelle poche demolizioni che hanno fatto hanno creato grandi problemi alle Ditte esecutrici per questo l’incarico dovrebbe essere commissionato all’esercito (genieri) che con adeguato supporto e metodi spicci dovrebbe radere al suolo ogni edificio abusivo, questo almeno ci si aspetterebbe da uno Stato garantista che ha a cuore il controllo del territorio e la tutela dei Cittadini onesti.

In teoria la grande novità di questa riforma dovrebbe essere la variazione del calcolo del valore dell’immobile da “vano” usato attualmente a “metro quadro”.

Evidentemente ciò appare a netto svantaggio dei “ricchi” le cui case possono avere vani di decine di metri quadrati a differenza dei “poveri” che ha vani anche piccolissimi e generalmente inferiori ai dieci metri quadrati ma valutati catastalmente come singolo vano. O trovano una scappatoia per continuare a fare pagare le tasse ai poveri oppure … nulla.

La riforma di fatto era già pronta e il governo Renzi era in procinto di mandarla alle Camere. Ma è arrivato lo stop per l’esecutivo sono stati i rilievi sull’osservanza della clausola della invarianza per la tassazione degli immobili. Insomma il rischio è che possano mutare ancora le tasse sugli immobili col nuovo catasto. E così Confedilizia prova a lanciare un messaggio chiaro a Gentiloni: “Leggiamo sulla stampa che il Governo Gentiloni starebbe pensando di riesumare quella riforma del catasto che il Governo Renzi aveva ritirato, nel giugno del 2015, perché non forniva adeguate garanzie di invarianza di gettito, aprendo all’opposto uno scenario di ulteriori aumenti di tassazione sugli immobili, mascherati attraverso improbabili “redistribuzioni”, si legge in una nota

loading...