Adesso che settembre si avvicina al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, toccherà fare i conti con la dura realtà. Come sottolineato dal Giornale da un paio di settimane a questa parte, il rallentamento della crescita economica anche per causa della Brexit e il materializzarsi della deflazione (anche se non è detto che il 2016 si chiuda con i prezzi al consumo in calo tendenziale) stanno facendo saltare i conti del Def di aprile che stimava +1,2% di Pil quest’anno e +1% di inflazione.

Tenere fede a tutte le promesse fatte finora non sarà pertanto possibile. E così ieri il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in un’intervista ad Affari italiani, ha messo le mani avanti. «Nessuno ha mai detto che avremmo fatto l’intervento Irpef nel 2017», ha sottolineato ricordando che «entro il 2018, cioè entro la fine della legislatura, si tornerà ad intervenire sulla pressione fiscale sul lavoro». Insomma, il mini-taglio delle aliquote Irpef (ultimamente si parlava di ridurre di un punto la più bassa del 23%) non dovrebbe essere anticipato perché il trend dell’economia non lo consente. La frenata del Pil, anche se Bruxelles confermasse i circa 17 miliardi di flessibilità dell’anno scorso (molto improbabile), imporrà una correzione di sicuro superiore ai 10 miliardi, tenuto conto degli impegni con l’Unione Europea.

Ne consegue che mancano 8 miliardi almeno per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’Iva che valgono 15 miliardi. Il governo ha ribadito sempre di voler rispettare l’impegno (e non potrebbe essere altrimenti visto la concomitanza tra nuova legge di Bilancio e referendum), quindi al momento niente taglio Irpef. E probabilmente qualsiasi intervento sulle pensioni non dovrà comportare costi esorbitanti. Di qui i 600 milioni anziché il miliardo inizialmente ipotizzato per la garanzia statale sul prestito pensionistico. Bonus per pensionati e altre provvidenze dovranno aspettare. Gli incontri tra il ministro Madia e Cgil, Cisl e Uil sul contratto degli statali domani e quello di venerdì tra il ministro Poletti e i sindacati sulle pensioni non partono con i migliori presupposti. «Auspico che si arrivi a un’intesa», ha detto ieri Morando rimarcando molto, però, che «l’impatto (finanziario dei temi in discussione ndr) è molto limitato».

Il tenore di questi discorsi fa pensare che il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, non si sia discostato molto dalla realtà dei fatti allorquando ha evidenziato che «mancano alle casse dello Stato almeno 16 miliardi di euro». Bisogna, infatti, ricordare che il taglio di tre punti e mezzo dell’aliquota Ires per le imprese al 24% dall’anno prossimo, ancorché già spesato, va comunque confermato. Un indizio delle difficoltà è poi confermato dall’enfasi che l’esecutivo pone sulla «soluzione di mercato» per le crisi bancarie (Mps in primis). I conti, evidentemente, soffrirebbero in caso di intervento diretto. Il governo continuerà a «mantenere la barra diritta, che è quella del consolidamento e crescita nello stesso tempo», ha detto ieri Padoan alla conferenza stampa conclusiva del G20. Senza dare segnali di nervosismo.

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