BUCAREST – “Questi giovani coraggiosi in piazza sono l’unica speranza. Ma mancano una forza politica o un leader a rappresentarli. E lo sfondo mondiale, da Trump a Marine Le Pen, agli umori antisemiti che da noi come altrove nell’ex impero sovietico diffamano ogni critica come ispirata da Soros, indicano una crisi della democrazia”.

Andrei Plesu, massimo intellettuale critico romeno e veterano del dissenso, analizza a caldo la situazione.

Le proteste continuano, il presidente Iohannis ha chiesto le dimissioni del governo. Pericolo di scontro frontale?

“Al tempo. Il presidente ha tenuto un discorso molto equilibrato. I socialdemocratici, ha detto, sono legittimati dal voto a governare.

Ma chi ha provocato la crisi col decreto deve trovare una soluzione. Elezioni anticipate sono troppo, un solo ministro dimissionario è troppo poco.

Preoccupa la reazione del governo: assente dall’aula, abbandonata tra grida di protesta dalla maggioranza. Atteggiamento incivile, e non intelligente”.

Ma perché, se appunto sono legittimati dal voto a governare?

“Perché non sanno fare politica. Introdurre d’urgenza quel decreto sulla depenalizzazione dei reati di corruzione, misura che non era nel loro programma elettorale, è stato un errore tattico clamoroso.

Non vorrebbero pagarlo, ma pagano. I partiti d’opposizione però sono troppo deboli, disorganizzati, privi di leader. Deprimente. Temo una crisi lunga”.

I cortei governativi contro il presidente fanno temere sbocchi violenti?

“Erano pochi anziani, forse nostalgici del passato. Mi preoccupa di più come la maggioranza discredita i dimostranti anti-corruzione.

Li dipinge come strumenti di una manipolazione o provocazione oscura. Ricorda il linguaggio dei regimi comunisti contro il dissenso, le accuse di Ceausescu contro la rivolta di Timisoara.

Dragnea, il leader socialista, è astuto e realista. Resiste al pressing dei falchi del partito per un megacorteo governativo. Il problema però sono due idee inaccettabili.

Primo, che ogni manifestazione o critica della società civile sia ispirata e aiutata da forze impure. Quindi non è accettata. Idea totalitaria.

Secondo, che i romeni siano sempre facili prede di manipolatori stranieri. Oggi non a caso nostalgici, ex della Securitate e nazionalisti dipingono la rivoluzione dell’89 come un complotto americano, o russo, o ungherese contro la patria.

E verso l’Unione europea che chiede lotta alla corruzione, alti esponenti governativi dicono “non ci lasceremo ricolonizzare da quel potere sovranazionale” “.

Anche qui, come in Polonia e Ungheria, umori cupi?

“Finora la Romania sembrava in una situazione migliore in questo senso rispetto a Polonia e Ungheria. Ora davanti a quegli attacchi, la mia sola speranza contro i venti nazionalisti, autoritari, magari xenofobi anche da noi sono questi giovani.

Non solo perché sono tanti, ma per il loro stile”.

Chi sono questi tanti giovani in piazza?

“Giovani coraggiosi, ma non solo. Informati, decisi. Convinti che la democrazia va difesa. Una giovane élite urbana, geniale anche nella creatività degli slogan ironici contro il potere.

E maturi: rifiutano violenza e aggressività, scelgono l’umorismo, gridano “la situazione è così grave che anche gli introversi scendono in piazza”.

Hanno mantenuto il carattere pacifico della protesta, marginalizzato i violenti. Sono istruiti, disciplinati, alieni alla demagogia, non s’identificano in questo o in quel partito, ma rispondono agli imperativi etici. Ma manca una qualsiasi leadership politica capace di raccogliere il loro slancio”.

Fonte: qui

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