È passata quasi inosservata la notizia. E già. Perché, se regali 80 euro, allora tutti ti dicono bene, bravo, bis, soprattutto se ti chiami Renzi. Se invece gli 80 euro li prometti ma poi non li dai più, e ti chiami sempre Renzi, allora i giornali si nascondono, fanno finta di niente, dicono “e vabbè che sarà mai”. Fino a ieri, nella maggioranza, si era parlato di estendere il bonus famoso degli 80 euro anche alle famiglie monoreddito e con figli a carico. Sembrava una misura giusta, equa, aperta alle esigenze vere di chi ha una famiglia e non riesce ad assicurare ai propri figli una stabilità. Sembrava un segnale di speranza, che qualcuno finalmente si occupasse di famiglia. Sembrava.

Sì, perché poi, all’indomani della promessa, si è scoperto che quel provvedimento slitterà all’anno prossimo e rientrerà, forse, nella legge di Stabilità 2015. Un altro anno, massì, le famiglie possono aspettare. Non si vota mica fino al 2015. Il rinvio, oltre a non essere coerente col mito del «facciamo tutto e subito», testimonia alcune cosette che sarebbe bene ricordare a chi idolatra Renzi come il salvatore della patria.

Numero 1. Le coperture sono finite. Per sostenere nuove misure fiscali, non ci sono più soldi. E quindi, la famosa aggiunta degli 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti non sarà l’inizio di un percorso virtuoso di detassazione che riguarderà anche altre categorie. Per il momento, partite Iva, pensionati e famiglie monoreddito possono continuare a dormire sonni agitati: infatti non avranno alcun regalino da don Matteo.

Numero 2. Renzi ha perso una grande occasione. Lui fa tanto il boy scout, il bravo figliuolo che tiene alla famiglia. Poi però, quando si tratta di intervenire con misure concrete, se ne lava le mani. Quell’aiuto ai nuclei in difficoltà, e il premier lo sa bene, non aiutava solo ad arrivare a fine mese chi porta a casa appena uno stipendio; ma era anche un invito a guardare al futuro, a procreare, a non aver paura di metter figli al mondo, un messaggio per dire: non preoccuparti, se diventi padre o madre, lo Stato ti dà una mano. Anzi, ti premia per questo.

Numero 3. Gli 80 euro già consegnati erano solo una mancia elettorale. Per carità, si tratta di una misura concreta, che tanti
italiani, giustamente, hanno benedetto come una manna dal cielo. Non siamo di quelli che «gli 80 euro sono pochi», e «che ce ne dobbiamo fare di 80 euro». In questo momento, e per un lavoratore dal reddito medio-basso, gli 80 euro fanno, eccome. Il problema è che quella misura è stata introdotta appena prima della tornata elettorale, con vaghe promesse di essere la prima di una lunga serie. Non era così, e lo hanno dimostrato i fatti. E questo brucia molto: se a uno che non ha soldi, gli fai percepire anche per un giorno la possibilità di averne un po’ e poi lo disilludi il giorno dopo, lo rendi ancora più infelice di quanto non fosse prima.

Numero 4. Il Nuovo Centrodestra non conta davvero nulla. L’introduzione del bonus di 80 euro alle famiglie monoreddito con figli è stata una proposta lodevole del partito di Alfano. Peccato però che quell’emendamento inserito nel decreto Irpef sia stato subito scartato e rinviato, giusto per dare un contentino ad Angelino. È la dimostrazione, l’ennesima, di quanto il Ncd non abbia alcuna voce in capitolo nelle decisioni del governo. E di quanto la sua influenza, in termini percentuali ma anche fattuali, sia pressoché inconsistente. Dispiace, perché ogni tanto qualche buona idea viene anche a loro. Ma per portare avanti certe battaglie ci vuole una forza numerica ben diversa. E forse ci vuole anche un’altra maggioranza. Che so, magari di centrodestra.

Fonte: lintraprendente.it

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