Il giovane imprenditore Diego Marchiori, lanciando una sfida in questi tempi di crisi, aveva preso in mano le redini dell’azienda del padre specializzata in rifiniture di mobili di lusso in legno. Alle tasse insostenibili, che colpiscono tutte le piccole imprese nel territorio, si sono aggiunte le sanzioni alla Russia, il colpo di grazia che ha ucciso l’azienda Ecolux di Marchiori.Renzi parla di continuo dell’importanza del Made in Italy, ma non spende mai nemmeno una mezza parola sul destino di tutti gli imprenditori che dopo anni di tasse disumane, si sono ritrovati a chiudere bottega per le politiche incomprensibili del governo. Renzi fa le sanzioni alla Russia e gli imprenditori abbandonati ne pagano le conseguenze. Diego Marchiori, che ha lanciato un appello in una lettera pubblicata da lofficina.org, ha rilasciato un’intervista a Sputnik Italia sulla sua triste vicenda.

Diego, lei è stato costretto a chiudere la propria azienda. Le sanzioni alla Russia, imposte anche dal governo italiano, hanno fatto la loro parte in questa triste vicenda?

— Sì, certo. Quando le tensioni in Ucraina si sono acuite è iniziata la nuova guerra fredda fra le potenze NATO e la Federazione russa, che ha generato queste sanzioni contro il popolo russo, a mio avviso insulse. La nostra azienda come altre ha sentito quasi subito gli effetti delle sanzioni e della conseguente svalutazione del rublo che ha portato un calo degli ordini di produzione.

Il nostro lavoro era conto terzi, non eravamo produttori diretti, però la verniciatura che davamo sui mobili erano delle finiture destinate ad un arredamento di lusso, che era molto apprezzato nel mercato russo, ucraino e siriano.

Le sanzioni alla Russia nel 2015 hanno causato per noi un crollo sempre più verticale del fatturato fino ad arrivare nel 2016 quando ho dovuto applicare 13 settimane di cassa integrazione e ad ottobre, non avendo ordini in arrivo, ho dovuto decidere con mio papà di chiudere l’azienda. Le prospettive non c’erano, perché la tipologia del distretto del mobile classico piace molto di più ad un cliente dell’est Europa che ai clienti americani. Il governo non ha accettato di fare queste sanzioni applicando delle contromisure compensative per tutte le piccole imprese che stavano subendo gli effetti diretti. Il governo ha imposto le sanzioni e ci ha lasciato da soli.

Che cosa significa dover chiudere l’azienda di famiglia?

— Mio papà è il titolare e ci ha messo più di tutti del suo nell’azienda, questo settore lo conosce da trent’anni. Il suo desiderio per questa azienda era creare posti di lavoro, consideri che con la nostra azienda vivevano otto famiglie. Il nostro spirito imprenditoriale è sempre stato quello di fare un’impresa come una famiglia, creare quel clima che contraddistingue tutte le piccole imprese qui nel territorio. Arrivare a decidere di chiudere e prima ancora soffrire più di un anno di crisi che non ci permetteva neanche di guardare al futuro con un minino di volontà di investimento, a me spezza il cuore.

Io ho 28 anni e ritengo di avere delle risorse per poter ricollocarmi nel mercato del lavoro, ma chi ha 50 anni e ha da sempre lavorato nel settore dei mobili, dove trova lavoro oggi, quando abbiamo aziende che chiudono ogni giorno?

Leggevo una notizia questi giorni della Camera di Commercio di Verona: le aziende italiane sono in costante calo, mentre aumentano le aziende straniere. La disoccupazione continua ad aumentare, prospettive non se ne vedono. Abbiamo uno Stato che non pensa ai cittadini che si stanno impoverendo e alle imprese che non ce la fanno più, perché ci sono le sanzioni e abbiamo una pressione fiscale da criminali.

Oltre le sanzioni, che hanno minato i rapporti con il mercato russo, le tasse in Italia sono insostenibili. In televisione non fanno che parlare di crescita. Diciamo come stanno le cose, qual è la realtà che vivono i piccoli e medi imprenditori?

— C’è un’Italia che racconta un sacco di fandonie ed un’Italia reale che invece vive i problemi veri. Le faccio un esempio concreto. Ad inizio anno il commercialista ci chiama e ci dice di pagare l’F24, si andava oltre i 5 mila euro di tasse, per noi una cifra altissima, perché non facevamo grandi fatturati.

L’assurdo è che noi dobbiamo pagare in anticipo lo Stato, perché questo decide quanto fatturato dovremmo fare durante l’anno. Arrivi a fine anno e se hai fatturato troppo o troppo poco, ci sono gli studi di settore che ti definiscono incongruo e incoerente. Anziché sviluppare le imprese, dare maggiore dignità ai dipendenti, investire in macchinari, dobbiamo essere preoccupati che da un lato non arrivi Equitalia, dall’altro non ci arrivi lo Stato con tasse assurde. Queste tasse ogni anno cambiano nome ed è difficile destreggiarsi in una situazione del genere.

Che cos’ha intenzione di fare adesso, se posso chiedere? Qual è l’umore a casa?

— Non passa giorno che io non pianga, perché ci ho messo molto di mio ed era una sfida che volevo vincere. Il sapore amaro della sconfitta pesa. Terminato ottobre, mi prendo qualche settimana per respirare, perché psicologicamente è una botta molto forte e mi permetto di dire che capisco veramente quelle famiglie e gli imprenditori i quali hanno subito un suicidio. So che cosa si prova nel dover smantellare la propria azienda, è come se morisse un figlio o una persona cara.

Siamo a 710 suicidi negli ultimi anni per crisi economica, su questo lo Stato sta sempre zitto.

Agli imprenditori martoriati dalle tasse e colpiti dalle sanzioni antirusse non si dà voce. Lei che cosa direbbe a Renzi e al governo?

— Mi sembra che parlare con Renzi sia inutile, quindi francamente non saprei che cosa dirgli. Vedendo come si destreggia in Parlamento, ponendo questioni di fiducia a destra e a manca, non mi pare un politico degno di ascolto.

Per quello che è nelle mie piccole possibilità cerco di portare all’attenzione di più parlamentari possibili questa tragica realtà delle sanzioni alla Russia, che creano disoccupazione e morte delle imprese. Questa crisi risponde a logiche che non capiamo e talvolta portano a gesti estremi. Potrei dire di abbassare le tasse, ridurre la burocrazia, però ce lo continuano a dire, ma la realtà è sempre un’altra. Vediamo anche l’ultimo annuncio di Renzi di chiudere Equitalia, in realtà cambierà solamente nome e le tasse inique rimarranno.Mi sentirei di più di rivolgere un appello a Putin che guardi con simpatia e favore alle piccole imprese artigiane venete, che hanno dei rapporti con la Federazione russa. Noi non abbiamo nulla contro il popolo russo, né con quello ucraino. Vogliamo semplicemente vivere, dare lavoro ai nostri dipendenti e permettere anche a chi è dall’altra parte del mondo di essere felice quanto noi. Con la logica voluta in Europa, stanno creando delle inimicizie che noi non ci spieghiamo.

L’opinione dell’autore può non coincidere conla posizione della redazione.

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