PARIGI – Tutto ci si poteva aspettare, tranne che Sarkozy parlasse apertamente di “referendum per uscire dalla Ue che sarebbe votato da molte altre nazioni” Francia inclusa, ovviamente, e di disarticolazione della Commissione Ue e del ripristino dei controlli alle frontiere, e…

Ma andiamo con ordine.

“Il 23 giugno il popolo britannico ha deciso di lasciare l’Ue. Mi dispiace che l’abbia fatto perche’ credo che il Regno Unito appartenga all’Europa. Ma rispetto la sua scelta. Non posso immaginare niente di peggio del suggerire che la sua decisione possa essere ignorata”.

Inizia cosi’ un articolo pubblicato sul Financial Times scritto da Nicolas Sarkozy, ex presidente della Francia e candidato alle primarie repubblicane per le prossime elezioni presidenziali, che a partire dalla Brexit riflette sulla crisi europea. Il politico francese prevede negoziati duri e tecnicamente complessi e si chiede se i due anni che scatteranno dopo l’invocazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona saranno sufficienti per raggiungere un accordo soddisfacente per tutte le parti o si concluderanno con l’uscita automatica e quindi con una separazione non amichevole.

Cio’ che auspica Sarkozy e’ “un esito coerente”: “Nessuno puo’ essere dentro e fuori al tempo stesso, o godere di privilegi (e quali sarebbero, visto il disastro dell’euro e delle politiche Ue?) senza assumersi delle responsabilità. Questo non ha niente a che fare con una punizione: e’ semplicemente logico. Nessun governo europeo potrebbe acconsentire a concedere al Regno Unito il libero accesso al mercato unico se la Gran Bretagna non ne accettasse in cambio le regole, i doveri e le concessioni, compresa la libera circolazione delle persone”.

“Rispettare gli elettori britannici – prosegue Sarkozy – vuol dire anche riconoscere che i loro dubbi sul progetto europeo non possono essere liquidati come insulari e idiosincratici. Altre nazioni europee (tra le quali la Francia) avrebbero potuto votare nello stesso modo se ne avessero avuto l’opportunita’, e se l’avranno lo faranno, semplicemente perche’ il solco tra l’Europa e i suoi cittadini e’ piu’ ampio che mai”.

L’esponente dei Repubblicani francesi resta convinto che quella europea sia “l’unica via percorribile in un mondo globalizzato” e che quella dell’Unione Europea sia ancora “un’idea profondamente moderna”, ma proprio per questo sono necessarie radicali riforme che cambino completamente i connotati della Ue. Questa Ue se resta com’è si disgregherà molto rapidamente, anche prima che il Brexit diventi operativo.

“Rifondare la Ue significa prima di tutto – scrive Sarkozy –  ammettere che esiste piu’ di un’Europa. L’Europa dell’euro ha bisogno di approfondire la sua integrazione sotto una solida governance economica, sulle fondamenta del Meccanismo europeo di stabilita’ costruito durante la crisi – spiega -. I prossimi passi dovranno essere l’istituzione di un segretariato centrale che agisca come un Tesoro (ipotesi duramente contrastata dalla Germania) che quindi possa emettere titoli di stato europei con la trasformazione del Meccanismo europeo di stabilità in un Fondo monetario europeo, capace all’occorenza a finanziare stati con la garanzia di tutti gli altri”.

Questa è esattamente la proposta che aveva formulato Giulio Tremonti da ministro dell’Economia del governo Berlusconi quando propose i “titoli di stato europei garantiti dalla Bce”, e che era stata completamente rigettata dalla Germania.

“L’altra Europa – continua Sarkozy – deve tornare ai suoi compiti originari facendo si’ che il mercato interno funzioni regolarmente e concentrandosi su non piu’ di dieci questioni veramente strategiche, come le politiche agricole, industriali, della ricerca, della concorrenza e del commercio, lasciando tutto il resto nelle mani degli Stati membri, (quindi con una deregulation esattamente opposta a quello che viceversa vorrebbero fare con la Ue le euroburocrazie di Bruxelles)”.

“In seguito all’allargamento – conclude Sarkozy – e’ necessario anche rivedere immediatamente le prerogative della Commissione europea, per evitare che scavalchi i legislatori nazionali” (e questo significa ridare la libertà rubata alle nazioni dall’oligarchia che forma la Commissione Ue che oggi senza alcun diritto democratico dispoticamente comanda su tutte le nazioni che hanno aderito alla Ue).

“Infine – scrive Sarkozy – ribadisco anche la mia opposizione all’ingresso della Turchia nella Ue. Serve una nuova politica dell’immigrazione, che comprenda una nuova Schengen, politiche di asilo condivise, leggi contro il dumping sociale nel mercato del lavoro, l’accesso alle prestazioni sociali per gli stranieri solo dopo cinque anni di residenza, un’efficace protezione delle frontiere contro l’arrivo incontrollato di migranti, un’azione comune per il rimpatrio immediato dei clandestini e di chiunque non abbia diritto d’asilo nella Ue in quanto non profugo, e un Piano Marshall europeo per l’Africa”.

Che dire?

Si potrebbe concludere che si scrive Nicolas Sarkozy ma si legge Marine Le Pen…

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