Ad un passo dal baratro. Con queste poche parole potrebbe essere riassunta la situazione attuale di MPS, una situazione che nulla ha a che vedere con il referendum di domenica prossima, nonostante il Financial Times abbia provato a far terrorismo anche oggi affermando che in caso di vittoria del NO, 8 banche potrebbero fallire. Per la cronaca il suddetto foglio di carta è lo stesso che aveva pronosticato il tracollo del Regno Unito in caso di vittoria della Brexit, con PIL in picchiata, disoccupazione alle stelle e file di gente alle mense dei poveri. Peccato, per i suddetti articolisti prezzolati, che le cose siano andate in modo totalmente diverso, con Jaguar (ultima in ordine di tempo) ad annunciare 10.000 nuovi posti di lavoro, e con tutti gli indicatori economici ampiamente positivi. Così come sono state bellamente sconfessate le previsioni sui crolli di borsa a seguito della vittoria di Trump fatto del medesimo pezzo di carta.

Detto questo, se MPS è a meno di un passo dal fallimento, lo si deve solo ed esclusivamente ad una classe manageriale che definire incompetente, sarebbe poco. Sono ormai storia le enormi perdite accumulate da MPS sui derivati, in primis quelle su Santorini, il prodotto confezionato “ad hoc” da Detusche Bank (toh, chi si rivede), per coprire 376 milioni di euro di perdite su… un altro derivato creato sempre dalla medesima DB! Per non parlare della folle acquisizione di Antonveneta costata 16 miliardi (9 per l’acquisto + 7 per i debiti della banca), effettuata dall’allora presidente di MPS Mussari. Veneto Banca che oggi non vale più niente.

Ovviamente, di questo disastro saranno chiamati a rispondere non i vertici dalla banca, ma i soci, gli obbligazionisti e, molto probabilmente anche i correntisti. Sì, perché sia che vada in porto il maxi aumento di capitale sia che fallisca, saranno per la maggior parte persone comuni a dover mettere mano al portafogli, esattamente come accaduto con VenetoBanca o Popolare di Vicenza, dove molti pensionati hanno perso i risparmi di una vita. Solo che in questo caso si tratta di qualcosa come 13-15 miliardi di euro, 10 volte la catastrofe di Banca Etruria & sorelle marce.

Ora, difatti, si sta tentando di portare a buon fine la conversione di 4,3 miliardi di obbligazioni subordinate in azioni della banca. Differenza non da poco: le obbligazioni, normalmente, prevedono la restituzione del capitale, mentre le azioni possono essere rivendute a valore di mercato, che nel caso di MPS rasenta lo zero.

Per questi investitori siamo già al bail in, seppure mascherato da un’adesione “spontanea”. Quanto ci sia di spontaneo tra lo scegliere di perdere tutto e subito e sperare di recuperare qualcosa in futuro, lo lascio giudicare a voi.

Se poi l’aumento di capitale e la conversione “volontaria” non dovesse andare a buon fine, l’ondata di piena travolgerà anche le obbligazioni “normali” ed i correntisti sopra i 100.000, deflagrando sui risparmiatori con una potenza superiore a quella di una bomba atomica.

Tutto questo, in virtù delle normative europee e delle scelte imposte dai tedeschi dopo aver risanato le loro banche con i soldi pubblici. Una Ue che, se dovesse vincere il sì al referendum del 4 dicembre prossimo, diventerà ancora più invasiva nelle scelte politiche interne.

Destino ben diverso da quanto accaduto nel Regno Unito ai tempi della prima grande crisi, quella del 2008 quando, in virtù di non aver aderito al rapporto di cambi fissi falsamente chiamato moneta unica ovvero l’euro, salvò con denaro pubblico le banche, nazionalizzandole, risanandole e mettendole poi nuovamente sul mercato e si noti bene: alla fine guadagnandoci una barca di milioni di sterline. Soluzione impossibile per l’Italia in virtù dell’attuale doppio vincolo dell’adesione alla Ue ed all’euro.

Pensateci, fra meno di una settimana: che siate o meno correntisti ed obbligazionisti del MPS, quello che vedrete, sarà solo l’antipasto di quello che capiterà a molti di voi, in particolare se a vincere sarà la distruzione della costituzione portata avanti da questo governo.

Luca Campolongo

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