Renzi vuole spiare tutti gli italiani. Con l’approdo di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi, i democratici sono riusciti ad avere il controllo assoluto della sicurezza nazionale, occupando tutte le poltrone del Viminale.

Un monocolore renziano si è instaurato al ministero con il nuovo governo: un’operazione chirurgica che nemmeno la democrazia cristiana nella Prima Repubblica aveva mai osato immaginare. E, invece, all’esecutivo targato Renzi-Gentiloni la missione è riuscita perfettamente.

L’avvicendamento tra il ministro Ncd Angelino Alfano (passato agli Esteri) e Marco Minnini alla guida dell’Interno ha «trasformato» il Viminale in una succursale del Nazareno.

Incarichi e deleghe sono state affidate agli uomini di Renzi che, dalla sua Firenze, controlla i dossier più delicati che riguardano la sicurezza degli italiani.

Se il ministro dello Sport Luca Lotti, braccio destro dell’ex premier, ha dovuto rinunciare alla delega dei Servizi Segreti, il piano del segretario Pd per «monopolizzare» l’intelligence è andato in porto grazie all’avallo di Gentiloni.

Al vertice dell’Interno è stato piazzato Marco Minniti, esponente di spicco del Pd, un passato nella corrente dalemiana, oggi fedelissimo dell’ex sindaco di Firenze. Renzi quando sedeva a Palazzo Chigi aveva voluto Minniti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio affidandogli la pesante delega dei Servizi Segreti: delega, oggi, nelle mani del presidente del Consiglio Pd Gentiloni.

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Dal Nazareno arriva l’intera squadra del ministro dell’Interno: il numero due del Viminale è Filippo Bubbico, senatore con in tasca la tessera dei democratici, vicino all’area dell’europarlamentare lucano Gianni Pittella.

E sempre dal partito democratico arrivano gli altri due sottosegretari: Gianpiero Bocci, deputato del Pd e Domenico Manzione, magistrato voluto al Viminale dall’ex presidente del Consiglio Renzi. Un monopolio in un apparto strategico dello Stato italiano.

Il Pd visiona e indirizza i dossier più caldi della sicurezza: dall’immigrazione al terrorismo.

Dall’ordine pubblico al controllo alle consultazioni elettorali. Nelle mani degli uomini di Renzi passa l’attività dei prefetti nelle città italiane. Senza calcolare il peso della delega ai servizi segreti gestita in prima persona da un capo del governo di fede democratica come Gentiloni che consente di accedere a informazioni riservate su indagini e operazioni.

Un corto circuito istituzionale che presidente del Consiglio aveva tentato di bloccare, ipotizzando un trasloco di Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa in quota Ncd, all’Interno.

Un tentativo per controbilanciare il potere del Pd al Viminale: operazione fallita per le resistenze dei renziani che non hanno voluto rinunciare al ruolo di Grande Fratello degli italiani.

Fonte: qui

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