Con queste tresche di George Soros è capace che ci scappa un altro attentato alla John Kennedy, vatti a fidare di questi lerci loschi speculatori finanziari e fautori di una nuova era politica.

SOROS IL MASSONE NON MOLLA: VA ALLA GUERRA CONTRO TRUMP. LA VOLONTA’ POPOLARE A QUESTA FECCIA NON FREGA NULLA: ECCO LE MOSSE DEL BURATTINAIO DELLA CLINTON

George Soros sta preparando la sua dura battaglia contro il neo-presidente Donald Trump. Dopo aver fomentato e finanziato, attraverso le associazioni a lui vicine ,le proteste di questi giorni nelle principali città statunitensi contro il tycoon, lo speculatore finanziario presidente della Open Society Foundations e della Soros Fund Management, ha radunato altri ricchissimi finanziatori della campagna elettorale della sconfitta Hillary Clinton in un incontro di tre giorni a porte chiuse che si sta tenendo in queste ore a Washington. A darne notizia è il sito d’informazione statunitense Politico,  entrato in possesso dell’ordine del giorno dell’incontro e della lista degli ospiti.

La convention, che ha preso il via domenica sera presso il lussuoso Hotel Mandarin Oriental, è patrocinata da Democracy Alliance, club dei finanziatori legato al partito democratico che conta più di 110 donatori, tra cui proprio Soros. All’incontro vi partecipano molti beniamini e personalità di spicco della sinistra statunitense, dalla senatrice Elizabeth Warren alla ex speaker della Camera Nancy Pelosi.

Si tratta del primo incontro istituzionale dei democratici e progressisti statunitensi dopo la vittoria di Donald Trump. Secondo la documentazione di cui è entrato in possesso Politico, durante queste tre giornate a porte chiuse si preparerà il piano strategico per le prossime elezioni e tutte le azioni necessarie atte a contrastare il piano del presidente Trump dei primi 100 giorni, che l’ordine del giorno dell’evento definisce “un attacco terribile ai risultati ottenuti dal Presidente Obama – e alla nostra visione progressista di una nazione equa e giusta”.

In questa sede si discute inoltre anche dell’approccio di Democracy Alliance, che ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi anni nel plasmare le istituzioni della sinistra americana e nel finanziare numerose organizzazioni vicine ai Clinton. Molte delle battaglie portate avanti da Democracy Alliance si sono rivelate tuttavia infruttuose, come, ad esempio, la lotta al cambiamento climatico o contro i costi della politica; temi che non hanno attecchito più di tanto presso l’elettorato statunitense, convinto altresì dalle ricette di Donald Trump su economia, politica estera e lotta all’immigrazione clandestina. Il club è stato fondato dopo le elezioni del 2004 da Soros, dal magnate delle assicurazioni Peter Lewis e da un’altra manciata di finanziatori della campagna elettorale dell’allora candidato John Kerry: obiettivo primario era quello di finanziare alcuni gruppi e think tank vicini agli ambienti democratici.

Il Democracy Alliance – che oggi conta più di 100 finanziatori e comprende giganti della finanza come Soros, Tom Steyer e Donald Sussman, così come i principali sindacati – impone ai propri membri di contribuire con una donazione annua di almeno 200 mila dollari da destinare ai gruppi e alle fondazioni da sostenere. Gli affiliati pagano inoltre quote annuali di 30 mila dollari per stipendiare il personale del club e rimborsare le spese di queste convention, che si svolgono sempre in location esclusive e di lusso come l’Hotel Mandarin Oriental di Washington, sede della riunione iniziata ieri sera.

Questa tre giorni a porte chiuse rappresenta indubbiamente un ‘occasione importante per l’establishment democratico, chiamato a rivedere la propria strategia per contrastare i repubblicani e Donald Trump e trovare un’anima ad un partito post-Clinton e post-Obama. Qualche ragionamento lo farà sicuramente anche lo stesso George Soros, il quale ha speso la bellezza di 25 milioni di dollari per sostenere Hillary Clinton e i democratici durante l’ultima campagna elettorale. A giudicare dal ruolo dello speculatore di origine ungherese nelle manifestazioni contro il neo-presidente, pare proprio che Donald Trump abbia dinanzi un avversario temibile e pronto a tutto pur di metterlo in difficoltà. Perché dopo le proteste di questi giorni contro Trump c’è già chi parla di “rivoluzione colorata”: forse è un’esagerazione, ma da Soros è lecito attendersi di tutto.

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