Consulenze lievitate, indennità a funzionari malati, spese irrefrenabili per i parlamentari ed i loro staff tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo: ecco tutti gli sprechi dell’UE

Parecchi decenni fa uno slogan per farti arruolare in Marina recitava: Vieni in Marina e girerai il Mondo. Lo si potrebbe adattare a tutti i politici eletti nell’EU: Fatti eleggere deputano europeo e girerai il Mondo…a spese del povero contribuente che ancora crede in questa istituzione zoppa e malata di cancro.

C’era una volta l’Europa, e poi la Troika (dal russo, terzina), cioè Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, cioè la CE, la BCE e il FMI, l’Europa delle banche e dell’alta finanza. Si scambiano “favori” tra di loro forse per cementare i loro affari. Quelli che vogliono uscire dall’Europa forse si sottrarrebbero alla speculazione internazionale dei mercati e paradossalmente alla lunga sarebbero più ricchi, non dovendo più dare il “pizzo” a nessuno.

Consulenze lievitate, indennità a funzionari malati, spese irrefrenabili per i parlamentari ed i loro staff tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo: ecco tutti gli sprechi dell’UE

Tre sedi al posto di una. I costi dell’Unione Europea elencati nel libro di Roberto Ippolito (Chiarelettere) sono una litania di assist per gli euroscettici, facilmente sfruttabile dalla propaganda pro Brexit. Ma chi si trova all’interno delle istituzioni non sembra accorgersi che la reputazione della Ue dipende (e molto) da una corretta razionalizzazione dei costi

di Eleonora Bianchini per il fatto quotidiano.

Dalle autostrade deserte alle consulenze gonfiate. Nel libro di Roberto Ippolito l’elenco dei fondi dispersi dalle istituzioni Ue. La Corte dei Conti le richiama, ma nulla cambia. E il bilancio dell’Unione Europea chiude nel 2014 con un deficit che oltrepassa (e di molto) il tetto imposto ai Paesi membri. L’autore: “Per ora di Brexit ce n’è stata una sola. Ma l’effetto imitazione esiste”

Milioni, anzi, miliardi di sprechi. Tutti certificati dalla Corte dei Conti europea. Soldi pubblici per autostrade che rimangono deserte e corsi di formazionegonfiati. Per non parlare delle consulenze lievitate o delle speseirrefrenabiliper la spola dei parlamentari e dei loro staff tra Bruxelles, Strasburgo eLussemburgo. Tre sedi al posto di una.

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I costi dell’Unione Europea elencati nel libro “Eurosprechi” di Roberto Ippolito (Chiarelettere) sono una litania di assist per gli euroscettici, facilmente sfruttabile dalla propaganda pro Brexit. Eppure il “recupero dell’immagine dell’Unione e del consenso nei suoi confronti” passa soprattutto da un uso più “accorto e corretto del denaro degliStati membri”, ma chi si trova all’interno delle istituzioni Ue non sembra accorgersene. Perché sorge il dubbio che, forse, gli europeisti non siano davvero impegnati a “togliere pretesti all’azione disgregatrice”. Nessuna levata di scudi contro i “contributi anomali concessi all’agricoltura, i lavori non necessari negli aeroporti, il tonno del Mozambico pagato sei volte di più rispetto a quanto negoziato e sui dipendenti gratificati da un’indennità extra anche se malati”.

“È come se avessimo due ministri per il lavoro – spiega Ippolito -. In Europa c’è l’esigenza di soddisfare ogni Paese. E così ognuno ottiene qualcosa, anche se gli enti si moltiplicano”. E l’efficienza aumenta? “Ho qualche dubbio. Così non si affrontano con strumenti agili e costi sostenuti i grandi temi. L’Europa combina poco, non cammina. Le denunce sugli sprechi della Corte dei Conti cadono nel vuoto, e l’Unione ha chiuso il bilancio del 2014 con un deficit del 4,8 per cento. Un disavanzo molto superiore al tetto fissato dal trattato di Maastricht, visto che i Paesi Ue non devonooltrepassare il 3%”.

Ma la Ue va molto oltre sul fronte dei nomi e delle competenze clonate. Arriviamo alla sicurezza alimentare, dove l’Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare (Chafea) attua il programma per la salute pubblica su delega della Commissione daLussemburgo, mentre a Parma controllarla c’è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Il dubbio è che il binomio rischi “un’indigestione di risorse ingerite”.

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