Il cabaret è in crisi. I comici hanno ceduto la ribalta ai politici che fanno ridere anche se non sono divertenti. A volte la scemenza strappa il sorriso. In questi giorni strappa anche delle risate. I partiti sono tutti terrorizzati da Beppe Grillo, giustamente. Essi gli hanno spianato la strada con la propria stupidità.

A forza di combinare pasticci e di distinguersi per insipienza, sono riusciti a disgustare gli italiani al punto da indurli ad affidarsi al Movimento 5 stelle, quasi che fosse l’ultima spiaggia. Lo votano per disperazione e attribuiscono alla propria scelta eretica il valore di uno sberleffo al sistema marcio e privo di risorse ideali e anche operative.

Ecco perché i mestieranti della politica tremano. Hanno capito che gli elettori non credono più in loro e minacciano di abbandonarli per dispetto e non perché abbiano fiducia nei poveri grillini, più presuntuosi che capaci. Il Pd e Forza Italia si vergognano di rendere pubbliche le proprie intenzioni, ma lavorano per realizzarle.

Pensano addirittura di modificare la legge elettorale in senso proporzionale, cioè di tornare all’antico – da cui erano fuggiti alla morte della prima Repubblica – pur di non consegnare il potere a quelli dell’anti casta. Grazie al proporzionale infatti sarebbero in grado, a consultazioni avvenute, di inventarsi alleanze tali da costituire un blocco non tanto allo scopo di governare nell’interesse generale, quanto di opporsi al dominio della compagine grillina.

Insomma la tattica che intendono adottare i partiti tradizionali è la seguente: costruiamo uno sbarramento per vietare ai Cinque stelle di prendere in mano il pallino. Ciò che è accaduto a Roma, dove i pentastellati hanno sbaragliato chiunque, non deve accadere a livello nazionale altrimenti saranno costoro a guidare la baracca italiana, con tanti saluti al cosiddetto pluralismo democratico. Tutto quello che succederà d’ora in poi tra i politici di carriera sarà teso a colpire Grillo al fine di tenerlo lontano dalla stanza dei bottoni.

L’esito del referendum costituzionale non avrà alcuna incidenza. Quand’anche Renzi perdesse non cambierebbe molto. Perché prima di mobilitare le urne sarebbe comunque necessario approvare una legge elettorale che superi il Senato ridimensionato e si adatti a quello esistente.

La qual cosa comporterebbe mesi di stallo durante i quali si imporrebbe un esecutivo di transizione. Presieduto da chi? Mattarella potrebbe incaricare ancora Renzi qualora fosse appoggiato – come è probabile – dal Cavaliere. Il che dimostrerebbe l’inutilità della guerra tra quelli dei Sì e quelli del No. Transeat. Ma quale legge elettorale sortirebbe?

Secondo me, Pd e Forza Italia si accorderanno per far passare un bel proporzionale di tipo andreottiano, cosicché quand’anche il vincitore alle urne fosse Grillo questi sarebbe tagliato fuori da Palazzo Chigi per effetto della associazione tra renziani e berlusconiani che, insieme, avrebbero la maggioranza assoluta in Parlamento, magari col supporto di qualche leghista o similari.

E il Movimento 5 stelle rimarrebbe estraneo ai giochi. Sissignori, sinistra e centrodestra berlusconiano hanno convenienza a governare male insieme piuttosto che regalare il bastone del comando all’ex re del cabaret. Quindi coloro che votano No al plebiscito sappiano almeno che le elezioni anticipate non si svolgeranno e che Renzi e Berlusconi sono destinati a sposarsi se non vogliono andare a casa entrambi.

Fonte: Qui

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