I cittadini italiani, tra tasse e accise, pagano ancora (e non sanno neppure quanto) i danni e i costi di ricostruzione per il terremoto avvenuto oltre 30 anni fa. Ad affermarlo è Antonio Coviello, docente di Marketing Assicurativo al Suor Orsola Benincasa di Napoli e ricercatore di terzo livello presso l’IRISS, l’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo, in un intervista raccolta dalThe Post Internazionale. Il professore da tempo si batte da tempo per promuovere un sistema assicurativo atto a ripartire i costi relativi alle calamità naturali in un regime di trasparenza per tutti i cittadini.

“In Italia i danni causati da catastrofi naturali sono stati risarciti sempre tramite interventi successivi, generalmente ricorrendo a finanziamenti ad hoc – spiega il docente a TPI -. Il peso economico di questi interventi è altissimo: la stima dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e dei terremoti è variabile ma può essere stimata, dal 1944 al 2013, in circa254,3 miliardi di euro, cioè circa 3,7 miliardi di euro l’anno”.

“Il 75 per cento di questa cifra” – continua – “ossia 190 miliardi di euro (2,8 l’anno) è relativo ai soli terremoti. Una cifra enorme è relativa al periodo dal 2010 al 2012, annate caratterizzate dai danni conseguenti il terremoto de L’Aquila e da quelli del terremoto in Emilia oltre che da varie alluvioni. Dissesto idrogeologico e sismi sono costati al nostro paese oltre 21 miliardi di euro (7,3 l’anno)“.

Eppure negli altri paesi europei, e non solo, le cose vanno diversamente: “In ben altri 18 paesi, tra cui Francia, Belgio, Turchia, Giappone e Romania, da anni è stata affrontata la questione dei risarcimenti dei danni naturali con l’implementazione di un sistema assicurativo misto pubblico-privato in grado di offrire trasparenza ai propri cittadini che vengono tutelati preventivamente nel caso si verifichino calamità”.

Si tratta, semplicemente, della costituzione di un fondo, perfettamente identificabile e quantificabile, cui attingere qualora dovessero verificarsi catastrofi naturali.

La soluzione, secondo Coviello, sarebbe semplice: “L’Ania – l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici – ha calcolato che, in media, con 100, 150 euro l’anno ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamità. Oggi il cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né sul quando del risarcimento dovuto”.

Fonte: Qui

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