Ormai è diventata una “tradizione” consolidata trovare sulla stampa francese notizie e analisi su importantissime questioni che riguardano l’Italia ma che l’informazione italiana – bellamente – ignora. Così non c’è da stupirsi che il più importante quotidiano economico di Francia scriva che la Bce è sul punto di intervenire pesamente sulle banche italiane, con uno sconquasso che sarebbe a dir poco epico.

“L’impazienza comincia ad impadronirsi della Banca centrale europea sullo spinoso dossier dei crediti a rischio (Npl, “non-performing loans” in inglese) che indeboliscono le banche italiane”: lo scrive il quotidiano economico francese Les Echos commentando la richiesta – che è un ordine a tutti gli effetti –  inviata dalla Bce alla banca Carige di Genova “perche’ acceleri la cessione dei suoi crediti a rischio e riesamini il proprio piano strategico, che quindi potrebbe aver bisogno di un aumento di capitale”

“Carige – prosegue Les Echos – entro il 2019 dovra’ cedere 1,4 miliardi di euro di Npl sui 7 miliardi presenti nei suoi bilanci e la Bce vuole una risposta chiara in proposito entro il 21 gennaio 2017”. Si tratta di una somma molto importante, per una banca che è a carattere regionale e i cui crediti diventati inesigibili sono in buona parte garantiti da immobili gravati da mutui ipotecari le cui rate non sono state più pagate. Si tratta sia di privati travolti dalla crisi di questi anni che di aziende e attività commerciali e artigiane i cui titolari avevano fornito beni immobili personali o dei soci a garanzia di fidi e prestiti non più rimborsati.

Un effetto non irrilevante di questa situazione sarà – nel caso di cartolarizzazioni degli Npl di Carige – l’immissione sul mercato di migliaia di immobili in Liguria a prezzi di realizzo (del debito diventato inesigibile) così da far letteralmente crollare i valori attuali – già in continua diminuzione – del mercato immobiliare della Liguria, regione regina della “seconda casa al mare”.

“Fare di piu’ e piu’ in fretta su questo fronte e’ quanto chiede anche il Fondo monetario internazionale – scrive ancora Les Echos -: nel suo ultimo rapporto sulla stabilita’ finanziaria globale, gli economisti del Fmi hanno scritto che la diminuzione dei crediti a rischio delle banche italiane (84,6 miliardi di euro netti lo scorso agosto contro gli 87,7 miliardi di giugno) e’ ancora troppo lenta per riuscire a rafforzare il sistema bancario, nonostante gli sforzi del governo”.

“Il problema riguarda tutte le banche, piccole medie o grandi, dice il vice presidente dello studio Prometeia, Giuseppe Lusignani. Un problema – nota il corrispondente da Roma di Les Echos, Olivier Tosseri, autore di questo importante articolo – che e’ stato causato dalla lunga crisi economica-finanziaria ma anche dalle lentezze burocratiche e giudiziarie”.

“La procedura per il recupero dei crediti in Italia dura in media sette anni contro i tre negli altri grandi paesi europei – spiega Lusignani a Les Echos -. D’altro canto il fondo Atlante 2, lo strumento creato dalle banche italiane per sostenere gli istituti appesantiti dai crediti a rischio, fatica a decollare e manca di denaro liquido e di investitori”. Allarme che non è la prima volta che appare sul principale quotidiano economico finanziario di Francia, e neppure uan su quelli italiani.

“Le scarse adesioni rischiano di rendere vana la sua stessa ragion d’essere, dice Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione delle Fondazioni e delle Casse di risparmio italiane – citato da Les Echos -. Atlante non dovrebbe essere uno strumento per gestire le emergenze, quanto piuttosto contribuire a creare un vero mercato dei Npl, aggiunge Guzzetti, che e’ anche uno dei padri fondatori del fondo Atlante1”.

“In occasione della Giornata del risparmio, Guzzetti ha criticato – conclude l’articolo – la freddezza delle due grandi banche francesi fortemente presenti nella Penisola attraverso le loro controllate: Crèdit Agricole, che controlla Cariparma, e Bnp Paribas, che controlla Bnl, non hanno giocato il loro ruolo, accusa Guzzetti, paragonandone il comportamento alla società d’assicurazione tedesca Allianz, che invece si e’ comportata bene con serietà. A suo parere insomma, Atlante 2 è un ottimo strumento ma e’ stato abbandonato al proprio destino”.

E abbandonare questo ultimo e irripetibile tentativo di salvare il sistema bancario italiano dal crollo spalanca le porte unicamente al bail in, oppure alla nazionalizzazione di molte banche italiane in netto contrasto con le “direttive” della Bce e della Ue. Fatto che porta ad un’unica conseguenza: l’uscita dell’Italia dall’euro e dall’Unione europea, come già da tempo scrivono i quotidiani tedeschi, sempre nel più sonnolento silenzio dell’informazione italiana.

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