Un bel post didattico di Steve Keen sui saldi settoriali — come sono e come dovrebbero essere idealmente — con particolare riguardo alla situazione dell’eurozona. Sono argomenti già abbastanza noti per i nostri lettori, ma è un utile e chiaro ripasso.

Steve Keen – 01 luglio 2014

Il Patto Europeo di Stabilità e di Crescita si basa sul principio che la stabilità e la crescita migliorino quando il deficit pubblico viene minimizzato o eliminato. Vorrei che consideraste spassionatamente un argomento che giunge ad una conclusione differente. Potrebbe suonare come qualcosa che avete già sentito da altri ed è già stato confutato. Ma abbiate un attimo di pazienza.

Quando la si considera da un punto di vista strettamente monetario, un’economia può essere vista in termini di cinque settori fondamentali: famiglie, imprese, settore pubblico, banche, e settore estero. Nel focalizzarmi sui flussi di denaro, in questa semplice esposizione mi distanzio dalla teoria economica mainstream in quanto considero le famiglie come composte esclusivamente di lavoratori, mentre unirò le imprese e i loro proprietari in unico “settore delle imprese”, e lo stesso faccio per le banche e i loro proprietari. Inoltre considero la banca centrale come parte del settore pubblico, e ignoro i flussi di capitali e di redditi tra le nazioni.

Né le famiglie né le imprese possono produrre denaro, mentre gli altri tre settori sono potenziali fonti di denaro. Come oggi è ben noto (sebbene la cosa sia ancora contestata da economisti accademici), le banche creano denaro nel momento in cui fanno dei prestiti:

Ogni volta che una banca elargisce un prestito, simultaneamente crea un deposito di valore corrispondente nel conto corrente bancario del debitore, in tal modo creando nuovo denaro. (Relazione trimestrale 2014, primo trimestre, Banca d’Inghilterra, La creazione di denaro nell’economia moderna.)

Anche i governi possono creare denaro nel momento in cui fanno un deficit (se questo è finanziato dalla banca centrale, oppure da titoli venduti alle banche in cambio di riserve eccedenti). Il denaro può essere creato anche facendo un surplus di bilancia dei pagamenti (che in questa semplice esposizione definiremo semplicemente surplus della bilancia commerciale).

Per semplificare la mia argomentazione,  farò le seguenti ipotesi:


•   La spesa pubblica va esclusivamente alle imprese;
•   Le tasse sono pagate esclusivamente dalle imprese;
•   Solo le imprese prendono prestiti dalle banche;
•   Le banche impongono degli interessi sui prestiti, ma non pagano interessi sui depositi;
•  Solo le imprese commerciano con il settore estero, vendendo beni (esportazioni) e acquistando beni (importazioni);
•  All’inizio il settore estero è in equilibrio, pertanto esportazioni ed importazioni si equivalgono;
• All’inizio il settore pubblico è in paregio, pertanto la spesa pubblica equivale alla tassazione.

Queste assunzioni portano allo schema di flussi montari mostrato in Tabella 1.

Tabella 1: Flussi monetari di base

 
Ora presumo che l’economia cresca, e aggiungo la condizione di sostenibilità a lungo termine che sia le famiglie che le imprese abbiano un eccesso di entrate rispetto alle spese nel corso del tempo: esse devono essere in surplus. Le condizioni di sostenibilità a lungo termine perché l’economia cresca sono pertanto:

•    che i salari siano superiori ai consumi;
•    che i profitti del settore delle imprese siano superiori alle spese.

Quando queste ipotesi vengono aggiunte a quelle iniziali (che allenterò più avanti) secondo cui esportazioni e importazioni si equivalgono, e la spesa pubblica è uguale alla tassazione, ci troviamo nella situazione mostrata nella Tabella 2:

Tabella 2: Condizioni di sostenibilità e ipotesi di bilancio imposte sulla Tabella 1


Possiamo affinare ulteriormente l’analisi facendo notare che la condizione che le famiglie siano in surplus implica che il flusso in entrata nel settore delle imprese, proveniente dai consumi, sia inferiore al flusso in uscita verso le famiglie sotto forma di salari. Chiamiamo questa differenza il “gap salariale”. Possiamo ora definire una condizione che è necessaria perché il settore delle imprese possa essere in surplus:

•    I prestiti devono essere superiori alla somma di interessi, restituzione dei debiti, e gap salariale

Ciò implica che perché questa condizione sia sostenibile per il settore delle imprese, le banche devono andare in deficit: i nuovi prestiti elargiti dal settore bancario devono essere superiori alla somma di interessi e restituzione dei debiti, per una cifra più alta della differenza tra salari e consumi. Pertanto, per un’economia che cresce, i prestiti devono essere superiori alle restituzioni dei debiti per una cifra superiore alla somma di gap salariale più pagamento degli interessi (con il gap che permette al settore delle imprese di incassare profitti netti).

Questa condizione di sostenibilità aggregata è mostrata in Tabella 3: I prestiti meno le restituzioni dei debiti devono superare il gap salariale più il pagamento degli interessi, se il settore delle imprese deve essere in surplus.

Tabella 3: con le condizioni di sostenibilità imposte


Ora sorge la domanda: cosa succede se le banche non si comportano in questo modo? Cosa succede se il credito bancario netto (prestiti meno restituzione dei debiti) è inferiore a questa soglia di sostenibilità. In questo caso, la capacità del settore delle imprese di fare dei profitti scompare, e l’economia va in recessione – il risultato si generalizza alla situazione più generale in cui anche le famiglie prendono prestiti per finanziare i consumi o la speculazione.

Questa non è una situazione ipotetica, perché si tratta precisamente di ciò che ha causato la crisi economica globale. Si è trattato del più grave crollo dai tempi della Grande Depressione, perché il credito netto delle banche è caduto non solo sotto questa soglia, ma sotto lo zero in molti paesi – come gli USA tra la fine del 2009 e il 2011 (Figura 1), e la Grecia a partire dal 2011 (Figura 2).

Figura 1: Variazione del debito privato e disoccupazione negli USA dal 1990: correlazione -0.90


Figura 2: Variazione del debito privato e disoccupazione in Grecia dal 1990: correlazione -0.94

In molti paesi, pertanto, la situazione desiderabile mostrata in Tabella 3 ha lasciato il passo alla situazione indesiderabile mostrata in Tabella 4 (dove ho sostituito “prestiti meno restituzione dei debiti” con “credito netto”). Qui il settore delle imprese sta facendo deficit mentre il settore bancario sta facendo un surplus – e l’attività economica si contrae di conseguenza.

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Tabella 4: Un’economia in crisi con un comportamento non sostenibile da parte del settore bancario privato


Come dovrebbero reagire le politiche governative, di fronte a questo? Ci sono due opzioni: o fare deficit (in modo tale che le tasse meno la spesa pubblica sia un valore negativo), o un surplus. L’impatto potenziale del deficit pubblico è mostrato in Tabella 5 – con il governo che fa un deficit sufficientemente ampio, per cui il settore delle imprese può tornare a fare un surplus anche se il credito netto è tuttora negativo.

Tabella 5: Il governo fa deficit in reazione a credito netto negativo


Il caso alternativo – in cui il governo va in surplus come reazione ad un credito netto che diventa negativo – è mostrato in Tabella 6. Avendo cominciato con una situazione in cui il settore delle imprese stava già facendo deficit, il surplus di governo lo spinge verso un deficit ancora più ampio.

Tabella 6: Il governo fa surplus in reazione a credito netto negativo


Queste due alternative nelle politiche economiche hanno impatti drastici sul comportamento del settore delle imprese. Con un settore delle imprese che torna in surplus grazie ad un deficit pubblico sufficientemente ampio, è possibile che anche il credito netto ritorni positivo – perché le imprese sarebbero meno preoccupate del rischio di bancarotta e potrebbero ridurre il livello di restituzione dei debiti (e anche essere disposte a tornare a prendere prestiti). Ma un surplus del bilancio pubblico mantiene sul settore delle imprese la pressione a continuare a ridurre il livello dei debiti.

Anche stavolta non si tratta di una situazione ipotetica: essa descrive molto accuratamente la differenza tra ciò che è accaduto negli USA (dove il deficit di governo è aumentato ed è rimasto elevato durante la crisi) e l’Europa (dove l’enfasi è stata messa sull’austerità del bilancio governativo al fine di ridurre il debito pubblico). Il deficit pubblico degli USA è aumentato durante la crisi, ed è rimasto elevato fino al momento in cui il settore privato ha iniziato nuovamente ad assumere prestiti (vedi Figura 3).

Figura 3: Il deficit pubblico degli USA aumenta fino a che il rientro dal debito del settore privato termina


Al contrario, il settore privato greco ha continuato il suo rientro dal debito – perché l’austerità imposta dal Patto di Stabilità e Crescita imponeva di fare così (vedi Figura 4).

Figura 4: Il settore privato greco continua nel rientro dal debito sotto le politiche di austerità


Nel modello stilizzato ma realistico che abbiamo delineato fin qui, il solo modo in cui l’approccio del surplus governativo rappresentato in Tabella 6 può essere compatibile con un ritorno del settore privato al surplus, è se l’avanzo delle partite correnti compensa il surplus fatto sia dal settore bancario che dal governo – come in Tabella 7.

Tabella 7: Il solo modo perché il surplus di banche e governo sia compatibile con il surplus del settore delle imprese


Tuttavia ci sono due ovvi problemi in questo – un problema generale, e uno specifico dell’UE. Per prima cosa, il settore estero è necessariamente un gioco a somma zero a livello globale – la somma dei saldi con l’estero di tutti i paesi deve essere zero (a differenza del caso del settore bancario e governativo, dove i livelli globali di debito privato e pubblico possono complessivamente aumentare o diminuire). In secondo luogo, un modo fondamentale in cui un paese può generare un surplus di bilancia dei pagamenti è attraverso l’impatto a medio termine di una svalutazione. Ma i paesi dell’eurozona non possono svalutare. Così, mentre il saldo delle partite correnti in Grecia è migliorato, questo non è comunque stato sufficiente per contrastare l’impatto di un forte rientro dal debito da parte del settore privato (vedi Figura 5).

Figura 5: Un miglioramento nelle partite correnti in Grecia non ha compensato il rientro dal debito del settore privato


La grave situazione greca sotto le politiche di austerità dell’UE contrasta fortemente con la situazione attuale dell’America. Il tentativo fatto da Bruxelles di raggiungere la situazione mostrata in Tabella 7 – dove tutti i settori sono in surplus – è fallito. La somma delle variazioni nei debiti privati e pubblici più il surplus delle partite correnti è stata fortemente negativa, in Grecia, dal 2012, e certo ben al di sotto della soglia del “gap salariale più il pagamento degli interessi” identificata nel semplice modello che abbiamo delineato. Il risultato è stato che la Grecia è caduta in una Grande Depressione.

L’America, al contrario, ha mantenuto un deficit aggregato dei tre settori che generano denaro – le banche, il governo, e il settore estero – il che ha permesso che i due settori che utilizzano il denaro mantenessero i propri surplus (vedi Figura 6). Sebbene insufficiente a prevenire una grave recessione, si è impedito che la recessione diventasse una Grande Depressione.

Figura 6: Una situazione aggregata espansiva per gli USA a confronto con la grave contrazione della Grecia


Non c’è dubbio che la situazione economica globale attuale sia ben lontana da una situazione ideale: Non si sarebbe mai dovuto permettere che l’economia cadesse nella trappola del debito privato che ha causato inizialmente la crisi. Ma dal momento che questo è successo, la politica assennata da perseguire è quella mostrata in Tabella 5: il governo deve fare deficit per contrastare il surplus del settore bancario. Le politiche perseguite dall’UE, che sono mostrate in Tabella 7, sono insostenibili e hanno trasformato una crisi pesante in una Grande Depressione. Devono pertanto essere abbandonate per fare in modo che il deficit pubblico contrasti ed infine capovolga il rientro dal debito del settore privato.

Nel lungo termine, l’obiettivo politico dovrebbe essere quello di raggiungere la situazione mostrata in Tabella 8: Sia il settore bancario che il governo sono in deficit, mentre famiglie e imprese sono in surplus, e il settore estero dovrebbe rimanere in pareggio.

Tabella 8: La condizione desiderabile di deficit e surplus


Questa situazione ideale è remota per quasi tutti i paesi del mondo. Ma l’UE dovrebbe fare la prima mossa, e realizzare una spesa a deficit da parte dei suoi governi, così che nel sud dell’Europa il rientro dal debito del settore privato possa terminare, e si possa finalmente uscire dalla Grande Depressione determinata dalle sue politiche.
Fonte: http://vocidallestero.blogspot.it/
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