L’epidemia di colera esplosa a Juba, e costata la vita a 23 persone mentre altre 670 sono state ricoverate, rischia ora di colpire un altro migliaio di persone nel Sud Sudan, martoriato da un conflitto esploso il 15 dicembre scorso tra le forze del presidente Salva Kiir e i ribelli fedeli all’ex vice presidente Riek Machar.

A lanciare l’allarme sono le autorita’ sanitarie dopo che esami di laboratorio hanno confermato che almeno una persone che vive nel campo profughi di Juba è stato infettato. Il rischio, ora, è che il colera si diffonda rapidamente. Come ha spiegato il ministro della Sanita’ sudsudanese Riek Gai Kok, l’epidemia di colera è esplosa circa due settimane fa e ”il governo fara’ il possibile per contenere la malattia” che nel Paese non si verificava dal 2009. L’evento non era inaspettato. L’Oms aveva avvertito fi ”problemi sanitari” legati come ”sempre ai movimenti della popolazione”. In Sud Sudan, secondo dati Onu, oltre un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa del conflitto in corso da cinque mesi e mezzo.

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Ora le Nazioni Unite e l’Unicef sono scese in campo per cercare di contenere la diffusione dell’infezione, lanciando anche avvertimenti via radio alla popolazione chiedendo di bollire l’acqua per almeno dieci minuti prima di berla o usarla per cucinare e di lavarsi le mani con frequenza. Inoltre Medici senza Frontiere hanno aperto la scorsa settimana una clinica a Juba e stanno pensando ad altre strutture nelle prossime settimane. AKI

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