“Una volta, con la lira, l’Italia aveva in mano uno strumento monetario, quello delle svalutazioni competitive, che la Germania temeva. L’euro è stato utile a Berlino, che negli anni prima della crisi ha ridotto il costo del lavoro facendo così una manovra chiaramente deflattiva”.

Ad affermarlo, in un intervento al Festival dell’economia di Trento, è stato Luigi Zingales, economista della University of Chicago Booth School of Business. Tra i timori di Zingales, “il primo – ha detto – è che l’Italia finisca come l’Argentina, con uno Stato ancora più corrotto e intrusivo, che mente persino sui dati del PIL e dell’inflazione. Il secondo è che l’unificazione europea continui a procedere sul binario di quella italiana, ossia un’unificazione fatta da pochi idealisti e un po’ di gente cinica”.

“L’euro è una moneta senza eroi e senza Stato”. ha aggiunto Zingales, presentando in questa occasione anche il suo nuovo libro ‘Europa o no’ (Rizzoli), insieme agli economisti Paolo Manasse e Filippo Taddei.

“Dicono – ha proseguito Zingales – che qualche volta nel libro strizzo un po’ l’occhio ai no-euro. La verità è un’altra: oggi non c’è alcun dibattito sui costi e i benefici della moneta unica e questo rafforza i ciarlatani, gli unici a occuparsi della questione”.

Mostrando una banconota da 5 dollari, poi una da 5 euro, Zingales ha osservato: “Sulla banconota da 5 dollari c’è un monumento a Washington e il volto di un presidente, su quella da 5 euro ci sono disegnate strutture architettoniche che non esistono. Il punto, a parere di Zingales, è che “i padri fondatori dell’euro prima hanno creato la moneta, poi hanno demandato a una crisi, quella che si è verificata in questi anni, la nascita di istituzioni a sostegno di questa moneta”.

E’ necessaria, per Zingales, “una qualche forma di unione fiscale, se si vuole tenere in piedi l’euro, altrimenti si prenda atto che manca questa volontà e, come in una coppia che litiga e non riesce più ad andare d’accordo, si arrivi a un divorzio”.

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Benvenuto, Professor Zingales, tra noi.

max parisi – www.ilnord.it

Nota biografica sulle opere di Luigi Zingales (Wikipedia)

Nel 2012 esce in Italia “Manifesto Capitalista. Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”, saggio all’interno del quale Zingales affronta la crisi economica sotto la prospettiva della collettività, ponendo dunque l’accento su questioni come meritocrazia, clientelismo e degenerazione del libero mercato. Egli afferma sostanzialmente che chi aveva creduto che libertà e uguaglianza fossero raggiungibili grazie al libero mercato si sia ritrovato deluso e ancor più truffato da un capitalismo che ha causato un incubo di ingiustizia e povertà, dovuto in primis dalla mancanza di un sistema anti-trust adeguato e di un clientelismo diffuso. La soluzione non sta nella ricerca di un populismo che rifiuti i meccanismi economici perché altrimenti si rischierebbe di perdere ciò che rimane di quello che viene definito da Zingales come “il migliore dei sistemi possibili, che, pur con tutti i suoi difetti, offre sempre il maggior numero di opportunità al maggior numero di persone”. La soluzione sta proprio nella difesa del libero mercato, purché sia ripulito dalle lobby, dai monopoli e dalla corruzione che ne hanno causato la sua degenerazione; bisogna premiare il merito, favorire la concorrenza, eliminare i privilegi e sostenere l’istruzione. In conclusione, dunque, il “Manifesto Capitalista” non si pone altro fine se non quello di proporre un attento programma per rifondare il capitalismo, per renderlo più giusto, più umano ed efficiente, tutti elementi che fanno ovviamente capo al libero mercato.

Luigi Zingales in un saggio dal titolo Europa o no uscito in aprile 2014 per l’editore Rizzoli, criticando fortemente l’attuale conduzione della Zona euro, ha auspicato che nel mondo politico e intellettuale italiano si consideri più seriamente l’opportunità o meno dell’adesione all’euro, affermando, tra l’altro, che l’Eurozona deve riformarsi nel volgere di 18-24 mesi, altrimenti, a suo giudizio, i costi di rimanere cominceranno a eccedere i benefici e l’uscita diventerà il male minore.

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