“La situazione di alcuni Stati, come l’Italia – scrive l’economista Roger Bootle, presidente esecutivo di Capital Economics, sul quotidiano britannico The Telegraph – esemplifica bene i problemi dell’Unione Europea. Il fallimento economico del paese, con il default, sarebbe molto piu’ pericoloso di quello della Grecia: si tratta dell’ottava potenza del mondo, con una presenza in importanti settori industriali”.

Queste esatte parole campeggiano oggi in prima pagina sul quotidiano britannico, che senza mezzi termini mette in grande evidenza la bancarotta dell’Italia, dandola come un evento non solo possibile, ma probabile.

“Dal lancio dell’euro, nel 1999 – prosegue l’articolo –  il prodotto interno lordo dell’Italia e’ cresciuto complessivamente del tre per cento, che è un dato umiliante. Nello stesso periodo, per fare un confronto, quello spagnolo e’ aumentato del 30 per cento e quello statunitense del 35 per cento (con eleganza, l’economista evita di citare la crescita del Pil britannico negli ultimi 16 anni, ma basti dire che dal gennaio del 2015 è cresciuto fino ad oggi di oltre il 5%)”.

“La modesta performance dell’Italia – continua l’economista – comporta varie conseguenze. La più grave delle quali è la disoccupazione nel paese: il tasso nazionale italiano di disoccupazione e’ dell’undici per cento ma al Sud si arriva al venti e tra i giovani al 35”. Ed è interessante osservare come il Jobs Act non venga neppure preso in considerazione, data la sua totale inefficacia.

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Ma l’economista Roger Bootle non si ferma alla disoccupazione per tratteggiare il quadro di un’Italia avviata al default: “Il debito pubblico italiano è al 130 per cento del Pil. I prestiti non performanti delle banche sono il 17 per cento, contro il due per cento della Germania e il quattro della Francia. Le cause hanno principalmente radici interne, in un sistema politico che sembra incapace di attuare riforme radicali, ma  la ragione principale è un’altra: l’adozione della moneta unica e’ stata un disastro per un paese non competitivo che ha perso la possibilita’ di svalutare la propria moneta”.

Parole chiare e nette, analisi centrata al cento per cento e come sempre ignorata in Italia.

Infine, la conclusione di Bootle sulla prima pagina del Telegraph, uno dei più autorevoli e seguiti quotidiani britannici: La combinazione tra le pratiche italiane e i valori tedeschi è stata devastante per l’Italia. Il caso italiano dimostra anche che vari presunti fattori di miglioramento delle performance economiche offerti dall’Ue non sono poi cosi’ rilevanti. L’Italia fa parte del mercato unico, siede al tavolo delle decisioni, non ha barriere doganali e tariffe, ha alcune compagnie di successo ed e’ stata a lungo tra i paesi piu’ euroentusiasti. Ora, pero’, la situazione sta cambiando profondamente, la crisi la sta avviando al fallimento e l’euroscetticismo e’ in crescita. Lasciare l’euro a questo punto arrivata, per l’Italia sarebbe la salvezza e sarebbe un buon inizio di rinascita” conclude Bootle.

Micidiale. E come sempre, del tutto ignorato dalla stampa italiana a senso unico a sinistra.

Fonte: Il Nord

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