Peter Lilley, membro del gabinetto britannico tra il 1990 e il 1997, descrive sul Telegraph cosa aspetta i ministeri inglesi dopo la Brexit. Mentre alla vigilia del trattato di Maastricht i ministri faticavano a indicare anche un solo vantaggio derivante dai trattati, non è difficile immaginare le opportunità che si aprono davanti a un Regno Unito con più margini di manovra. In breve, il Governo Britannico potrà finalmente attuare politiche commerciali, migratorie, energetiche, … sulla base delle proprie esigenze, senza dover essere condizionato dai vincoli provenienti da Bruxelles. Dove, si sa, a vincere è sempre e solo il più forte.

Di Peter Lilley, 31 agosto 2016

Theresa May ha chiesto ai suoi Ministri un incontro per raccogliere le idee su come i vari ministeri possono reagire alla Brexit.

Più di 20 anni fa si tenne una simile riunione di gabinetto per pianificare i negoziati sul trattato di Maastricht. John Major chiese a ciascuno di noi di distinguere le conseguenze sui nostri dipartimenti tra “desiderabili”, “indesiderabili ma tollerabili” o “inaccettabili”. Nessun ministro – nemmeno i più europeisti – identificarono alcun punto come “desiderabile”.

Maastricht e i successivi trattati UE ci hanno legato le mani. Al contrario, la Brexit dovrebbe creare nuove “desiderabili” opportunità per molti ministeri.

Il nuovo Ministero del Commercio avrà molto da fare riguardo gli accordi di libero scambio. Per 43 anni il commercio è stato di ‘competenza esclusiva ‘ dell’Unione Europea. Durante il referendum ci hanno detto che nessuno avrebbe voluto fare accordi con noi. Ma i Paesi si stanno già mettendo in fila per farli.

Gli accordi più interessanti sono quelli con le economie emergenti che crescono rapidamente e che hanno alti dazi. Finché rimaniamo nell’UE, non c’è alcuna possibilità di accordo con i due principali paesi – l’India ha rinunciato ai colloqui con l’UE per frustrazione perché i 28 Stati membri chiedevano ciascuno le proprie esclusioni e la Cina non accetterà le condizioni politiche dell’UE nelle trattative. Ma la Cina ha un accordo con la Svizzera e l’India ne sta negoziando uno. Entrambi gradirebbero averne uno anche con noi. Le discussioni sugli accordi che coinvolgono 28 paesi non finiscono mai, ma gli accordi commerciali bilaterali in genere richiedono meno di due anni. E di sicuro riguardano settori cruciali per l’economia britannica come i servizi, che non sono contemplati da molti accordi UE.

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Anche il Ministero per lo sviluppo internazionale può considerare il commercio come un potente driver. L’UE ha le tariffe più alte per i prodotti agricoli e quelli ad alto contenuto di manodopera che i paesi in via di sviluppo sono in grado di esportare meglio. Anche nei settori deve l’UE offre libero accesso ai paesi meno sviluppati, le sue norme onerose hanno fatto in modo che questi accordi fossero meno efficaci nello stimolare il commercio rispetto all’ Africa Growth and Opportunity Act americano. Potremmo diventare un esempio, combinando le migliori politiche di UE, USA e Canada per aiutare i paesi ad uscire dalla povertà attraverso il commercio.

Ogni settimana di ritardo sulla Brexit costa al contribuente britannico quasi 200 milioni di sterline in quote associative. Pertanto il Ministero del Tesoro e quello della Salute (che sarà il primo a beneficiare di un aumento della spesa pubblica) dovrebbero spingere per una rapida uscita.

Anche se saremo ancora in grado di reclutare infermieri dall’UE se lo desideriamo, il Brexit dovrebbe essere uno stimolo perché il Servizio Sanitario Nazionale e le nostre università migliorino la formazione. Attualmente dobbiamo allontanare tre quarti dei britannici che richiedono corsi professionali per infermieri.

Il nuovo Ministero degli Affari, Energia e Strategia Industriale vorrà incorporare tutte le legislazioni e le normative UE nella legge del Regno Unito per dare certezze alle aziende, per poi tagliarle, modificarle e sostituire gli elementi inutilmente gravosi. Supponendo che il Regno Unito mantenga l’impegno del Climate Change Act per ridurre le emissioni dell’80%, sarà in grado di ridurne il costo rimuovendo gli obiettivi UE sulle energie rinnovabili.

Il Ministero degli Interni deve rassicurare i residenti UE che potranno rimanere qui, prima di estendere ai cittadini dell’UE che arrivano d’ora in poi gli stessi limiti che si applicano ai cittadini degli altri paesi amici, al fine di evitare un afflusso da “ultima chiamata” dei cittadini dell’UE. Il Ministero dell’urbanistica dovrebbe accogliere con favore questa restrizione poiché la nostra carenza edilizia, alimentata dall’immigrazione, è alla base di molti problemi sociali. Questa non deve essere una scusa per costruire meno case, ma ci da la possibilità di metterci al passo con l’aumento della domanda di abitazioni.

L’istruzione è una delle principali industria da esportazione. Essa viene compromessa dall’applicazione arbitraria di controlli sull’immigrazione incentrata sugli studenti extracomunitari. All’indomani della Brexit la pressione potrebbe calare. Inoltre, noi forniamo l’equivalente di nove università per gli studenti europei, finanziate da prestiti UK che raramente vengono rimborsati. Dovremmo cercare un accordo dove i governi europei sottoscrivono e raccolgono questi prestiti e noi paghiamo per gli studenti del Regno Unito che sono nell’UE.

Queste sono solo alcune delle opportunità che si creeranno con la Brexit.

Fortunatamente il “Progetto Paura” non è diventata una profezia che si auto-avvera, ma il “Progetto Temporeggiamo” può creare danni da incertezza e procrastinare i frutti della nostra ritrovata libertà. Quindi speriamo che i ministri spingano per accelerare la Brexit. Unirsi alla Comunità Europea è stato molto più complesso che andarsene: e ci vollero appena due anni.

Fonte: Voci dall’Estero

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