È uno scenario da giorno del giudizio. Nonostante la retorica utilizzata in queste ore da Corea del Nord e Stati Uniti, l’unica opzione per risolvere la crisi nella regione resta quella diplomatica. Bisogna discernere un tweet dalla reale posizione politica e militare.

Medesimo ragionamento per la retorica del Nord.

Ammettiamo per assurdo che la Corea del Nord in maniera preventiva o per ritorsione ad un attacco convenzionale subito riuscisse a lanciare una o più testate nucleari.

La Corea del Nord ha investito enormi risorse in una forza missilistica di proiezione mobile disseminata in profondità in tutto il paese. È praticamente certo che gli Stati Uniti, qualora dovessero decidere di attaccare preventivamente la Corea del Nord, non riuscirebbero ad azzerare le minaccia missilistica, perdendo quasi certamene Seul.

Qualora un attacco missilistico nemico fosse ritenuto imminente, si attiverebbero i protocolli Kill Chain per la distruzione chirurgica preventiva dei siti di lancio, secondo le procedure 4D: rilevare, interrompere, distruggere, e difendere.

Tuttavia, un attacco preventivo è sempre difficile da giustificare diplomaticamente, considerando che pochi secondi dopo scoppierebbe una guerra dalle conseguenze inimmaginabili.

Tale scenario si basa sui piani strategici elaborati da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. A riferimento prendiamo quindi il piano di emergenza OPLAN 5029 ed OPLAN 5027.

Le specifiche dell’OPLAN 5015, infine, sono classificate ma, dovrebbe prevedere i piani di attacco preventivi contro la Corea del Nord.

In questo scenario, tralasciamo la scarsa affidabilità degli intercettori basati in Alaska ed in California (programma da 36 miliardi di dollari) e le capacità del Pacific Missile Range (in fase di test) degli Stati Uniti. Tale wargame, infine, si basa sulla teoria e non considera alterazioni del paradigma (inevitabili) come il ruolo della Cina.

Prima fase: Testate nucleari in volo (scenario non SLBM)

Corea del Sud e Giappone, circa 180 milioni di persone e 75.000 soldati statunitensi sarebbero i principali obiettivi di un attacco nucleare del Nord.

Ad essere immediatamente attivata sarebbe la Korea Air and Missile Defense. Se la Corea del Nord lanciasse un attacco convenzionale, i danni provocati sarebbero accettabili diversamente dalle testate nucleari contro cui il margine di intercettazione, pena conseguenze inaccettabili, dovrebbe raggiungere il 100%. Grado di certezza che non sarà mai possibile raggiungere.

Il Kinetic Kill del Terminal High Altitude Area Defense o THAAD è ritenuto in grado di distruggere un missile balistico a medio e corto raggio grazie all’energia cinetica da impatto.

Lockheed Martin, conferma un raggio di azione di 200 km ad un’altitudine operativa di 150 km ed una velocità massima di Mach 8.24.

I sistemi THAAD chiudono il cerchio difensivo a protezione dello strato esterno della Corea del Sud, integrandosi ai sistemi Aegis e Patriot.

Il suo raggio di intercettazione è di 120°: un sottomarino, concettualmente, potrebbe lanciare il suo carico da qualsiasi direzione.

Una batteria THAAD si compone di sei lanciatori montati su camion per 48 intercettori, otto per ogni lanciatore, una unità di controllo del tiro e della comunicazione ed un radar AN / TPY-2.

Il sistema migliora sostanzialmente la capacità di difesa contro un attacco missilistico della Corea del Nord, poiché quando incorporato in un’architettura di difesa, il THAAD incrementa la possibilità di intercettare i vettori in entrata, sebbene non rappresenti la difesa perfetta (non esiste).

Per ammorbidire la posizione della Cina, il radar in banda X è posto in modalità di intercettazione terminale. Il THAAD è concepito per intercettare una manciata di missili in arrivo, non per contrastarne centinaia in fase terminale. Nessuno sistema missilistico di difesa assicura una schermatura completa.

Nove cacciatorpediniere in turnazione sono sempre in pattugliamento al largo della Corea del Sud.

La schermatura difensiva del Giappone è ritenuta più efficace di quella della Corea del Sud ed integrata nella rete statunitense.

La maggior parte dei sistemi missilistici di difesa non sono mai stati testati in condizioni reali. Sono asset concepiti per ridurre la percentuale dei missili in entrata e per garantire la rappresaglia.

La rappresaglia

Prendiamo a riferimento l’OPLAN 8010-12, testo di riferimento strategico dove si rileva la “necessità di una volontà politica americana nell’impiegare le forze strategiche qualora la deterrenza fallisse”.

Le soglie di tolleranza sono delineate, ma nell’OPLAN 8010 si rileva testualmente che “il presidente può ordinare a Stratcom di rispondere ad un atto ostile o ad una minaccia imminente”. Non vi è un vincolo sul potenziale uso del nucleare. OPLAN 8010 è un piano strategico che incorpora diversi elementi del potere nazionale per esercitare pressione ed ottenere effetti strategici contro avversari specifici.

Qualora le testate della Corea del Nord venissero immediatamente intercettate, la risposta militare degli Stati Uniti sarebbe senza dubbio decisa, ma di natura convenzionale. Il punto è che una volta in volo, nessuno conoscerebbe il loro carico utile interno prima della loro detonazione.

Da valutare anche il bersaglio prescelto, le potenziali vittime ed il numero di vettori lanciati. Queste alcune delle infinite variabili da considerare.

Ciò significa che il comandante in capo, il Presidente degli Stati Uniti, dovrà decidere in pochi minuti un immediato grado di risposta.

In sintesi: Trump potrebbe ordinare una rappresaglia nucleare, mentre le le testate del Nord sono in volo. Sarebbe una decisone politica che richiede compostezza, giudizio, moderazione, abilità diplomatica e percezione delle tecnologia in possesso delle fazioni da colpire.

Consentendo un’alterazione del paradigma, gli Stati Uniti potrebbero anche decidere di attendere l’efficacia e la natura dell’attacco del Nord prima di ordinare una rappresaglia di qualche tipo.

Se di natura convenzionale, lo scontro vedrebbe Stati Uniti e Corea del Sud piegare la Corea del Nord nel breve termine con una ragionevole certezza di perdere Seul.

A riferimento prendiamo il Korea Massive Punishment and Retaliation, piano strategico di attacco della Corea del Sud per annientare Pyongyang con forze missilistiche, sbarramento di artiglieria ed invasione terrestre. Le perdite sarebbero elevatissime da entrambi gli schieramenti.

Se la Corea del Nord lanciasse un attacco nucleare, per i motivi spiegati in precedenza, gli Stati Uniti non avrebbero altra scelta che attivare la linea Trident II. Teoria, valutazioni e supposizioni. Innescata la guerra, ogni decisione politica e miliare diverrà più complicata.

La risposta proporzionale

E’ un concetto strategico. “Valutata la minaccia, una proporzionale risposta, ma in grado di arrestare il potere decisionale e militare di un nemico”. Tuttavia, una risposta proporzionale, una volta autorizzato il lancio di testate nucleari, non esiste. E’ un principio che dovrebbe guidare la valutazione immediata in uno scenario di guerra.

Per ridurre il tempo di volo dalla linea di fuoco fissa dei Minuteman in patria, Donald Trump autorizzerebbe il lancio da uno dei sottomarini strategici classe Ohio sempre in navigazione. Secondo il concetto della ridondanza Usa, da quattro a sei Ohio sono sempre in mare a copertura di potenziali obiettivi.

Il concetto della proporzionalità si applica per la scelta delle testate da impiegare. Approssimativamente, i sottomarini balistici trasportano 890 testate.

La linea morbida di attacco è formata da 506 testate W76/Mk4A da 100 kt. La linea pesante da attacco è format da 384 testate pesanti W88 / MK5 da 455 kt.

E’ un grado distruttivo inimmaginabile. L’ordigno che colpì Hiroshima aveva una resa esplosiva di 15 kt.

Il tempo necessario per lanciare un attacco nucleare è stimato in otto / dodici minuti. Esistono protocolli specifici per diversi scenari termonucleari, ma nessuno sa con certezza cosa accadrebbe se una guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord si concretizzasse.

Fonte: qui

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