I Signori della globalizzazione e i loro mostri. TTIP, TiSA e adesso CETA. Trappole diaboliche. Strumenti di un complotto internazionale in piena regola. Ma, si sa, appena si sfiora la parola “complotto”, si viene relegati nell’angolo dei cretini di turno. I complottisti. Certo. È un’etichetta comoda per chi, passo dopo passo, sta rendendo schiavo il pianeta. Il complotto, dice l’establishment, non esiste. Anzi, finché ci sono i poveri complottisti che gridano all’allarme, c’è sempre spazio per qualche alzata di spalle arrogante, per qualche risatina in più.

Nel frattempo i Signori del saccheggio internazionale, quello davvero senza limiti, si fregano le mani compiaciuti e continuano la loro opera. Non disdegnano nemmeno le guerre. Perché, anche a prescindere dai lauti affari derivati dalla vendita di armi in grande stile, mentre la popolazione è occupata a seguire le notizie delle catastrofi umanitarie nella striscia di Gaza, in Siria o in Iraq, loro ne approfittano per stipulare accordi iniqui in tutta segretezza.

E se le stragi ancora non bastassero a distrarre l’umanità, ricorrono all’ultima arma vecchia come il mondo, quella sempre efficace del rincoglionimento di massa. Panem et circenses. Gli antichi Romani lo sapevano bene. Basta mandare in onda qualche isola dei più o meno famosi, per tenere milioni di persone incatenate alla tv. Milioni? Miliardi, come quelli che intascano i Signori del saccheggio mentre firmano i loro trattati e le convenzioni, rinchiusi in tacite stanze di difficile accesso. Là, dove si spartiscono il mondo.

Intanto, per noi tutti comuni mortali, la minaccia del TTIP incalza. Nonostante le proteste diffuse e pur se messo per il momento sotto ghiaccio, l’accordo del “Transatlantic Trade International Patnership” è ancora lì, un demone in fondo al corridoio buio che attende il suo momento. Tanto più che i predoni ne hanno pensata un’altra per riuscire a imporcelo. Si sono detti: se non possiamo entrare subito dalla porta principale, non fa nulla. Entriamo più tardi, dal retro. Con il CETA. Che cos’è il CETA?

Che significa CETA

Significa “Comprehensive Economic and Trade Agreement“ . Un altro accordo di libero scambio. E abbiamo imparato che, non appena sentiamo questo termine libero scambio, dobbiamo metterci all’erta. Perché il libero scambio è il campo da gioco preferito dei predoni. La tematica del CETA è dibattuta ormai da diversi anni, l’accordo è stato stipulato nell’ottobre 2013 dal Governo canadese e dalla Commissione Europea.

Il Parlamento e il Consiglio europeo, invece, non ci hanno ancora apposto la firma. A tale scopo si lavora alacremente. A porte chiuse. Un round delle trattative CETA si è appena concluso il 5 agosto 2014. Il prossimo avrà luogo dal 17 al 21 settembre a Ottawa e poi dal 15 al 26 ottobre in Bruxelles, mentre la chiusura dell’accordo si profila per la fine di quest’anno, e nel 2016 la convenzione potrebbe entrare in vigore.
Dobbiamo assolutamente fermare il TTIP’: la distruzione dell’agroalimentare italiano e non solo
Ed ecco che… sorpresa! Anche il contenuto di questo accordo, che conta circa 1500 pagine, è segreto. Come quello del TTIP. Ma guarda un po’. Tutti i temi più importanti che riguardano la nostra vita, vengono decisi da pochi e a nostra insaputa. I governi cosiddetti democratici non si prendono la briga di chiedere il nostro parere e nemmeno di informarci. Ci mettono di fronte al fatto compiuto. Prendere o lasciare. Mangiare la minestra o saltare dalla finestra.

Sorge spontanea la domanda: ma viviamo davvero nella democrazia? Mi pare che a questo punto, anche considerando la situazione economica e sociale dell’Occidente che sta scavando un abisso sempre più profondo tra un esiguo numero di sproporzionatamente ricchi e un’enorme massa di poveri privi di qualsiasi diritto, si debba piuttosto parlare di oligarchia: il governo di pochi. Pochi plurimiliardari senza scrupoli.

I Signori della globalizzazione e i loro mostri: CETA. Canada e Unione Europea, partner del CETA.

La tattica è sempre la stessa. Non appena il mostro si delinea all’orizzonte, quando trapela qualcosa sulle loro trattative segrete ( di solito sempre grazie a Wikileaks), ecco che giunge una voce ufficiale pronta a tranquillizzare la gente: nulla di strano e tantomeno pericoloso, il CETA confermerebbe semplicemente l’abolizione delle dogane, l’accesso di imprese europee al mercato canadese con bandi e appalti in loco, e la salvaguardia della proprietà intellettuale nonché delle denominazioni di provenienza dei prodotti agricoli.

Questa la risposta ufficiale. In realtà si tratta di un’altra trappola che ha un solo scopo: mettere in atto il programma del TTIP. Se quest’ultimo, infatti, è stato soggetto a pesanti critiche e proteste in diverse nazioni che ne hanno bloccato l’entrata in vigore, invece il CETA è riuscito a sfuggire a qualsiasi controllo. Pochi ne hanno sentito parlare: sparute proteste, trattative in corso. Sarà quindi l’accettazione del CETA a farci accettare automaticamente anche il TTIP.

Il CETA è un’ulteriore arma segreta che ha il compito di preparare il terreno al TTIP. I Signori del saccheggio non mollano mai la loro preda e la lotta va avanti. Ciò significa che le nostre leggi e regolamentazioni contro le tecnologie OGM di Monsanto, l’inquinamento dell’ambiente, la tecnica del fracking, la privatizzazione dell’acqua e delle istituzioni educative, culturali e sanitarie, l’eventuale diminuzione degli stipendi, e molte altre spiacevoli cose ancora, continuano ad essere in pericolo.

Infatti, qualora i regolamenti europei che riguardano l’ambiente, la sanità e gli ambiti sociali dovessero in qualche modo ostacolare gli affari delle grandi multinazionali, queste possono, per mezzo del CETA, citare in giudizio i governi europei tramite le loro filiali canadesi e il gioco è fatto.

Il pacchetto CETA contiene anch’esso un meccanismo del tipo “Investor State Dispute Settlement” (ISDS), in base al quale un tribunale segreto internazionale può infliggere ai governi delle nazioni che non rispettino l’accordo delle punizioni draconiche in pagamenti di miliardi. È ovvio che, alla fine, dovremo pagare noi, i contribuenti, tramite le tasse. Il sistema dell’ISDS sarà lo strumento più diabolico delle multinazionali, quello che ignora le leggi e calpesta le istituzioni delle nazioni democratiche. Di conseguenza è fuorilegge per sua natura e come tale non dovrebbe mai essere ammesso. Il che significa: se il CETA – o un altro di questi accordi segreti – dovesse entrare in vigore, le nazioni europee interessate sarebbero vittima di un colpo di Stato.

Dietro le sigle ci sono i mostri

Questa non è che la punta dell’iceberg, di un vero complotto di banche e multinazionali sotto l’egida degli USA, caratterizzato da attacchi paralleli sferrati alle nazioni che vanno inquadrate nel loro piano di potere. Attacchi che si basano su: spionaggio ad alto livello con relative azioni di intercettazione; liberalizzazione e privatizzazione dell’economia; organizzazione di disordini intestini tramite i servizi segreti; destituzione di governi non amici con relativa sostituzione di governanti corrotti; interventi armati con conseguente violazione dei diritti sovrani delle nazioni interessate. L’obiettivo è: divenire l’unica potenza incontrastata del pianeta.

Questa situazione non si è verificata all’improvviso, dobbiamo renderci conto che si tratta di un progetto iniziato già molto tempo fa. Le basi sono state preparate all’inizio del secolo scorso. E non ci vuole molta fantasia per capire che l’umanità è in guerra da decenni. Una guerra sottile, che non fa rumore, subdola e ineluttabile, un conflitto che sta dividendo il mondo in due fazioni: i ricchissimi e i poveri. Il miliardario Warren Buffet diceva nel corso di un’intervista del 2006:

“È in atto una guerra delle classi sociali, è vero. Ma è la mia classe, quella dei ricchi, che fa la guerra. E la stiamo vincendo noi.”

Oggi i predoni nascondono sé e le loro malefatte dietro sigle. Le sigle hanno un aspetto anonimo, inoffensivo. Un accostamento di lettere dell’alfabeto, il cui significato è noto solo a pochi interessati: TTIP, TiSA, CETA. Ma dietro queste sigle si celano dei mostri. Sono le creature degli oligarchi. Cerchiamoli, questi criminali in Rolls Royce, andiamo oltre le sigle, e troveremo altre sigle ancora: FED, IMF, WTO. Impossibile afferrarli.

Poi troveremo l’ISDA (International Swaps and Derivatives Association), fondato nel 1995 dalle maggiori banche e multinazionali e diretto da Stephen O’Connor della Morgan Stanley Bank, quella di J. P. Morgan, il compare di Rockefeller e Rothschild. Suo sostituto è Michele Fassiola, rappresentante della tedesca Deutsche Bank. L’ISDA controlla la politica finanziaria delle banche centrali mondiali… e i governi.

In seguito c’imbatteremo nell’ERT (European Round Table of Industrialist). È un’organizzazione con sede a Bruxelles, di cui fanno parte cinquanta top manager delle maggiori multinazionali europee. Con la sua rete internazionale, è l’organizzazione più influente in seno alla Comunità Europea. Progetti che riguardano costruzioni di strade, ferrovie, tunnel e autostrade nascono dall’iniziativa dell’ERT.

Allo stesso tempo l’ERT si adopra per infiltrare la democrazia, le istituzioni che dovrebbero operare per la sicurezza sociale e la tutela dell’ambiente. I governi europei sono destinati a cadere, poco a poco, nelle mani di tecnocrati e questo rientra nei piani dell’ERT.

Altre sigle? L’autore Jürgen Roth scrive:

„A Bruxelles non c’è soltanto l’European Round Table of Industrialists (ERT), ma anche il non meno potente Business Europe, dietro a cui si nascondono le lobbies delle associazioni dei datori di lavoro europei (…) L’ufficio si trova in una delle migliori zone della città, a Rond Point Schumann, dov’è la sede della Commissione Europea. (…) Quasi nessuno parla poi dell’ufficio dell’EFREuropean Financial Services Round Table. Questo è di certo il gruppo più influente di Bruxelles, soprattutto a causa del suo potere finanziario. I membri dell’EFR sono i dirigenti delle banche e delle compagnie assicurative più influenti.” (Jürgen Roth, „Der stille Putsch“, pagg. 103-110)

Sigle, sigle e ancora sigle. C’è da diventare matti. Eppure dietro queste semplici lettere dell’alfabeto sono sempre loro in agguato: le grandi banche anglosassoni, le potenti multinazionali americane e i top manager privi di scrupoli. Questi ultimi, i devoti sacerdoti del dio Denaro, talvolta perdono del tutto il senso della realtà e, come disse un giorno Lloyd Blankfein, affermano con convinzione:

“I´m doing God’s work.”

Un dio delle tenebre. Ma in un Olimpo corrotto, popolato di falsi dèi e falsi ideali, ci sarà ancora posto per l’umanità? – – FONTE

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