Donald Trump, durante una conferenza in Florida, si esprime a favore del riconoscimento della Penisola di Crimea e alla rimozione delle sanzioni contro Mosca

Le relazioni tra Stati Uniti e Russia sono ad un bivio sostanziale: è determinante sapere quale dei due candidati alle prossime presidenziali di novembre avrà la meglio per stabilire la direzione che le relazioni tra i due Paesi prenderanno.

Il polverone delle mail della Democratic National Committee “leakate” dal sistema del partito ha inasprito la lotta tra il candidato dei dem Hillary Clinton e Vladimir Putin, che da questa è stato accusato di tramare contro la sua candidatura, in quanto più favorevole ad una vittoria di Donald Trump come prossimo occupante della stanza ovale.

La posizione di Trump, a ben vedere, sembra molto più accomodante nei confronti della Federazione Russa: durante la stessa conferenza stampa in cui il magnate newyorkese ha sferrato l’ennesimo attacco contro la sua rivale a proposito dello scandalo delle mail di stato tenutasi in Florida, The Donald si è lasciato andare in una perorazione della causa russa circa la legittimazione dell’annessione della Penisola di Crimea, avvenuta il 18 marzo 2014 in seguito al referendum secondo il quale il 96,77% dei residenti dell’area avrebbero scelto di staccarsi dall’Ucraina per tornare, dopo sessant’anni, sotto la giurisdizione statale del Cremlino.

Le dichiarazioni di Trump, che in seguito alla risoluzione del nodo della Crimea si sarebbe espresso favorevole alla rimozione delle sanzioni contro la Federazione Russa, vanno a scontrarsi con quella che è la linea programmatica del Partito Repubblicano, approvata proprio durante la Convention di Cleveland, la stessa che ha visto l’ufficializzazione della candidatura di “The Donald” alla Casa Bianca. La discrepanza tra direttiva di partito e le intenzioni di Trump si trova in ambito economico, giustificandole con ragioni che lo vorrebbero portatore di notevoli interessi in Russia. I primi attacchi hackersegnalati a carico dei server della DNC, attribuiti a dei gruppi di pirati informatici russi per conto dell’intelligence di Mosca, avevano preso di mira tutte le informazioni che il Partito Democratico aveva raccolto sul conto dello sfidante più accreditato, per eventualmente indagare sugli interessi russi di Trump che il magnate ha prontamente smentito ufficialmente sul suo profilo Facebook.

Un ulteriore motivo di sospetto è fornito dalla posizione di Carter Page, il Consigliere di Trump per Russia ed Est Europa, il quale durante un incontro alla New Economic School di Mosca avrebbe mantenuto una posizione piuttosto ambigua circa la possibilità della rimozione delle sanzioni contro la Russia, sostenendo che non fosse il momento adatto per discutere la questione. Page è un ex banchiere, ha lavorato nella Federazione Russa per diversi anni e conosce bene l’ambiente economico e politico della Federazione, ed è sempre stato considerato un sostenitore del Presidente russo Vladimir Putin e critico delle posizioni occidentali contro il Cremlino e il suo principale inquilino.

Dunque parrebbe che i rapporti tra Trump e Putin siano abbastanza floridi e, sebbene il Presidente russo non si sia mai speso in dolci dichiarazioni nei confronti del candidato repubblicano, è intuibile come la sua posizione possa essere più incline verso il GOP rispetto ai democratici, vista anche la lunga amicizia tra l’ex Segretario di Stato Henry Kissinger e lo stesso Putin con il quale, lo scorso anno, ha avuto ben cinque colloqui vis-à-vis.

Il Giornale

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