Risse sui giornali, monologhi meglio dei duelli in tv, tour in tutt’Italia, guerra di sondaggi: è aggressiva e ben orchestrata la nuova strategia per il Sì al referendum adottata da Matteo Renzi e dai suoi.

La parola d’ordine è mostrare sicurezza e smontare l’idea che possa prevalere il No. «Vincerà il Sì – assicura il premier – perché nel momento in cui finalmente il dibattito non sarà più su Renzi contro resto del mondo, anche per errori miei, ma futuro dell’Italia contro vecchia guardia, tante persone sceglieranno per il referendum».

Anche «un sacco di gente di centrodestra, di Grillo, della Lega» sarebbe favorevole alla riforma, «perché molti credono che si debbano abbattere i costi della politica».

Peccato che il sondaggio dell’Istituto Ixè per Agorà (Rai3) dica invece che nelle intenzioni di voto Sì e No sono pari al 38 per cento, con elettori Pd compatti sul primo (73 per cento) e quelli M5S decisamente sul secondo.

A Renzi piace molto di più il sondaggio pubblicato con gran risalto da La Stampa, in cui Nicola Piepoli parla di un Sì sorprendentemente in rimonta, anche se poi precisa che è al 46 per cento contro il 47.

Distanza «irrisoria», ma la partecipazione si prevede di massa, 30 milioni, e per il sondaggista se i quesiti fossero spezzettati, su 8 ci sarebbe consenso e solo su 2 no.

Il premier nel suo partito sceglie come antagonista Massimo D’Alema, accusandolo di battersi contro la riforma per odio e invidia personali: non ha ottenuto la «poltroncina di consolazione», ma lui rappresenta «il passato».

Intanto Palazzo Chigi smentisce le indiscrezioni di stampa secondo cui Renzi avrebbe confidato che in caso di vittoria del No cambierebbe mestiere.

I suoi guru della comunicazione gli spiegano che ora deve lanciare segnali nel merito della riforma, slogan semplici e positivi: «Questo referendum è contro la burocrazia, non contro la democrazia», «Con il Sì hanno l’immunità 200 persone in meno», dice.

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Da La Repubblica Stefano Folli consiglia di «abbandonare i toni ansiogeni e puntare su un messaggio di maggiore credibilità». Sul Sole24Ore Franco Debenedetti spiega che «la vera posta in gioco è l’alternativa maggioritario-proporzionale» e illustra tutti i guai, anche economici, connessi con il No e il ritorno al proporzionale.

In tv Renzi seleziona trasmissioni, conduttori e ospiti, secondo un indice di gradimento. Il politologo Gianfranco Pasquino racconta su Twitter che giovedì era stato invitato a RadioAnch’io con Renzi, ma poi gli hanno detto che lui voleva andare da solo. Così ha fatto, senza dibattito.

Da giorni, poi, si parla di una fatwa del premier contro La7, con l’ordine ai renziani di boicottare i programmi della rete, perché infuriato con la trasmissione di Giovanni Floris.

Ieri, in effetti, il ministro Maria Elena Boschi ha prima cancellato il duello serale ad Otto e mezzo con Matteo Salvini, poi confermato dopo una mattinata di polemica con il leader leghista.

Dopo aver ribadito che «con il Sì si porta l’Italia nel futuro», Boschi, alludendo alla lungaggine dell’iter parlamentare, ha attaccato l’avversario affermando che «dire ai cittadini di votare no con la promessa che tra sei mesi si avrà una nuova riforma è una bugia». Più sornione il leader del Carroccio.

«In questi mesi ci diranno di tutto, anche che se vince il sì il Milan vince lo scudetto», ha detto ricordando che il no è il mezzo per «mandare a casa Renzi».

La comune fede rossonera stempera i toni. «Su questo non possiamo che essere d’accordo», conclude il ministro che ha ricevuto da Salvini un invito a San Siro.

Fonte: qui

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